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Home Page > Aborto > Liberi da…? L’indipendenza assoluta è impensabile!
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Osservava Gustave Thibon che poche cose sono volatili quanto l’essere liberi, facoltà mai definitivamente acquisita e sempre minacciata. La vera libertà si conquista giorno per giorno lottando contro tutto quel che sminuisce o degrada l’essere umano.

La libertà è minacciata di distruzione da due fronti. Il primo, il più classico, promuove una distruzione per atrofia. È il metodo seguito dalle tirannie, che minacciano la libertà con l’oppressione e la dittatura.

Ma esiste anche una insidia più sottile, che consiste nel corrompere l’essere liberi attuandola là dove non dovrebbe stare. Qui la distruzione avviene piuttosto per ipertrofia.

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Se vogliamo un esempio di corruzione del nostro essere liberi pensiamo all’opera di distruzione della famiglia. Tradizionalmente la famiglia è una di quelle istituzioni sociali che procurano sicurezza a scapito della libertà di scelta. La caratteristica principale dei legami familiari è l’incondizionalità, l’assenza di scelta. Avere possibilità di scegliere una persona vuol dire anche essere liberi, eventualmente, di non sceglierla. In questo senso nessuno di noi ha scelto i propri genitori o i propri fratelli.

Col divorzio e l’aborto si è introdotta l’idea che si è liberi di scegliere – propria semmai della sfera commerciale – all’interno della famiglia: il divorzio permette di revocare il legame coniugale, l’aborto consente addirittura di revocare la vita del figlio. Aver messo la libertà là dove non dovrebbe stare è come aver inoculato un virus nella rete degli affetti familiari. Un virus che ha messo in crisi il tessuto connettivo della famiglia, quell’impasto di fedeltà, lealtà, sentimento di solidarietà di cui sono intessuti i legami familiari. Così la figura del genitore si carica di ambivalenza: non solo presenza che rassicura ma anche assenza che angoscia. L’essere liberi inteso in chiave moderna, nato sulle ceneri di solidità in dissolvenza, implica il rischio assillante dell’abbandono.

Ma la libertà corrotta non tarda a volgersi nuovamente in dittatura. Lo prova l’incredibile vicenda del cosiddetto “délit d’entrave à l’IVG”, il “reato di intralcio all’aborto” che in Francia punisce tanto chi intralcia materialmente l’aborto quanto chi lo ostacola psicologicamente, recentemente esteso anche al web.

In nome dell’essere liberi di abortire si arriva così a soffocare la più elementare delle libertà democratiche: quella di manifestare il proprio pensiero. E l’intolleranza si giustifica proprio con una libertà assoluta in virtù della quale la donna va considerata la sola arbitra della propria decisione di abortire. Così l’aborto si trasforma, da facoltà depenalizzata e concessa ad alcune condizioni, in un diritto individuale. La prima conseguenza di una tale trasformazione è l’eliminazione di qualsiasi figura intermedia. Se la volontà individuale è sovrana allora bisogna levare di mezzo qualsiasi confronto con un’istanza esterna che le si opponga, fosse anche solo con la parola.

In base a questa logica rovesciata la vera pratica da reprimere diventa ogni attività di persuasione e di prevenzione dell’aborto.

Non si può essere liberi senza legge. L’indipendenza assoluta è impensabile. Si obbedisce sempre a qualcosa o a qualcuno. Il teppistello che si sottrae alle leggi del vivere civile non fa altro che sottomettersi alle leggi della malavita. Non diversamente, lo stato che legifera contro la vita si assoggetta alla tirannia di una cultura di morte.

Andreas Hofer


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