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Home Page > Eventi > Gender: come difendere i nostri figli, a Caivano (NA)
08 11, 2016
20:30
Caivano (NA), parrocchia San Paolo Apostolo
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Martedi 8 novembre alle ore 20, presso la parrocchia San Paolo Apostolo sita nel parco verde di Caivano di Padre Murizio Patriciello, si è tenuto un incontro di informazione dal titolo:Come difendere i nostri figli . Incontro sull’ideologia gender.

E’ intervenuto il nostro collaboratore, il giornalista Gianluca Martone, il quale ha soffermato la sua analisi soprattutto sull’ideologia  gender e sui gravi danni che quest’ultima può comportare nella società, nella famiglia e nella crescita dei bambini.

L’iniziativa è stata voluta fortemente dal coraggioso parroco napoletano, da sempre impegnato in difesa della famiglia e della vita, in collaborazione con l’Associazione Onlus ProVita e con l’
associazione Ora et Labora in difesa della Vita.

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Nel corso della sua attenta analisi, il giornalista ha esaminato in modo preciso l’indottrinamento gender nelle scuole. “Cosa si intende per identità di genere? La percezione che una persona ha di sé come appartenente al genere femminile o maschile anche se opposto al proprio sesso biologico, per cui non si è maschio o femmina in base al dato oggettivo di natura, ma in base alla percezione soggettiva di come ci si sente al momento. L’obiettivo è «instillare» sin dalla più tenera età questa idea di uomo: fluida e in fieri. Con la formazione e l’aggiornamento del personale della scuola, con la revisione dei libri di testo, con progetti e attività nelle classi. Spesa prevista: 200 milioni di euro”.

«Quest’aberrante ideologia si sta diffondendo anche nei nostri asili nido, come si è purtroppo verificato con il famoso “ gioco del rispetto” in 45 scuole dell’infanzia, iniziativa promossa dal comune di Trieste e riportata anche da  diversi quotidiani nazionali.
Questa attività puntava a verificare le conoscenze e le credenze di bambini e bambine su cosa significhi essere maschi o femmine, a rilevare la presenza di stereotipi di genere e ad attuare un primo intervento, che avrebbe consentito loro di esplicitare e riorganizzare i loro pensieri, offrendo ai bambini anche un punto di vista alternativo rispetto a quello tradizionale.

I genitori dei bambini hanno comunque manifestato la loro indignazione soprattutto in merito ai giochi proposti nel progetto e ad alcune frasi riportate nelle schede di gioco contenute nel kit distribuito negli istituti che hanno aderito all’iniziativa. Uno di questi prevede che la maestra, dopo aver fatto fare ai piccoli alunni un po’ di attività fisica, faccia notare che le sensazioni e le percezioni provate dai piccini sono uguali. «Per rinforzare questa sensazione – si leggeva nel manuale a disposizione delle insegnanti – ibambini/e potevano esplorare i corpi dei loro compagni e ascoltare il battito del cuore a vicenda o il respiro». «Ovviamente – si leggeva ancora – i bambini potevano riconoscere che vi erano differenze fisiche che li caratterizzavano, in particolare nell’area genitale». Tra i giochi proposti vi era pure quello del “Se fossi”, durante il quale i bambini utilizzando dei costumi si travestivano e indossavano dei vestiti diversi dal loro sesso di appartenenza».

Redazione


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