21/10/2015

La cultura della morte per difenderci dall’Isis?

I terroristi dell’Isis odiano la vita e portano la morte. Distruggono l’arte di culture millenarie per fare deserto attorno a loro. Quel che sanno diffondere è solo terrore.

Per rispondere a questo tremendo attacco alla civiltà, arriveranno i Caschi blu dell’Onu, che difenderanno quel che resta del patrimonio artistico dopo la follia iconoclasta dell’autoproclamatosi Stato Islamico.

Il Consiglio di sicurezza dell’Unesco ha infatti approvato la proposta italiana di istituire meccanismi di impiego dei contingenti per la tutela della cultura nell’ambito delle missioni di pace.

Sicché, l’Italia di Matteo Renzi si è posta alla testa di chi oppone la cultura alla barbarie. Benissimo. Nello specifico, però, a parte salvare opere d’arte di incomparabile valore, che tipo di cultura vogliamo diffondere ed “esportare”? Chi scrive ne ha già parlato nel gennaio scorso, dopo l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo.

Giustamente riconosciamo che quella dell’Isis non è civiltà, bensì solo orrore. Ma la nostra, che civiltà è? E si può ancora ritenere tale? I fondamentalisti islamici sgozzano, bruciano, sparano, stuprano, schiavizzano e così via, procedendo di atrocità in atrocità. Tutto ciò ci indigna e spaventa allo stesso tempo. Tali forme di violenza sono esplicite, chiare, visibili in tutto il mondo.

Il cosiddetto mondo libero, progredito e occidentale, però, non può essere in grado di tornare ad essere faro di civiltà. Non ne ha più i titoli. Quali sono i valori di cui saremmo portatori?

Anche noi uccidiamo. Migliaia e migliaia di bambini, ogni anno, vengono legalmente e brutalmente uccisi nella pancia delle loro mamme attraverso l’aborto. E questo avviene proprio in nome di quella libertà, di quel progresso e di quella civiltà che vogliamo esportare.

Ogni anno, un numero ancor maggiore di embrioni – e quindi di esseri umani – viene eliminato con la fecondazione artificiale.

In più Paesi e in una fetta sempre più grande dell’opinione pubblica gli anziani e i malati sono avvertiti come un peso per i familiari e un costo economico per la società. Sicché, in nome della pietà e dell’amore, i Parlamenti approvano leggi che permettono di far fuori, con una puntura, chi non è più degno di vivere, in barba alla solidarietà intergenerazionale e alla compassione vera, vale a dire al “soffrire insieme”, assistere, curare, etc. morte

D’altra parte, questo già avviene con l’aborto e la fecondazione artificiale: embrioni e feti difettosi sono scartati. Chi vuole avere a che fare con gli handicappati? Ma ovviamente no, noi non siamo mica nazisti!

Sempre in nome dell’amore noi legalizziamo i matrimoni tra omosessuali, perché non sappiamo più cosa sono un matrimonio e una famiglia. Ogni desiderio o, meglio, ogni capriccio, diventa un diritto. E chiunque osi obiettare viene additato al pubblico ludibrio, minacciato e messo a tacere. In nome della tolleranza e della libertà, chiaro! Il totalitarismo islamista no. Ma quello omosessualista e laicista va bene.

Come se non bastasse, per essere ancora più aperti, permettiamo alle coppie gay di comprare figli. Sì, comprare. Attraverso l’utero in affitto, che “cosifica” i bambini e schiavizza le donne, pagate per diventare incubatrici umane. Il diritto dei figli ad un papà e ad una mamma? Non esiste, è roba medievale. Il femminismo e la dignità della donna? In questo caso non contano.

Così come non contano le differenze sessuali: per la teoria gender, quello che conta è solo come ci si sente. Quindi il maschile e il femminile sono categorie superate. E chi sostiene il contrario è un pericoloso omofobo.morte

Pure noi siamo barbari. Solo che, a differenza dell’Isis, sappiamo camuffarci, ingannando prima di tutto noi stessi. Questa si chiama ipocrisia. Anche noi odiamo: ci odiamo. E, non credendo più nella vita – a meno che per vita non si voglia intendere quella edonista e vuota in cui siamo immersi – lavoriamo per la nostra dissoluzione. Per la nostra morte, che da bravi, disperati suicidi, ci auto-infliggiamo.

Si potrebbe continuare a lungo, ma il succo del discorso è già sufficientemente chiaro. Prima o poi ci risolleveremo?

Federico Catani   

DIFENDIAMO I BAMBINI E LA FAMIGLIA DAI TENTATIVI DI

LEGALIZZAZIONE DELLE UNIONI CIVILI

 

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