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Home Page > Filosofia e morale > Gender e “super-uomo”
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Come abbiamo visto nella precedente riflessione, il gender non viene dal nulla ed ha una destinazione ben precisa: questo insieme di teorie affonda le sue radici nel Relativismo, in una tentazione che accompagna la storia del pensiero umano, fin delle origini e ripropone fondamentalmente l’idea dell’oltre-uomo.

Emblematico è stato il caso di Protagora (v sec. a. C.), ma è stato a partire dall’Ottocento che questo veleno ha assunto la sua massima potenza e diffusione. Soprattutto ad opera di Nietzsche, il grande profeta del Relativismo e del Nichilismo che oggi infettano la nostra civiltà.

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Come vedremo con sempre maggiore chiarezza, Relativismo, Nichilismo e gender sono strettamente e profondamente collegati.

Da Nietzsche al post-strutturalismo e in generale al post-moderno, la realtà è diventata sempre più oggetto d’interpretazione nel segno del tramonto del logocentrismo e dell’egemonia stessa del concetto di verità. E’ questa la condizione che rende oggi possibile l’idea centrale del gender: l’uomo e la donna non sarebbero così segnati da caratteristiche ontologiche oggettive, ma al contrario dovrebbero essere liberati da ogni tradizione e da ogni struttura culturale per poter decidere liberamente, in base al proprio sentimento, chi o che cosa essere.

L’uomo vuole essere creatore, vuole essere libero di realizzarsi a suo piacimento, al di là di ogni limite e di ogni vincolo oggettivo, men che meno di natura morale. E anche a costo di negare il principio dell’evidenza naturale.

Si tratta di un’impresa titanica, che nasce dall’angoscia e dalla paura, dal senso di difficoltà che ciascuno prova nel realizzarsi pienamente e consapevolmente nella propria esistenza e questo capovolgimento del rapporto tra soggetto e realtà (tale per cui non è più il soggetto che deve adeguarsi alla realtà ma  al contrario è quest’ultima che deve adeguarsi all’io) ha richiesto una lunga e paziente preparazione.

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I tempi sembrano oggi maturi. I gender studies hanno ormai alle spalle quasi mezzo secolo di legittimazione teorica, culturale e politica: dal marxismo ai teorici alla rivoluzione sessuale, dal post strutturalismo al decostruzionismo e alla critica al logocentrismo occidentale da parte di Derrida, il gender ha condotto una marcia inesorabile che ha portato ad una sua completa infiltrazione in tutti gli apparati e in ogni forma sociale.

L’analisi di questo fenomeno di progressiva penetrazione, nella sua fase più recente, sarebbe lunga: in sintesi diciamo che i padri putativi – dopo Nietzsche e la sua critica radicale a morale, metafisica e religione (si pensi a La genealogia della morale, del 1887) – sono senz’altro Marx, ma anche Freud (con la sua tattica di smascheramento degli inganni della coscienza) ed Heidegger (con la sua critica all’ontoteologia e alla modalità di pensare l’essere nei termini della presenza).

Per finire – tra gli altri – Foucault e Derrida hanno portato a termine l’operazione di “decentramento” del senso proclamandone definitivamente l’assenza. Con Derrida e con i decostruzionismo, in particolare, “tutto diventa discorso”: la realtà dell’uomo è non tanto oggetto di narrazione, ma racconto essa stessa. Una favola, alla quale in fin dei conti si può anche non prestare troppa fede. Ciò significa che ogni realtà culturale, d’ora in poi, viene ridotta ad una specie di manoscritto che ha valore solo nelle mani di chi l’ha redatto ed è totalmente vagliabile secondo un approccio linguistico: tutto è ridotto a storia, in attesa della sua propria destrutturazione finale.

Per questo non dobbiamo stupirci se oggi le leggi e i tribunali, sulla base di queste teorie, si spingono a ridefinire arbitrariamente la realtà, palesemente contro l’evidenza. E’ questo, per esempio, il caso di una recente sentenza che ha dichiarato un minore figlio di  due madri. E c’è da scommettere che con la scusa della “maggior tutela” dei minori presto ci spingeremo ad avere tre, quattro madri. Chissà poi quante. Giustamente, qualcuno ha parlato a questo proposito di “sentenza creativa”, centrando il nocciolo del problema: l’uomo, invece di accettare la realtà, la vuole inventare: la vuole creare a suo piacimento.

Alessandro Benigni

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