Home Page > Filosofia e morale > La “famiglia” omoparentale e la crescita serena dei bambini
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Un nostro lettore, favorevole alla famiglia omoparentale, ha commentato (educatamente e brevemente) un nostro articolo , sostenendo che studi scientifici acclarati concludono che i figli cresciuti con due omosessuali non sono svantaggiati rispetto a quelli che hanno un padre maschio e una madre femmina.

La nostra risposta, in sede di commento, è stata piuttosto frettolosa e ce ne scusiamo ancora. Abbiamo, però, promesso che saremmo tornati sull’argomento in modo più diffuso. Ora manteniamo la promessa.

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Il lettore cita uno studio australiano (Crouch et al 2014) che è uno studio pieno di limiti. Per approfondire la cosa si può leggere l’articolo del sociologo Giuliano Guzzo, che spiega doviziosamente perché. Basti qui ricordare che il dottor Crouch è un attivista LGBT, un “papà gay”: forse non è stato proprio imparziale nel suo lavoro… (?)

Quanto agli studi che – come quello di Regnerus – concludono che i figli che crescono con due genitori dello stesso sesso soffrono maggiori disagi psichici e comportamentali rispetto a quelli che crescono in famiglie naturali, possiamo citare per esempio Sullins D.P. (2015). Emotional Problems among Children with Same-Sex Parents: Difference by Definition. “British Journal of Education, Society, and Behavioural Science”.

Dopo aver tenuto conto – a livello di scienza statistica – degli aggiustamenti necessari per età, razza, sesso, grado di educazione dei genitori e reddito, risulta che i problemi emotivi/psicologici nei bambini di coppie dello stesso sesso sia del 17% contro il 7% di quelli cresciuti con mamma e papà…

Bludental

Douglas W. Allen: “High School Graduation Rates Among Children of Same-Sex Households”, e quello di Pliego Carrasco, Las familias en México. Estructuras de organización, procesos de cambio 2000 – 2010 y consecuencias en el bienestar de niños y adultos  si concentrano sull’abbandono scolastico dei bambini e si riferiscono ad una base statistica nazionale (e ufficiale) di milioni di individui.

La verità è che, a causa anche della dimensione relativamente contenuta del fenomeno della omogenitorialità, è molto difficile che studi che affrontano direttamente il problema ci diano una soluzione definitiva, almeno per il momento.

Ma, in realtà, sappiamo, e già sapevamo, almeno indirettamente, che la omogenitorialità crea un danno ai bambini. Questo per almeno tre ordini di ragioni:

1 – Decine di studi già a partire dagli anni ’90 evidenziavano sia le differenze psicologiche tra l’uomo e la donna, sia la loro ricchezza specifica come necessarie allo sviluppo psicologico affettivo, caratteriale del figlio. Tali specificità evidentemente si perdono nella “famiglia omogenitoriale”.

2 – Tutte le ricerche convergono sul fatto che la stabilità della relazione della coppia sia uno dei pilastri fondamentali del benessere psico-fisico dei bambini. Ora, altre ricerche, provenienti anche dallo stesso mondo gay (a partire di quella di Bell e Weinberg) convergono nell’evidenziare la radicale instabilità (o la maggiore instabilità rispetto alle relazioni eterosessuali) delle coppie omosessuali (con o senza bambini a carico).

3 –  Ricerche basate su dati statistici nazionali, provenienti da enti ufficiali, governativi e non certo ostili agli LGBT (come il recente National Health Survey USA del 2013) mostrano come rispetto alla popolazione generale, il livello di salute psico-fisica della popolazione omosessuale o bisessuale sia significativamente peggiore degli eterosessuali (es. depressioni e altri problemi psicologici, tossicodipendenza, alcolismo, certi tipi di tumori, HIV, aspettativa di vita, ecc). Ora è chiaro che un livello più basso di salute psico-fisica di eventuali genitori non può non influire negativamente sui bambini.

Infine, quanto al principio di precauzione, esso non è rettamente inteso dall’obiettante: esso si applica qualora si debba o meno ammettere una “novità” le cui conseguenze non sono pienamente conosciute. Ora, proprio nel caso della omogenitorialità, il principio di precauzione ci suggerisce di non “cambiare” la situazione per cui, dagli inizi della storia umana, i bambini crescono con coppie di sesso diverso.

Uno “dei più forti legami al mondo, cioè quello tra il bambino e il suo genitore” non si dà propriamente in relazione a coppie omosessuali, nelle quali non ci sono due “genitori” (cioè che “generano” il figlio). Da questo punto di vista il “diritto di essere genitori” di una coppia gay è una pura chimera e, in più, implicherebbe il famoso “diritto al figlio”, quasi fosse oggetto e non soggetto di diritti.

Invece il bambino ha un vero diritto all’ambiente familiare più idoneo, il quale, anche solo attenendoci al principio di precauzione di cui sopra, deve essere costituito da persone di sesso diverso.

Se si volesse ancora approfondire con lo studio condotto da Sullins su più di 500 casi, cliccare qui.

E se ancora non bastasse, gli amici di “Nelle Note” hanno redatto una bibliografia molto vasta sull’argomento. Per leggerla cliccare qui.

Redazione

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4 Commenti, RSS

  • Michele

    dice su:
    11/02/2015 alle 13:26

    Gentile NPR,
    la ringrazio per l’occasione di confronto, che è sempre un prezioso momento di crescita. Credo sia importante discutere di questo argomento, anche per comprendere, se ce ne fosse la necessità, come aiutare le famiglie omoparentali. Queste famiglie sono già una realtà in cui i minori, oltre al legame di coppia, vanno tutelati nell’interesse della coesione sociale e del nostro futuro.

    Per questo credo che i pregiudizi dovrebbero lasciare lo spazio ad una disanima dei fatti quanto più possibile aderente alla realtà. Per questo commento brevemente i punti da lei sollevati:
    1) Certamente maschio e femmina sono differenti, io personalmente sono contrario alle estremizzazioni della teoria del gender, benchè a favore dell’abolizione di ogni discriminazione delle donne. Tuttavia nessuno studio ha dimostrato ad oggi che una coppia omoparentale sia, di per sé, un luogo inadatto alla crescita serena ed equilibrata di un figlio.

    2) Concordo sulla episodica instabilità delle coppie omosessuali, ma questa è ridotta dalla responsabilizzazione che viene per ogni coppia a mezzo dell’ufficializzazione del legame. Il legame matrimoniale è un buon indicatore di stabilità, perchè oggettivo. Introdurlo sarebbe una soluzione per distinguere coppie serie da coppie meno serie.

    3) Come nel punto 2, anche la diffusione di patologie sessuali e sofferenze psicologiche, potrebbe essere drammaticamente ridotte dalla coesione sociale anche delle coppie tradizionalmente osteggiate. Non è strano infatti riscontrare maggiori livelli di disagio tra alcuni soggetti facenti parte di comunità discriminate. Una maggiore uguaglianza sociale potrebbe aiutare tutti.

    La ringrazio anche per darmi l’opportunità di scoprire questo nuovo lavoro del Reverendo Paul D. Sullins. Ho letto con interesse il lavoro. Non ho potuto fare a meno di notare che è stato pubblicato sulla stessa rivista che ha ospitato il controverso lavoro di Regnerus, le cui macroscopiche falle sono state evidenziate dall’audit che lo stesso editore ha commissionato al Prof. Darren Sherkat (che, le ricordo, ha notato come nel campione figurassero prostitute e carcerati, oltre a gravi conflitti di interesse tra i revisori, finanziati dallo stesso istituto religioso che ha finanziato lo studio di Regnerus).

    Paul D Sullins è un sacerdote cattolico, professore in una università privata cattolica. Un dettaglio da tenere in considerazione: egli è l’unico autore dello studio.
    Lo studio ha una grave falla: nonostante l’autore sostenga che le coppie sono di reali conviventi, egli non può verificare se si tratti di coppie stabili o meno e da quanto tempo. In letteratura sono noti gli effetti negativi sulla prole nell’avere un solo genitore piuttosto che due in una coppia stabile.
    Gli effetti visibili in questo studio dunque non si riferiscono a coppie stabili, e non dimostrano nulla su di esse. L’autore non dovrebbe generalizzare i sui risultati a tutte le coppie omoparentali, a meno di correggere i risultati alla luce della stabilità delle coppie prese in considerazione.
    D’altra parte il numero si stati negli USA che approvano i matrimoni per le coppie omoparentali aumenta di anno in anno ed è ragionevole pensare che le differenze osservate da Sullins svaniranno.

    Lo studio di Simon R Crouch è stato finanziato dal Governo australiano e condotto con numerosi altri autori (eterosessuali). Ho letto il breve commento di Giuliano Guzzo, ma egli non aggiunge nulla alle risposte che Crouch già ha fornito numerose volte.
    Il suo stato familiare, e il campione non sono fattori critici per lo studio. Crouch ha collaborato con numerosi altri autori allo studio, e il fatto che le risposte siano in linea alla media nazionale e non migliori, ne evidenziano la validità: se infatti i genitori fossero stati indotti a migliorare le risposte, esse sarebbero parse migliori della media e non in linea.

    Credo quindi che il risultato del confronto tra i due approcci sia evidente. Da un lato indagini condotte con metodi molto discutibili quando non del tutto scorretti, in condizioni che ne pregiudicano seriamente l’affidabilità. Dall’altro l’approccio di Crouch e altri autori, sostenuti da organismi indipendenti, mirato a descrivere e a comprendere il presente e il futuro delle coppie omoparentali e la possibilità che già oggi esiste di poterle aiutare per renderle tutte un luogo adatto alla crescita di nuove vite che arricchiranno la nostra società.

    Se infatti qualcosa emerge dagli studi che evidenziano criticità di alcune coppie omoparentali instabili, è che dobbiamo agire per normalizzare la percezione delle relazioni omosessuali per favorirne la stabilizzazione e la fusione nel tessuto sociale. Questo non solo nell’interesse che la società ha nella formazione di legami tra le famiglie di origine dei coniugi, ma anche nell’interesse dei minori che traggono beneficio dalla stabilizzazione della coppia, che come evidenzia Crouch, quando è stabile, è un valido nucleo familiare per la crescita di figli.

    Cordialità e ancora ringraziamenti per l’opportunità di discussione.

    • FRP

      dice su:
      11/02/2015 alle 19:39

      Queste coppie sono già una realtà in cui i minori … vanno tutelati”: è proprio sotto il profilo della tutela dei minori e del futuro della società che il riconoscimento non va dato. Chiaro è che i diritti dei minori di cui sono titolari in quanto individui, e specificamente in quanto bambini, vanno riconosciuti; ma non può sfuggire a nessuno come, dal punto di vista della politica legislativa, il riconoscimento di queste situazioni non fa che moltiplicarle e quindi, qualora ci fossero, come sosteniamo, problemi specifici, questi andrebbero ad aumentare in futuro a detrimento dei bambini.
      quanto al punto1: è proprio approfondendo le differenze, in particolare psicologiche, tra i sessi, che molti studi hanno evidenziato che il profilo tipicamente “maschile” e quello “femminile” contribuiscono, ciascuno a suo modo, a plasmare la psiche del bambino. A questo proposito sono interessanti ad esempio le conseguenze legate alla mancanza di una figura “maschile” nell’infanzia e nell’adolescenza, quanto a “disciplina”, tendenza alla criminalità e abuso di sostanze. Se è vero, com’è vero, che i sessi sono diversi, anche dal punto di vista psicologico, come è possibile pensare che la loro diversità sia indifferente proprio nell’ambito in cui essa di esplica in modo più continuativo? Per utilizzare una metafora: se A è diverso da B, A+A o B+B non può essere uguale a A+B. Non serve a questo punto ripetere che “nessuno studio ha dimostrato ad oggi …”: infatti l’argomento lo davamo nella consapevolezza che “ad oggi”, gli studi “diretti” sulla questione potrebbero non essere risolutivi, né in un senso né in un altro (ma già qui ci sembra di concedere troppo), ma che, appunto, una conclusione si poteva raggiungere attraverso ragionamenti indiretti.
      quanto al punto2: l’ufficializzazione del rapporto può forse “ridurre” l’instabilità della coppia, ma essa rimane molto al di sotto della media normale (infatti alcuni studi si riferiscono a paesi in cui è già possibile “ufficializzare” l’unione). Del resto se l’instabilità è impressionante nelle coppie non “ufficiali”, essa rimane tale non solo in confronto alle coppie eterosessuali “ufficiali” ma anche rispetto a quelle non ufficiali: ciò significa che l’elemento di instabilità connota il rapporto omosessuale in sé (per ragioni che non sono forse del tutto chiare, anche se alcuni psicologi ne evidenziano alcune verosimili), e questa “instabilità” viene traslata (benché magari con leggere riduzioni) anche nel rapporto “ufficiale”. In più si è anche rilevato che le coppie omosessuali più stabili includono spesso un fattore che, nelle coppie eterosessuali, di solito è causa di instabilità: l’infedeltà. In altre parole, le coppie omosessuali guadagnano spesso in stabilità nella misura in cui sono “aperte” ad altre relazioni.
      quanto al punto3: le ricerche in questo ambito sono abbastanza chiare: il livello di benessere della popolazione LGBT nei paesi democratici, non sembra variare significativamente al variare del livello di “omofobia sociale” (cioè livello di discriminazione). La differenza di benessere rimane significativa (e praticamente nella stessa misura) anche in paesi dove l’accettazione dell’omosessualità è molto alta e dove gli LGBT non si sentono discriminati (come in Olanda). Questo ha fatto pensare a molti ricercatori che i minori livelli di benessere siano associati a fattori intrinseci al rapporto o stile di vita omosessuale (alcuni ritengono che sia proprio la maggiore instabilità).
      Quanto allo studio di Regnerus: tralasciamo riviste, finanziatori e fattori personali che non sono fattori decisivi (come nello studio di Crouch). Lo studio non è perfetto (come abbiamo anche noi ammesso) ma la metodologia è indubbiamente migliore di tutti gli studi citati dall’APA nonché quello di Crouch. Non risulta che l’inclusione di alcune prostitute e carcerati (tra l’altro non scelti in quanto tali: i campioni di Regnerus godono di una “casualità” incomparabilmente maggiore di quella dello studio di Crouch) abbia falsato i risultati in modo significativo: l’analisi multivariata dei fattori questo indica. Le due critiche più serie invece, allo studio di Regnerus evidenziano: 1. che lo studioso non ha preso in considerazione l’orientamento sessuale dei soggetti ma solo l’esistenza o meno di “rapporti” omosessuali; 2. che il numero di bambini che hanno vissuto un numero sufficiente di anni con coppie omosessuali stabili, presi in considerazione dallo studio, è troppo esiguo. Ad entrambe le critiche lo stesso studioso ha dato risposte: esse non valgono a eliminare tutte le imperfezioni, ma sembra che queste, allo stato attuale, siano ineliminabili: Quanto alla 1°: il problema sta nel fatto che l’orientamento sessuale è troppo intimo e soggettivo per servire da parametro in uno studio in cui sono gli stessi “bambini” a parlare di sé: infatti, mentre gli ex-bambini potevano sempre testimoniare di essere a conoscenza di un rapporto omosessuale, più o meno stabile, dei propri genitori, l’orientamento sessuale di questi, in alcuni casi, poteva non coincidere con il fatto oggettivo, o poteva non essere conosciuto dal bambino (si pensi solo che oggi, con “l’identità di genere”, l’orientamento sessuale potrebbe essere qualificato in modo diverso dipendendo dal fatto che ci si “sente” internamente di appartenere al genere maschile o femminile!). Quanto al 2°: il problema è di natura oggettiva anche qui: non è un caso che Regnerus non abbia trovato un numero sufficiente di coppie omosessuali “stabili”: qui si ritorna al problema segnalato al punto 2.
      Lo stesso vale per lo studio di Sullins. Se l’instabilità è endogena al rapporto di coppia omosessuale, non ha senso “correggere i risultati alla luce della stabilità delle coppie prese in considerazione”, perché più che una “correzione” si tratterebbe di una “distorsione”, in quanto si considererebbero solo le coppie gay “atipiche” (più stabili) e non quelle “tipiche”. Del resto, se non fosse così, non ci sarebbe bisogno di maggior controllo o di “discriminare” secondo il criterio della stabilità rispetto alle coppie omosessuali che rispetto a quelle eterosessuali, specie in paesi dove l’unione omosessuale è riconosciuta.
      Quanto allo studio di Crouch, tralasciando il suo stato familiare (fattore non decisivo), la modalità di selezione dei campioni è purtroppo in gran parte invalidante. Del resto lo stesso Crouch non ha negato i problemi legati a questo profilo. E’ sbagliato dire che il fatto che: “le risposte siano in linea alla media nazionale e non migliori, ne evidenziano la validità: se infatti i genitori fossero stati indotti a migliorare le risposte, esse sarebbero parse migliori della media e non in linea”. Infatti, se dobbiamo credere che non tutti i soggetti fossero bugiardi compulsivi, ci dovremmo aspettare che quella tendenza (anche non pienamente consapevole) a migliorare le risposte non porti a risultati “migliori della media” in ogni campo. Anzi i risultati dello studio sono proprio quelli che ci aspetteremmo nel caso in cui: 1. i soggetti siano “indotti” (non irresistibilmente portati) a migliorare le risposte; 2. la situazione reale sia quella in cui il benessere dei bambini di coppie omosessuali sia inferiore alla media. In questa ipotesi, la situazione reale (2) filtrata attraverso le risposte dei soggetti (1) migliorerebbe i risultati in modo tali da portarli a livelli “pari alla media”, in alcuni campi, e a livelli “superiori alla media” in altri: cioè proprio quello che indicano i risultati di Crouch.
      Si aggiunga a tutto questo qualche considerazione essenziale di carattere etico. La nostra opposizione alla omogenitorialità non si fonda solo, o soprattutto, sui “danni quantificabili” che potrebbero derivare ai bambini. Infatti, come spiegato anche in questo articolo, la immoralità non coincide con il concetto di danno quantificabile o rilevabile empiricamente. La omogenitorialità pone problemi, indipendentemente dai danni che potrebbe causare e indipendentemente dallo stesso principio di precauzione (che sarebbero cmq sufficienti):
      il rapporto di coppia in questi casi è fondato su un disordine morale: questa considerazione potrebbe sembrare di carattere confessionale, ma in realtà non lo è, o per lo meno non lo è in modo esclusivo: ci basiamo su una filosofia morale di carattere personalistico, ontologicamente (e oggettivamente) fondata, per cui la rettitudine morale di un’azione si misura principalmente in relazione al “bene” o “perfezione” cui è ordinata la facoltà che la pone. Nel caso della sessualità, il “bene” essenziale cui essa è ordinata viene negato dal rapporto omosessuale. Perciò la omogenitorialità non è solo fondata su un male morale, diventato vizio, ma induce i bambini eventualmente inseriti in quel contesto a credere normale e ordinato ciò che è disordinato.
      la omogenitorialità implica altre situazioni che a loro volta rappresentano disordini morali: nel caso di due “mamme” la accettazione della omogenitorialità implica la fecondazione eterologa, con tutti i problemi connessi al sacrificio di embrioni, alla reificazione dell’embrione diventato prodotto di laboratorio, alla scissione del legame biologico-genetico da quello familiare, al diritto al figlio a conoscere le sue origini, ecc; nel caso di due “papà”, implica il diritto non solo alla fecondazione eterologa ma anche alla pratica aberrante dell’utero in affitto.

  • Michele

    dice su:
    14/02/2015 alle 00:47

    Gentile FRP,
    il maggiore interesse di un bambino viene dall’essere cresciuto da persone che lo amano e sono felici. La storia e la biologia del genere umano ha favorito la formazione di nuclei familiari tra i più vari, grazie alla sopravvivenza delle donne alla menopausa e alla forte propensione alla socialità che tutti noi abbiamo. Famiglie con molte donne, molti uomini, nelle quali si delineano maggiormente le figure dei due genitori, ma non esclusivamente. La flessibilità è quindi notevole e permette anche ad una coppia di persone dello stesso sesso di rappresentare un buon nucleo dove crescere. Ogni elemento che disturba la serenità del bambino o della sua famiglia avrà un effetto ed è per questo che le coppie omosessuali e i loro figli dovrebbero essere rispettate. In futuro tutte le coppie omosessuali idonee ad avere bambini potranno averli e questo sarà un bene per tutti.

    Sul punto 1) temo lei confonda sutdi sulla mancanza di una figura genitoriale con quelli in cui ce ne sono due. Conosco anche io studi su genitori single divorziati o vedovi, ma avere un trauma non è la stessa cosa di crescere in una coppia serena.

    Sul punto 2) è piuttosto ovvio che ufficializzare il legami li si rinforzi, come è ben noto che più è difficile divorziare e meno lo si fa. Io sarei per una seria e solida politica per prevenire il divorzio, ma incentivando le coppie a stare assieme piuttosto che ostacolandole nella separazione. Ad ogni modo, ci vorranno decenni prima che le coppie omosessuali sviluppino una cultura della coppia, che è appunto culturale, perchè la monogamia non è universale, ci sono culture in cui non esiste. Pure io penso che la monogamia sia desiderabile, si arriverà all’equità omo-etero, ma si immagina come deve essere crescere in una società in cui non c’è alcun riferimento stabile di relazione? I giovani omosessuali non hanno centinaia di modelli culturali (film, letteratura, storia, ecc. ecc.) cui ispirarsi. Ci ha mia pensato? Eppure esistono molte coppie gay che durano da 30 anni.
    Ma quanto è importante che il tasso di divorzio sia più elevato tra gay? Uno studio del 2008 sulla rivista Family Relations della sociologa Jennifer Bratter della Rice University ha scoperto che negli Stati Uniti il divorzio in matrimoni misti nero-bianco era il doppio della media nazionale. Tra asiatici e bianchi? 59% in più. Eppure pochi potrebbero sostenere che i matrimoni interrazziali dovrebbero essere vietati perché i loro figli sono a rischio sostanzialmente maggiore di sperimentare gli svantaggi sociali , psicologici ed economici derivanti da un tasso di divorzio alto.
    Ogni caso va valutato a sè.

    Quanto al punto 3), ci sono numerosissimi studi (se vuole gliene posso citare una decina, può partire dal recente http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3093259/ ) che correlano disagio psichico e omofobia. L’intera comunità gay e lesbica vive il c.d. “senso della minoranza”, ovvero la sensazione oppressiva che consiste nel sapere che c’è una parte della popolazione che li osteggia, che li giudica. Questo è un passo indietro verso la normalizzazione delle relazioni omosessuali, con tutte le conseguenze del caso, che paradossalmente chi non rispetta le relazioni omosessuali alimenta.

    Tornando al punto della famiglia, la gravidanza delle lesbiche è un fatto e va gestito nel migliore dei modi. Studi come quello di Regnerus o di Sullins non servono a nulla, perchè non vanno al punto, ovvero capire come aiutare queste coppie, se ce n’è il bisogno. Sorvolo sulle gravi scorrettezze (e non semplici debolezze strutturali) di questi studi, per riallacciarmi alla questione interrazziale. Ci sono studi che scoraggiano genitori “misti” ( http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/15994621) e per i bambini di colore negli USA è più difficile riuscire degli studi (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12435824 ), ma ciò ovviamente non significa che il Presidente e la First lady siano dei cattivi genitori. Questo per ribadire che ancora una volta non è giusto ne possibile osteggiare queste coppie, come quelle omosessuali. Moltissime hanno la potenzialità di crescere figli, come dimostra lo studio di Crouch certamente. Forse non è adatto a dimostrare l’equivalenza, ma di certo è sufficiente a dimostrare che moltissime coppie omogenitoriali hanno la potenzialità di crescere figli.

    L’omogenitorialità non è strettamente legata a pratiche tecniche eticamente opache. Anche se una gravidanza naturale su 5 si conclude con un aborto spontaneo ( http://www.aou-careggi.toscana.it/internet/index.php ) io resto dell’idea che un embrione sia vita e che andrebbero impiantati uno alla volta per rispetto alla vita. Allo stesso tempo non sono contrario alla donazione dell sperma e degli ovuli, è una azione per la vita. La gestazione per altri la ammetto solo se fatta per amore e su base volontaria e senza lucro. Con queste premesse la vita umana è rispettata.

    Vengo dunque al punto fondamentale, che credo sia alla base di tutta la nostra conversazione. L’affetto omosessuale è moralmente giusto. Non c’è ragione di pensare sia una malattia, gli omosessuali stanno bene. Non c’è ragione di pensare che destabilizzino la società, perchè l’omosessualità non è uno stile di vita che si può adottare, ma un orientamento affettivo solido e sano. Sano perchè produce felicità. Certo socialmente, soprattutto a causa dello stigma e tra i maschi, ha vissuto anni difficili, con relazioni fragili e promiscue. Ma gli ultimi 20 anni hanno cambiato tutto e oggi un giovane gay non ha di fronte a se un futuro di notti nei parcheggi, ma la possibilità di avere una adolescenza serena e cercare il compagno con cui essere felice. Questo socialmente, come ho già detto.
    A livello di natura, credo che sia immorale, ovvero contrario al bene, cercare di imbrigliare un sistema che da sempre coltiva ontologicamente eccezioni per essere pronto ad ogni evenienza. La natura ha la “norma”, capitalizza l’esperienza. Ma una norma rigida è fragile, per questo ha eccezioni e anch’esse vengono “imparate” e capitalizzate. L’evoluzione funziona esplorando lo spazio delle possibilità, tramite eccezioni. Il nostro DNA ha vaste porzioni in cui la natura “pasticcia” senza rischi”.
    Quasi tutti sono “destrorsi”, quasi tutti sono tra 160-180cm, quasi tutti hanno un metabolismo di un certo tipo, quasi tutti capelli neri o biondi…Ma non sempre. In natura non esiste “la perfezione”, o meglio laperfezione è l’assenza di perfezione. Perchè ogni cosa può cambiare e le forme di vita che esistono da miliardi di anni sono quelle che lo hanno capito e codificato nel loro modo di essere. Le eccezioni si riconosco dalle “patologie” perchè non sono prodotte da agenti patogeni, non da incidenti biologici, non causano sofferenza, ma producono ricchezza, biodiversità. Non è un caso se l’omosessualità è molto più frequente sul ramo materno, dove ci sono più figli della media (Camperio Ciani, Università di Padova). Non è un caso se avere un gemello gay predice l’omosessualità più di avere un fratello, che predice più di avere uno zio sul ramo materno, che predice di più di avere un semplice amico gay. Non è determinata geneticamente (come non lo sono una miriade di caratteristiche che non possiamo scegliere del nostro modo di essere), come non è detto che un mancino abbia figli mancini, ma la probabilità aumenta e un mancino vive bene, vive diversamente.

    A prescindere poi da tutte queste evidenze, è di persone che stiamo parlando. Se vogliamo migliorare questa società dovremmo preoccuparci di cosa davvero mina i nostri valori. La ricerca spasmodica dell’apparire, del prevaricare, del superare, del possedere, l’individualismo e il narcisismo consumistico. Aggiungerei anche l’intolleranza, che deriva dalla presunzione di poter imporre le proprie idee assolute a chi vive in modo leggermente diverso dalla norma, ma non per questo meno “perfetto”, perchè un giorno quell’eccentricità potrebbe evolvere nella “nuova norma”.
    Io credo siano questi i problemi (anche degli omosessuali) che dovremmo combattere. Quando si combatte un amore, allora dovrebbe essere evidente che si sta facendo qualcosa di male e inutile.

    La ringrazio ancora per l’opportunità di riflessione. Fa sempre bene mettere nero su bianco concetti su cui si lavora astrattamente ogni giorno, in tante piccole riflessioni.

    • FRP

      dice su:
      14/02/2015 alle 17:42

      Caro Michele,
      mi chiamo Francesca. Lascio che a risponderle sia Alessandro, uno degli autori degli articoli sulle famiglie omoparentali. La lunghezza dei suoi post richiede l’impegno di un impiegato ad hoc, a tempo pieno, solo per lei…

      1) “il maggiore interesse di un bambino viene dall’essere cresciuto da persone che lo amano e sono felici”.
      – questa è un’affermazione priva di ogni fondamento. Si riconduce alla (distorta) teoria secondo la quale “il bambino non ha diritto ad un padre e ad una madre ma al massimo a qualcuno che genericamente si prenda cura di lui e lo ami. A parte che cozza con il buon senso comune (che significa accudire un bambino? Fare da baby sitter? Si riduce solo a questo il ruolo genitoriale? E della Dichiarazione mondiale dei diritti del bambino – crf. art. 7 – come non tenerne conto?) abbiamo già risposto con una confutazione direi definitiva qui:
      a) http://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/gender-diritto-ai-bambini-o-diritti-dei-bambini/
      b) http://www.notizieprovita.it/economia-e-vita/i-bambini-hanno-diritto-a-un-padre-e-una-madre-a-una-famiglia-vera/

      2) “La storia e la biologia del genere umano ha favorito la formazione di nuclei familiari tra i più vari […]”
      – suvvia, prendiamo in esame i vari continenti e diamo un’occhiata al modello di famiglia che si è ovunque imposto. Le sembra che la sua sia una tesi sostenibile, di fronte all’evidenza? O forse vuole assumere che siccome in qualche villaggio tibetano ci sono alcuni gruppi che si regolano con matrimoni poliandirci allora ne consegue che tale modello ha lo stesso valore della forma universalmente più diffusa? Attenzione a non fare dell’eccezione una norma. Sottolineo: norma, da cui il termine normale. Molto prezioso, ai fini della nostra discussione. E dato – nell’ambito delle scienze umane – anche dal criterio della percentuale.

      3) “La flessibilità è quindi notevole e permette anche ad una coppia di persone dello stesso sesso di rappresentare un buon nucleo dove crescere”.
      Anche questa è un’affermazione destituita di ogni fondamento. La rimando in merito ai punti sopra elencati nonché alla corposa letteratura accademica citata qui nelle pagine di Pro Vita (alcuni spunti sono anche qui: https://nellenote.wordpress.com/2015/02/14/bibliografia-di-testi-scientifici-contro-matrimoni-e-adozioni-gay/)

      4) “Ogni elemento che disturba la serenità del bambino o della sua famiglia avrà un effetto ed è per questo che le coppie omosessuali e i loro figli dovrebbero essere rispettate”.
      – questo è un altro assunto del tutto inconsistente, che anzi va rovesciato: 1) il bambino ha diritto ad un padre e a una madre e una coppia omosessuale non rispetta questo suo diritto 2) le coppie omosessuali che pretendono di allevare un bambino non rispettano il diritto del bambino stesso: è sempre dell’interesse primario del minore che si deve discutere, prima di tutto. Soprattutto, prima di fare vuota retorica.

      5) Nessuna confusione (“temo lei confonda studi sulla mancanza di una figura genitoriale con quelli in cui ce ne sono due”: due maschi o due femmine non sono infatti entrambi genitori.

      6) Incomprensibile è la sua seguente affermazione “Pure io penso che la monogamia sia desiderabile, si arriverà all’equità omo-etero, ma si immagina come deve essere crescere in una società in cui non c’è alcun riferimento stabile di relazione? I giovani omosessuali non hanno centinaia di modelli culturali (film, letteratura, storia, ecc. ecc.) cui ispirarsi”.
      – Si è mai chiesto come mai? Che razza di argomento sarebbe mai questo? E’ perfino ovvio rispondere che la relazione omosessuale – nel genere umano – *non è* normale, non è ciò che avviene di norma: si tratta di un’eccezione, gli individui che l’intrattengono devono essere rispettati, ma nel contempo non si può pretendere che sia elevata a regola universale.

      7) “Eppure esistono molte coppie gay che durano da 30 anni”. E quindi? Questo le sembra un buon motivo per privare un bambino di un padre e una madre?

      8) “Ma quanto è importante che il tasso di divorzio sia più elevato tra gay?”
      – Non credo sia importante visto che anche se le coppie omosessuali fossero tutte saldamente unite (per carità, non lo sono affatto) questo non cambierebbe di una virgola il problema: il diritto del bambino, il bisogno del bambino di avere un padre e una madre, una famiglia strutturante, etc. Non mi ripeto.

      9) “Uno studio del 2008 sulla rivista Family Relations della sociologa Jennifer Bratter della Rice University ha scoperto che negli Stati Uniti il divorzio in matrimoni misti nero-bianco era il doppio della media nazionale. Tra asiatici e bianchi? 59% in più. Eppure pochi potrebbero sostenere che i matrimoni interrazziali dovrebbero essere vietati perché i loro figli sono a rischio sostanzialmente maggiore di sperimentare gli svantaggi sociali, psicologici ed economici derivanti da un tasso di divorzio alto”.
      – Logico: si parla sempre di matrimoni uomo-donna. Che c’entra scusi?

      10) “Ogni caso va valutato a sé”. Ma davvero? E chi lo dice? Cos’è, la morale adesso diventa affare soggettivo? E chi decide? Come? Quando? Con quale autorità?

      11) “Quanto al punto 3), ci sono numerosissimi studi (se vuole gliene posso citare una decina, può partire dal recente http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3093259/ ) che correlano disagio psichico e omofobia”.
      – Le faccio notare che l’omofobia è già di per sé un disagio psichico. Quella reale, intendo, non quella che taluni vogliono sbattere in faccia ai sostenitori dei diritti del bambino solo per poter fare tranquillamente il proprio comodo, a spese dei minori.

      12) “L’intera comunità gay e lesbica vive il c.d. “senso della minoranza”, ovvero la sensazione oppressiva che consiste nel sapere che c’è una parte della popolazione che li osteggia, che li giudica”.
      – questo lo dice lei. Non mi dica che ha fatto un sondaggio a induzione completa, la prego. E come mai abbiamo gay famosi in Parlamento, nel mondo dello spettacolo della cultura? Se la nostra società fosse veramente omofobica nessuno dichiaratamente gay avrebbe potuto riscuotere successo (e soldi a palate).

      13) “Studi come quello di Regnerus o di Sullins non servono a nulla, perchè non vanno al punto, ovvero capire come aiutare queste coppie, se ce n’è il bisogno”.
      – Come no. Il punto è precisamente l’opposto: informare le persone perché in futuro nessun bambino sia deprivato con violenza della madre o del padre solo per accontentare i desideri di una coppia gay o lesbo che sia. O perché no, a questo punto, di un gruppo. Come per inciso suggeriva lucidamente la presidentessa delle famiglie arcobaleno, Giouseppina la Delfa (“anche diciotto genitori vanno bene”, parole testuali).

      14) “Sorvolo sulle gravi scorrettezze (e non semplici debolezze strutturali) di questi studi”
      – bravo fa bene. Ero già pronto a parlare del BIAS delle ricerche tanto sventagliate dall’Apa. E magari, intanto che ci sono, anche della credibilità dell’Apa stessa.

      15) la questione interrazziale è del tutto fuori tema. Si tratta di una falsa analogia: coppie omosessuali non sono in alcun modo assimilabili a genitori eterosessuali di razze diverse, etc. Mi sembra incredibile che glielo debba spiegare.

      16) “io resto dell’idea che un embrione sia vita e che andrebbero impiantati uno alla volta per rispetto alla vita”.
      – scusi, ma che sta a dire? Intende che dovremmo passare dalla generazione alla fabbricazione di esseri umani per renderci tutti uguali alle copie omosessuali che ricorrono all’utero in affitto? Spero di aver frainteso il suo discorso.

      17) “La gestazione per altri la ammetto solo se fatta per amore e su base volontaria e senza lucro”.
      – ma sta scherzando, vero? Strappare un bambino alla propria madre dopo il parto (lei ne ha mai visto uno? Lo sa di cosa sta parlando?) è un gesto di inaudita violenza che basta da solo – e mi fermo qui – a smascherare tutta la retorica e l’ipocrisia del gesto d’amore e dell’assenza di lucri (ma che sta a dire?) della “gestazione per altri”. Per carità, non facciamo retorica da bar sulla pelle delle persone. I bambini sono persone, lo sa? Hanno dei diritti, lo sa? Sono soggetto e non oggetto del diritto altrui, lo sa?

      18) “l’omosessualità non è uno stile di vita che si può adottare, ma un orientamento affettivo solido e sano”.
      – Beh questa è una sua particolarissima convinzione, per carità, liberissima, peccato che i dati OMS dicano ben altro sulla “sanità” e pure sulla “solidità” ci sono ricerche che dicono – dati alla mano – esattamente il contrario.
      Ne cito solo due: a) Gli omosessuali hanno un rischio di contrare l’Hiv 19 volte più alto rispetto al resto della popolazione, tanto che l’OMS raccomanda di dare la pillola antiretrovirale agli omosessuali per prevenire l’infezione da Hiv – anche per l’Italia (http://www.corriere.it/salute/14_luglio_11/aids-pillola-preventiva-gay-nuove-linee-guida-dell-oms-33136d40-08dc-11e4-89ec-c067e3a232ce.shtml); (per non parlare dell’incidenza del cancro alla bocca nella popolazione omosessuale) b) non poche ricerche hanno mostrato che le relazioni omosessuali sono decisamente più instabili di quelle normali:
      http://www.nellenote21.blogspot.it/#!http://nellenote21.blogspot.com/2014/07/le-unioni-omosessuali-sono-piu.html

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