12/02/2016

Matrimonio gay & C.: riflettiamo con un noto intellettuale (1)

C’è un video che circola molto in rete, in cui un intellettuale di grido come Umberto Galimberti espone le sue tesi a proposito del ddl Cirinnà, dell’utero in affitto e dei matrimoni gay.

Poiché la questione si articola in otto punti, piuttosto corposi, abbiamo deciso di dividere la cosa in due parti. Questa è la prima. 

Matrimonio gay & c.:affermazioni di Galimberti

1 -“ Bisogna riconoscere gli stessi diritti a tutti”.

2 – “ A stabilire le relazioni è soprattutto la relazione affettiva, cioè l’amore, smettiamola di pensare che gli omosessuali siano sostanzialmente sessuali; innanzitutto sono affettivi, hanno relazioni di convivenza esattamente come le famiglie eterosessuali”;

3 – “ possono benissimo adottare bambini perché non è detto che 2 persone dello stesso sesso siano cattive e i bambini hanno bisogno di amore non necessariamente di differenze sessuali”;

4 – “ che la smettano di dire che la famiglia è fatta di un uomo e di una donna perché questa è una visione fondamentalmente materialista difesa dai cattolici che parlano sempre di Spirito. Perché se il criterio dello stare insieme è semplicemente quello di mettere al mondo i figli allora è il materialismo più bieco, mentre lo stare insieme ha il significato di volersi bene, di dedicarsi ad un’opera educativa. Perché i figli sono tali non perché vai letto con un uomo, o con una donna: sono figli perché li cresci, perché rispondi alle loro domande, da chiunque sia donna o uomo”.

Matrimonio gay &C: obiezioni

1 – Riconoscere gli stessi diritti a tutti, vuol dire riconoscere ai ciechi il diritto di guidare la macchina? Riconoscere agli stonati il diritto di esibirsi in un’opera lirica? Riconoscere ai ricchi il diritto alla pensione sociale? I lavoratori non hanno diritti diversi rispetto ai pensionati, ai disoccupati... e così via? I militari non hanno diritti diversi rispetto ai commercianti, ai notai, agli informatici?... Un intellettuale di grido dovrebbe sapere che gli stessi diritti vanno riconosciuti a persone nelle stesse condizioni. In condizioni diverse, diritti diversi.

2 – Certamente gli omosessuali sono anzitutto e soprattutto persone. Siamo noi i primi a sottolineare che i gusti sessuali sono un dato secondario e per certi versi irrilevante rispetto al valore della persona in sé, che è sempre e comunque inestimabile. E tutte le persone sono sessuate, quindi hanno una vita sessuale. C’è chi la tiene sotto controllo e chi no (sia omo che etero). Ma che gli omosessuali (come tanti etero) siano persone prevalentemente e particolarmente fissate col sesso, che mettono al centro della loro vita la necessità di soddisfare gli istinti, non lo diciamo noi, lo dicono essi stessi.

Umberto_Galimberti_matrimonio gay3 – Quanto alla tesi secondo la quale una coppia di persone dello stesso sesso possano adottare bambini, è chiaro che, a differenza di una famiglia formata da un uomo e una donna, manca qualcosa: o il padre o la madre. Ritorneremo sul punto anche domani.

E’ possibile, anzi certo, come dice Galimberti, che ci siano molti omosessuali non cattivi, anzi.

Ma chi davvero vuol bene a un bambino cercherà di dargli una mamma e un papà. Privarlo alla radice di una delle due figure è un atto grave di presunzione (due papà non faranno mai una mamma) e di egoismo: chi ama non vuole neanche rischiare di arrecare un dolore all’amato...

Ogni coppia omosessuale, per la sua intrinseca costituzione, manca sempre di un elemento (o quello paterno, o quello materno). E che i bambini hanno bisogno della differenza sessuale di due genitori che li curano e – certo – li amano, questo lo dicono in modo certo e definitivo tutti gli psicologi e i pediatri non venduti alle ideologie di moda: non è questione di filosofia, ma di pedagogia e soprattutto di psichiatria.

4 – Quanto alla tesi secondo cui i cattolici dovrebbero smettere di dire che la famiglia è fatta di un uomo e una donna perché è una visione materialistica (?), c’è da dire che non solo la cristianità afferma questo, ma la storia, anzi la preistoria, dell’umanità. Anche un autore pre-cristiano come Aristotele, nella Politica, vede la famiglia come formata da un uomo e una donna per la complementarietà dei sessi. Che le famiglie (fino ad un passato piuttosto recente, in realtà) fossero non nucleari, ma patriarcali, e che quindi i bambini crescessero tra zie e cugini, nonne e bisnonni, non toglie che comunque avessero come riferimento il papà e la mamma. Perfino nelle strutture tribali dove le famiglie si diluivano parecchio nella comunità.

Riguardo alla frase di Galimberti secondo cui i cattolici sarebbero materialisti poiché il criterio dello stare insieme sarebbe mettere al mondo dei figli, mentre invece lo stare insieme ha il significato di volersi bene, di dedicarsi ad un’opera educativa, e così via, si potrebbe dire che nessuno nega che oltre alla procreazione e all’essere genitori, non ci siano tanti aspetti importanti nella vita di relazione e coniugale. Ma l’aspetto materiale, oggettivo e reale della generazione fisica, non è superabile né trascurabile.

La fondamentale differenza tra la coppia di due persone dello stesso sesso, e la coppia di due persone di sesso diverso, è la capacità di procreare. In quest’ultima c’è naturalmente, nell’altra non c’è.

I figli, infine, dice Galimberti, sono tali non perché un uomo va a letto con una donna, o una donna con un uomo, ma perché li cresci, perché rispondi alle loro domande, chiunque sia a farlo, donna o uomo. La risposta è che certamente il rispondere alle domande è importante, ma la formazione del figlio non ricopre solo aspetti intellettuali: è pregiudiziale il fatto che venga concepito e partorito!

Insomma la maternità e la paternità spirituale sono per primi i Cattolici a promuoverla, ma ciò non toglie che i figli generati nella carne da un uomo e una donna sono figli reali. Il dato della realtà non si può superare dicendo che “la mamma non esiste” perché è un “concetto antropologico”...

E comunque, nelle coppie omosessuali, manca una figura – paterna o materna, che interpreti e incarni quel sapere, quel ruolo peculiare – e insostituibile – che non può essere emulato. Ogni persona è anche una persona sessuata, perciò la crescita si giocherà sia nell’incontro con persone di sesso differente, e anche con quelle dello stesso sesso. Ecco perché la famiglia formata da un uomo e una donna, dal punto di vista della completezza di ruoli, di complementarietà di genere, e così via, è sicuramente da preferire.

Per concludere questa prima parte, riconoscere che la coppia omosessuale non ha capacità procreative, neanche in potenza, non toglie niente, né discrimina.

Io starei discriminando se togliessi, non riconoscessi, a una coppia omo una caratteristica che essa ha. Ma data la realtà delle cose, no: non si può “togliere” la capacità di procreare a chi questa capacità non l’ha da sé, per natura.

Lo stesso orientamento omosessuale unisce individui dello stesso sesso e comporta quindi la costituzione di legami dove è impossibile la procreazione. Perciò, a limitare la capacità procreativa non è tanto il legislatore, ma la stessa omosessualità. L’omosessuale dunque che dovrebbe riconoscere quei limiti che la sua stessa condizione gli pone.

Galimberti ha certamente ragione quando dice che a stabilire le relazioni è soprattutto l’affetto e l’amore: il fatto che due persone si amino è certamente legittimo, e – di per sé – un nobile sentimento. Ma c’è amore e amore (anche per lo studio, per un amico, per un fratello o per un cane si prova amore). E soprattutto, l’amore non è più amore quando va a detrimento di terze persone, privandole di diritti e dignità: la procreazione artificiale e l’utero in affitto – sia che vengano praticati da una coppia omo che da una coppia etero dettati non dall’amore, ma dall’egoismo.

Fabrizio Sanna e Francesca Romana Poleggi

La seconda parte dell’articolo sarà visibile da domani qui

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