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Home Page > Filosofia e morale > Matrimonio omosessuale? Eutanasia? Per la filosofia d’avanguardia di Peter Singer sono ‘quisquilie intellettuali’
Peter Singer_eutanasia_matrimonio omosessuale

Negli Stati Uniti c’è una profonda corrente culturale che sta avanzando; il suo principale esponente in questo Stato dominato dal Partito Democratico (il New Jersey, ndt) è Peter Singer.

Molti lettori potrebbero chiedersi, “Peter chi?” – ma il New York Times, nello spiegare come il suo pensiero ricada sulla popolazione attraverso i media e le università, ha fatto notare che “nessun altro filosofo vivente ha mai avuto questo tipo di influenza”. Il New England Journal of Medicine ha detto che Singer “ha avuto più successo nel rendere accettabili certi comportamenti di ogni altro filosofo dai tempi di Bertrand Russell”. Infine, il New Yorker lo ha definito “il più influente filosofo attualmente in vita”.

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Il matrimonio omosessuale, per lui, è una ‘quisquilia intellettuale‘, già risolta secondo logica; per lui è piuttosto il caso di procedere al gradino successivo: il poliamore. Perché nel momento in cui i politici discutono sulla definizione di matrimonio tra due persone, Singer sostiene che ogni tipo di comportamento sessuale “pienamente consensuale” è eticamente giusto, ed è indifferente che coinvolga due persone oppure duecento.

Per esempio, quando gli ho chiesto un parere sulla necrofilia (due persone che si accordano sulla possibilità, concessa a chi dei due sopravvive all’altro, di avere rapporti sessuali con il cadavere del partner) lui ha risposto che “non c’è alcun problema morale al riguardo”. Riguardo alla bestialità (le persone possono fare sesso con gli animali, considerati come partecipanti consenzienti?) ha risposto: “ti chiederei che cosa ti trattiene dall’avere una relazione più appagante, ma di sicuro non è qualcosa di moralmente sbagliato”.

Se il ventunesimo secolo diventerà il secolo di Singer, vedremo anche l’infanticidio legale di bambini nati malati oppure di neonati che hanno un fratello maggiore malato che ha bisogno di alcune sue parti del corpo per poter essere curato. A questo punto sorge spontanea una domanda: cosa dire di una coppia di genitori che concepisce e fa nascere un figlio allo scopo di ucciderlo, prelevare i suoi organi e trapiantarli nel figlio maggiore? Per Singer “è difficile mettere in guardia dei genitori che intendono adottare una visione così controversa, ma in ogni caso essi non starebbero facendo qualcosa di sbagliato in sé”. C’è quindi qualcosa di sbagliato in una società in cui i bambini sono allevati come serbatoi di parti del corpo di ricambio per un uso su larga scala? Per Singer la risposta è “no”.

Quando siamo andati a pranzo un mese dopo la prima intervista e gli ho riletto le sue risposte, lui ha risposto che sarebbe “preoccupato per una società in cui il ruolo di alcune donne fosse quello di far nascere ed allevare figli a quello scopo”, ma nel complesso ha confermato le sue precedenti affermazioni. Ha anche ribadito che sarebbe eticamente corretto uccidere bambini di un anno se affetti da disabilità fisiche o mentali, anche se la questione dell’infanticidio andrebbe “sollevata prima possibile dopo la nascita”.

Tali proposte sono biblicamente e storicamente mostruose, ma Singer è un pacato professore di Princeton. Mezzo secolo fa Whittaker Chamber scrisse: “l’uomo senza Dio è una bestia, ed è tanto più bestiale quando è il più intelligente nella sua bestialità”. Tuttavia, parte dell’efficacia di Singer nell’insegnare ‘Etica applicata’ agli studenti di Princeton sta proprio nel fatto di non presentarsi personalmente come bestiale.

Clive Staples Lewis, sessantuno anni fa, scrisse ‘Quell’orribile forza‘, un romanzo in cui dei malvagi materialisti assunti dall’Istituto Nazionale degli Esperimenti Coordinati (in inglese la sigla è N.I.C.E., letteralmente ‘bello’, gentile’, ‘giusto’, ‘corretto’, ndt) sarebbero stati chiamati ad operare in un edificio che avrebbe costituito “una vistosa aggiunta alla skyline di New York”. Ma Singer se ne sta in un ufficio senza pretese al Centro di Princeton per i Valori Umani, che è ospitato in un piccolo edificio grigio-verde, con un giardino che digrada verso la strada. L’indirizzo del Centro ha pure un richiamo per così dire ‘bucolico’: Via dell’Edera, 5 (5 Ivy Lane in inglese, ndt).

Ma chi è questo influente filosofo che sembra gentile (in inglese ‘nice’, ndt)? Sebbene sia Peter Singer che il presidente George W. Bush non siano chiaramente due gemelli separati alla nascita, essi sono nati nello stesso giorno, il 6 luglio 1946. Singer non ha avuto un futuro presidente come padre e un senatore come nonno; è nato in Australia non molto tempo dopo la morte di due nonni e una nonna nei campi di concentramento nazisti. La nonna che sopravvisse aveva sempre rispettato le regole alimentari ebraiche. Smise però di farlo nel 1946 perché, come lei stessa disse, “se Dio permette ad un uomo buono come mio marito di morire, io non devo seguire le Sue leggi”.

Due dei bisnonni di Singer erano rabbini. Lui racconta di essere cresciuto con “una grande consapevolezza dell’Olocausto”, appresa dai suoi genitori e dai loro amici, che provenivano da simili esperienze. Ricorda anche che le sue visioni atee e culturalmente estreme sono il risultato di un puro lavoro intellettuale, ma è altrettanto consapevole di “essere rimasto colpito fin dall’inizio dalla tesi di sua nonna: come può esistere Dio che permette l’Olocausto?”

Nel suo racconto Singer ha anche detto che suo padre frequentava occasionalmente la sinagoga, soltanto per le festività maggiori; ricorda di esserci andato lui stesso “una volta o due”, ma “i miei genitori tenevano molto al fatto che io entrassi nei migliori circoli professionali” in Australia. Questo significava mandarlo in una scuola privata sotto gli auspici liberali dei Presbiteriani. La fede cristiana non era integrata nei programmi del corso, ma lui frequentava una funzione religiosa due volte a sessione oltre ad un’assemblea religiosa che si teneva ogni mattina e che includeva canti di inni e recita del Padre Nostro.

“L’assemblea era alle volte un po’ noiosa – ha ricordato Singer -, e di tanto in tanto passavo il tempo sfogliando a caso pagine della Bibbia”. Grazie a tutto questo, oggi Singer può inserire in una discussione accurati riferimenti allo sterminio dei Madianiti da parte degli Israeliti. Un cappellano era infatti solito dargli qualche insegnamento sul tema una volta alla settimana. Gli insegnanti non hanno però mai abbracciato una visione coerente della teologia, così Singer è stato piuttosto influenzato dalla lettura de La Storia della Filosofia Occidentale di Bertrand Russell. Da adolescente Singer ha quindi sviluppato una visione scettica che ha poi mantenuto, e ha anche sviluppato l’abilità di trarre una conclusione riguardo a ogni materia.

Quando gli ho fatto notare come la maggior parte dei più acuti filosofi di lingua inglese del ventesimo secolo si fossero convertiti da adulti al cattolicesimo (Elizabeth Anscombe, Peter Geach, John Finnis, Micheal Dummett e Nicholas Rescher hanno tutti sottolineato le basi intellettuali della loro conversione) Singer ha risposto: “trovo singolare che qualcuno abbia una conversione al Cattolicesimo Romano su basi intellettuali”.

Quando ho parlato di altre persone intelligenti che erano diventate evangeliche attraverso la convinzione che la Bibbia fosse la Parola di Dio, lui ha sostenuto che “una persona intelligente potrebbe non arrivare a quella conoscenza basandosi su un’analisi critica ed imparziale. La gente può anche avere dei bisogni di natura psicologica”. Pressato dalle domande, Singer non ha tenuto conto della necessità di autonomia che lui ed altri atei possono avere.

Singer cerca invece di vivere con coerenza all’interno dei comandamenti che lui ha scritto per sé. Come si addice a un pensatore diventato famoso tre decenni fa per aver sdoganato intellettualmente il movimento per i diritti degli animali, nel suo ufficio non si vedono sedie o borse di cuoio. Al posto di cinture o scarpe di pelle lui preferisce la plastica (giustamente, dato che lui considera la natura umana come plastica e malleabile). Non aveva indosso una cintura, sia il 12 ottobre che il 9 novembre, ma i suoi pantaloni sono sempre rimasti su. A pranzo ha mangiato solo verdure.

Gli intervistatori hanno indagato sulla sua vita in cerca di contraddizioni, e molti hanno rivelato di averne trovata una: malgrado lui sia favorevole all’eutanasia legale per persone con l’Alzheimer che non possono parlare oppure riconoscere i figli, ha permesso a sua madre, Cora, di continuare a vivere la sua vita. In realtà, come ha aggiunto, sua sorella e altri familiari erano coinvolti nella decisione; se fosse dipeso unicamente da lui, sua madre avrebbe potuto morire prima.

Singer ha avuto una vita fatta di traguardi accademici e di dibattiti teorici. Sulle pareti del suo ufficio non mette in mostra i suoi diplomi, ma potrebbe mostrarne uno prestigioso: un dottorato all’Università di Oxford. È stato fondatore e primo presidente dell’International Association of Bioethics e ha scritto libri e articoli che sono stati pubblicati in diciannove lingue. Tra i suoi libri: Liberazione Animale, Etica Applicata, Ripensare la Vita e la Morte: Il Crollo della Nostra Etica Tradizionale, e (più recentemente) Il Presidente del Bene e del Male, un libro che attacca George W. Bush.

Ha anche regolarmente rifiutato il concetto, enunciato nella Dichiarazione di Indipendenza, che ognuno di noi è creato uguale. Piuttosto, il valore di una vita varia in funzione della sua razionalità ed autocoscienza, senza una linea di demarcazione precisa tra animali ed umani. Per esempio, ponendosi il caso della scelta tra lasciare vivo uno scimpanzé adulto e un neonato umano, lo scimpanzé dovrebbe avere la precedenza sul bambino. Ha anche fatto cadere la storica distinzione tra libertà e licenza: qualunque attività è etica fintantoché è consensuale.

L’enfasi che Singer pone sul consenso lo differenzia dal pensiero di alcuni liberal e lo rende un critico dell’imperialismo giuridico. Naturalmente è a favore dell’aborto su richiesta ma è d’accordo con Robert Bork sul fatto che la questione “debba essere lasciata al legislatore”. Definisce la Roe v. Wade “un pezzo di legislazione giudiziale” e sostiene che “è antidemocratico prendere decisioni così importanti escludendo il parere della gente”.

I leader del N.I.C.E. di C. S. Lewis sono totalitari. Usano il controllo dei media e le forze di polizia per costringere gli oppositori a sottomettersi. Singer dice di non essere un totalitario perché accetta il dibattito e rileva che “le persone possono tracciare i confini dovunque”. Tuttavia, all’interno del singerismo, dovrebbero farlo? Singer disapprova i tentativi che puntano a definire degli standard di ‘bene’ e ‘male’ che vadano oltre l’utilitarismo, e si augura volentieri di riuscire a convincere delle persone a fare alla sua maniera.

Come possono i cristiani ed altri combattere il singerismo? Alcuni hanno cercato di estrometterlo dai dibattiti o di zittirlo in altri modi, ma questo è eticamente inopportuno alla luce degli ideali americani di libertà ed è pure irrealistico nella pratica, tenendo conto dell’appoggio che le sue idee già hanno tra i leader dei media e delle accademie.

Inoltre, le sue affermazioni senza mezzi termini spingono gli studenti che si riversano in gran numero ai suoi corsi e altri che lo sentono parlare a chiedersi su quali basi potrebbero non essere d’accordo con lui: ripugnanza estetica? Risultati di ricerche di scienze sociali? Altri metodi di ragionamento? Legge naturale? Rivelazione biblica? Una combinazione di quanto appena detto?

I cristiani non dovrebbero rifuggire da tali dibattiti, specialmente da quando, rispondendo a una domanda che gli era stata rivolta, Singer ha rivelato di vivere in una torre d’avorio. Dal momento che risiede negli Stati Uniti soltanto da cinque anni dopo una vita passata in Australia, dimostra di non sapere molto della cultura americana. Scrive della povertà negli Stati Uniti ma si rende conto di aver trascorso ben poco tempo a parlare con i poveri. Approva il poliamore in astratto ma nella sua vita, come ha detto, è stato sposato per 35 anni con una donna, Renata Singer. Ha anche fatto notare che insieme hanno tre figlie tra i 20 e i 30 anni, tutte vegetariane.

Spingendosi ben al di là di un connaturato egoismo mascherato da altruismo, le proposte di Singer sulla consensualità soffrono di una mancanza di realismo. Se gli ‘standard volontari’ che lui propone sembrano già abbastanza bestiali, lui non riconosce che i prevaricatori li eleveranno presto al rango di scelte preferenziali o li renderanno addirittura obbligatori. Se l”eutanasia volontaria’ diventasse pratica comune, crescerebbe la pressione sugli anziani o sui disabili affinché si tolgano di mezzo piuttosto che restare in vita a consumare risorse. Se l’infanticidio ‘sottoposto a rigorose condizioni’ fosse legalizzato, le condizioni diventerebbero presto meno stringenti, i giornalisti scoprirebbero delle iniquità perché in alcuni posti la pratica sarebbe permessa e in altri no, a parità di condizioni. Così l’infanticidio su richiesta dei genitori diventerebbe presto la norma; esattamente quello che è avvenuto con l’aborto.

La ‘consensualità’ di Singer sembra ben lontana, stilisticamente parlando, dall’ingegneria sociale del N.I.C.E., ma la rivoluzione sociale nell’opera di Lewis comincia in maniera relativamente gentile (‘nice’, ndt), con articoli di giornale che ridicolizzano chi si oppone. Singer vuole deliberatamente usare la persuasione e il dibattito per sostituire l’etica biblica con la sua, ma il dibattito si può a fatica considerare giusto dal momento che le principali università hanno ‘programmi etici’ di taglio singerista, che ricevono fondi da grandi aziende e da donazioni di ex studenti.

Questi programmi ritengono che l’uomo senza Dio sua un cervello meraviglioso, non una bestia, e la loro autorevolezza accademica trova un baluardo nei media amici che danno ampio spazio ai loro sostenitori e al tempo stesso criticano altri modi di giungere alle decisioni. Pochi finanziatori di università hanno preso la posizione assunta da Steve Forbes nel 1999, quando giurò che non avrebbe  più versato soldi nelle casse del suo ateneo “fino a quando Peter Singer

La presa di posizione di Forbes era senz’altro giusta in quelle circostanze, ma se gli amministratori di Princeton fossero d’accordo con la diversità ideologica, allora sarebbe possibile agevolare un vero dibattito. I finanziatori potrebbero fare pressioni all’Università di Princeton affinché essa nomini un professore con valori biblici da insegnare in un corso parallelo di Etica Applicata, in questo modo gli studenti avrebbero l’opportunità di sentire le principali alternative al singerismo.

Un valido ma piccolo programma in ‘Ideali e Istituzioni Americane’ è riuscito a trovare un appoggio a Princeton, ma non esiste alcun corso che faccia da diretto contraltare a quello di Singer. Così, per molti studenti, la melodia di questo pifferaio magico entra indisturbata nelle loro menti, influenzando il loro voto riguardo al matrimonio tra persone dello stesso sesso e tutte le altre allarmanti questioni che emergeranno.

Tutto questo è importante non solo per Princeton e istituzioni simili ma per l’intera società americana. In mancanza di un dibattito nelle nostre principali università, ogni elezione è un tentativo, da parte della gente che si rifà all’etica biblica, di tenere a distanza l’assalto di coloro che hanno un’etica intrisa di singerismo e che provano a vincere ridicolizzando quello

Traduzione a cura di Andrea Tosini

Clicca qui per leggere l’articolo originale pubblicato da WorldMag in lingua inglese

Fonte: WorldMag

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