30/05/2013

Nel nome di chi non può parlare. Intervista a Toni Brandi

Antonio Brandi, romano di nascita, europeo di adozione e cittadino del mondo. Ha lasciato l’Italia dal 1971 per la sua attività lavorativa iniziata nella Compagnia italiana turismo in Belgio per poi diventare direttore generale del gruppo Transalpino-Tourtraco. In seguito è stato amministratore delegato all’irlandese Usit ed infine all’Eurotrain International in Svizzera. Oggi è un Imprenditore di successo, dal 1991 abita in Repubblica Ceca, dove è presidente del Gruppo GTS Alive, gruppo internazionale presente in diversi paesi e che distribuisce la Isic (International student identity card) approvata dall’Unesco e altri servizi culturali per insegnanti e studenti.
E’ presidente della Laogai research foundation italiana, la prima affiliata europea dell’organizzazione fondata nel 1992 a Washington da Harry Wu, un attivista per i diritti umani nella Repubblica Popolare Cinese, nato a Shanghai nel 1937. Editore della rivista “Notizie Pro Vita” e del portale web “Pro Life News”, è impegnato nella difesa della vita e dei diritti dell’uomo e non senza conseguenze: ha rischiato l’arresto in Cina nel 2010, non l’ha potuto evitare in India nel 2008. Il dottor Brandi non è cattolico da sempre, ma dal 1991: «mi convertii a Londra, dopo una confessione di due ore con father Paul Morgan, un prete di 27 anni».
A quest’uomo di grande spessore, cultura ed educazione (la quale, come egli stesso sottolinea, è ‘alla base di tutto’), ho rivolto alcune domande per approfondire la conoscenza del mondo pro-life, in difesa della vita e della famiglia.
Dr. Brandi, la sua è una vita impegnata nella difesa della vita e della dignità dell’uomo. Come ha maturato le sue idee e da dove ha cominciato?

Dal 2005 sono impegnato in una campagna contro i Laogai cinesi, dove milioni e milioni di uomini, donne e bambini lavorano fino 18 ore al giorno a vantaggio economico del regime comunista cinese e di numerose multinazionali che producono o investono in Cina. Nel Paese asiatico sussiste una perfida alleanza fra il marxismo ed il liberismo. Sin dalla mia giovane età ho sempre sostenuto che il capitalismo ed il marxismo sono due facce della stessa medaglia. Riguardo alla mia battaglia pro-life, durante tutta la mia vita, anche se pagano e peccatore, ho sempre considerato l’aborto il peggiore degli omicidi, perché perpetrato contro una persona inerme ed incapace di difendersi. A maggio del 2012 ho avuto tre operazioni – al ginocchio, alla cervicale e alla spalla sinistra – che hanno causato due mesi di convalescenza a Roma. Nello stesso periodo, ci ha lasciato Chiara Corbella-Petrillo, che io conoscevo da quando era giovanissima, essendo amico del padre da 40 anni. Quando Roberto, il papà di Chiara, mi ha informato della scomparsa della figlia, il 13 giugno, che era anche il mio onomastico, ho pianto molto. Durante quei mesi, ho quindi riflettuto ed ho capito che cosa dovevo fare nella mia vita e quale era veramente il lavoro che Gesù voleva da me. Anche se continuo ad occuparmi della Laogai Research Foundation, ora la mia prima battaglia è la Vita.

Referendum sul divorzio del 1974, legge 194 del 1978 (‘Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza’). Siamo nel 2013, in Europa l’aborto è la prima causa di morte, trenta volte maggiore degli incidenti stradali; nel mondo il numero è impressionante: 44 milioni, senza contare quelli clandestini. Questi numeri sono resi noti dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’americano Guttmacher Institute (istituzione favorevole all’aborto) e pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Lancet. «Le gravidanze indesiderate avvengono ovunque – scrivono Gilda Sedgh e Iqbal Shah, autori del rapporto – Se si vogliono raggiungere gli obiettivi dell’Onu sul benessere delle donne è necessario introdurre misure per migliorare i servizi di pianificazione familiare e l’efficacia dell’uso dei contraccettivi, oltre ad assicurare l’accesso a un’interruzione di gravidanza sicura per la salute».

Dottor Brandi, è chiaro che non la pensano tutti come Lei: come possiamo essere convincenti?

Credo che bisogna usare la ragione e la legge naturale. Gli argomenti che noi usiamo durante i nostri convegni e dibattiti sono i seguenti:
– Le statistiche provano che maggiore è l’uso dei contraccettivi e maggiore è la diffusione delle malattie veneree (soprattutto Aids) e maggiore anche il numero degli aborti. Basta leggere gli studi del gruppo diretto dal prof. Edward Green del “Aids Prevention Project” all’Harvard University, che conferma come una maggior disponibilità e uso del condom causino tassi di infezioni Hiv più alti ed evidenzia anche il risultato della politica del presidente Musuveni in Uganda, che ha ridotto l’impatto dell’Aids con una sana politica culturale, senza contraccettivi. Similarmente, il prof. David Paton della Nottingham University Business School ha dichiarato che i contraccettivi portano ad una conseguente riduzione della percezione del rischio ed il risultato è un aumento dei comportamenti a rischio che non fanno altro che aumentare il tasso di gravidanza adolescenziale e, purtroppo, gli aborti.?
– Se si fosse applicata la mentalità eugenetica moderna, non avremmo avuto personalità come Beethoven (genitori sifilitici), Ethel Waters (cantante di Blues e nata da uno stupro) e molti altri.
– Il danno degli aborti sulla crescita demografica e sull’economia: la storia lo insegna. Fra le varie cause della caduta dell’Impero romano una, e non trascurabile, fu proprio la riduzione della natalità e la conseguente crisi demografica. Al contrario, il grande sviluppo culturale e socio-economico delle città in Europa intorno all’anno Mille si dovette al cambio delle colture nei campi e alla conseguente crescita demografica;
– Denunciare il grande business degli aborti finanziato dallo Stato, spesso a vantaggio di privati (la Ipp negli Usa – mediante le proprie cliniche – ha un business di oltre 1.500 milioni di dollari, di cui 600 milioni pagati dai contribuenti). Per l’industria dell’aborto è necessaria la promiscuità fra i giovani, e l’uso dei contraccettivi che la facilitano, per creare una nuova futura clientela.
– L’aborto è sempre una tragedia per le donne, non un atto di “libertà”: salvando i bambini si salvano le madri. Anche l’evidenza scientifica lo ha dimostrato (gli studi del dott. Ferguson – ateo e pro choice – in Australia, per esempio).?
– Sono nato nel 1952, dopo la guerra, quando in Italia non si mangiava e le difficoltà economiche, psichiche e fisiche erano vere e serie, ma mia madre mi ha dato la vita. Noi tutti siamo qui, vivi, perché le nostre madri non ci hanno abortito.

Durante la 35° giornata nazionale per la vita, il Movimento per la vita di Trento ha organizzato una giornata dal titolo ‘Generare la vita, vince la crisi’, dove Lei ha parlato della ‘continua caduta dei fratelli cattolici […] che hanno dimenticato pian piano la testimonianza della verità’. […]La vita è un dono, le donne non devono abortire, c’è sempre una soluzione […], nessuna donna che non ha abortito si è mai pentita […], dobbiamo tornare alla legge naturale, non è solo questione di religione, ma è anche una questione di logica’. A relazionare con Lei c’era il dott. Antonio Oriente, ginecologo ed ex-abortista, divenuto obiettore e cha ha raccontato la sua esperienza.

In questo caso la religione ha aiutato la logica?

Come diceva Sant’Agostino, la fede porta alla ragione, come la ragione porta alla fede. Credo che nel caso di Antonio, sia stata la fede a portarlo alla ragione e al rifiuto dell’aborto.

Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e lo stesso papa Francesco hanno fatto appelli per la difesa la vita sin dal concepimento. Mi tornano in mente le parole di Giovanni Paolo II nella lettera enciclica Evengelium Vitae : «Ma la nostra attenzione intende concentrarsi, in particolare, su un altro genere di attentati, concernenti la vita nascente e terminale, che presentano caratteri nuovi rispetto al passato e sollevano problemi di singolare gravità per il fatto che tendono a perdere, nella coscienza collettiva, il carattere di «delitto» e ad assumere paradossalmente quello del «diritto», al punto che se ne pretende un vero e proprio riconoscimento legale da parte dello Stato e la successiva esecuzione mediante l’intervento gratuito degli stessi operatori sanitari».

Perché molti cristiani non sono testimoni di queste parole?

Secondo il mio punto di vista, da decenni ormai, di caduta in caduta, in nome dell’“apertura al mondo”, in nome della simpatia per la modernità, in nome del dialogo per il dialogo, sempre propositivi, ottimisti, costruttivi, pacifisti e mai “denunciatori”, molti cattolici hanno dimenticato il dovere supremo della testimonianza della Verità a qualsiasi costo, anche quello del martirio, come fanno ancora oggi i nostri fratelli in Pakistan, Corea, Cina, Afghanistan e molti altri paesi dove sono perseguitati, torturati ed anche uccisi per la loro fede in Cristo. Temo che moltissimi cattolici siano divenuti luterani senza accorgersene. Indubbiamente i complici del genocidio di 5 milioni di bambini italiani sono quei cattolici timidi che hanno accettato il “male minore” quando, combattendo uniti, si poteva vincere.

La Marcia per la Vita che si è tenuta a Roma lo scorso 12 maggio è divenuto un appuntamento fondamentale per il mondo pro-life; ha ricevuto il saluto di papa Francesco ed i prossimi 15 e 16 giugno avrà luogo in Vaticano la Giornata dell’Evangelium Vitae, per coloro che hanno a cuore la difesa della sacralità della vita umana. Nelle parrocchie ci sarà un’iniziativa a sostegno della campagna europea ‘Uno di Noi’ per garantire protezione giuridica all’embrione. Ma c’è anche chi, come il segretario nazionale dei radicali Silvio Viale ‘tuona’ dicendo “Nessuno ha mai imposto, né imporrà, un divorzio o un aborto ai “marciatori della vita”, mentre dove decidono ancora loro, in gran parte dell’Africa, dell’America Latina e dei Paesi Arabi, al contrario impongono a tutti le sofferenze della loro morale. Ora, proprio mentre noi ci battiamo anche per loro per l’eutanasia legale, i marciatori per la vita dovrebbero opportunamente riflettere su quanto siano fortunati a vivere in un paese che gli [sic] potrà permettere di usufruire di aborto e divorzio, seppur nei limiti di leggi imperfette da migliorare. Sappiano, quindi, che, seppure si vada avanti con difficolt , indietro non si torna”.

Cosa vorrebbe dire a Viale?

Tale dichiarazione di Viale conferma l’assurdità (o meglio la contro-logica) della cultura moderna. Se noi siamo contro l’aborto, come possiamo sentirci fortunati di vivere in un Paese dove l’aborto è “su richiesta”? Come giustamente osservò il Santo Padre Giovanni Paolo II in “Evangelum Vitae”, a causa di un capovolgimento della logica e della ragione, l’omicidio (o il ripudio del consorte) diventano “diritti”, per cui si uccidono bambini sani o “malformati”. La cosa più comica è che Viale probabilmente critica Hitler per il progetto Aktion T4 (eliminazione dei disabili), ma non si rende conto di esserne suo figlio spirituale. Gli suggerirei anche di vedersi bene un’ecografia dal concepimento alla nascita di un bimbo e che ringrazi sua madre per non essere stata d’accordo con lui.

Lei è editore della rivista “Notizie Pro Vita” e del portale web “Pro Life News”, dove sono trattati temi in difesa della vita e della famiglia. E’ molto efficace il sottotitolo di copertina: ‘Nel nome di chi non può parlare’! Quali sono le finalità e la missione di questi strumenti di comunicazione?

Abbiamo creato una nuova rivista perché ci siamo resi conto della necessità di un periodico cartaceo che non accetti compromessi o il male minore esattamente come ha detto S.E. Stanislaw Dziwisz, cardinale di Cracovia: «La Chiesa insegna chiaramente che i cattolici sono obbligati a non accettare il compromesso, ma a puntare alla protezione totale della Vita». Ugualmente, Pio XII, Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco hanno tutti condannato l’aborto per quello che realmente è: un omicidio.?
”Pro Vita” organizza anche proiezioni di film (come “October Baby”), spettacoli teatrali (come “Il Mondo di Lucy”) e dibattiti nelle scuole e nelle parrocchie per educare e sensibilizzare l’opinione pubblica, soprattutto i giovani, nella speranza di prevenire aborti e contribuendo così a salvare vite fino all’abrogazione dell’iniqua legge 194.

Molte persone, per disinformazione o per circostanze di comodo, credono che l’aborto non sia un omicidio.

Dottor Brandi, crede veramente che si possa arrivare ad una sensibilità sociale tale da permettere una riforma legislativa adeguata, che porti all’abrogazione della legge 194?

Assolutamente sì! Noi dobbiamo fare come ha fatto il movimento “Youth Defense” in Irlanda, che ha trasformato le parole in azioni e che si batte continuamente per la Vita nelle scuole e nelle strade. Perciò “Notizie Pro Vita” porta avanti una forte battaglia culturale, con numerose associazioni collegate alla Marcia nazionale per la Vita. Gli italiani non sono abortisti, ma solo confusi e dubbiosi. Vogliamo che si parli dell’aborto nelle scuole, nelle parrocchie, nei circoli culturali, tra la gente, per far capire a tutti l’orrore dell’aborto. Una volta che si sarà creata una sensibilità sociale idonea, potremo premere per l’abrogazione dell’iniqua legge 194. È un progetto certamente ambizioso, ma assolutamente doveroso.

di Enrico Verrazzani

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