27/02/2015

Adozioni gay, dopo le unioni civili, come da copione

In Colombia sono riconosciute e tutelate le unioni civili anche tra persone omosessuali.

Secondo una strategia ormai collaudata e spesso vincente, le lobby LGBT hanno allora chiesto di consentire pure le adozioni gay.

Di fronte a questa richiesta, però, la Corte Costituzionale ha frenato, sebbene non del tutto. Lo scorso 18 febbraio, infatti, i giudici supremi della Colombia hanno assunto una posizione alquanto ambigua, che sa di cerchiobottismo. Se da una parte infatti la Corte si è pronunciata contro il diritto di adozione da parte di coppie omosessuali, dall’altro si è espressa in senso favorevole a quella che noi potremmo chiamare stepchild adoption e che sembra piacere tanto anche al governo Renzi. In pratica, viene riconosciuto il diritto di “genitorialità” del partner di una persona omosessuale, rispetto agli eventuali figli biologici di quest’ultima, purché vi sia un rapporto stabile di coppia.

In pratica si consente di fatto il barbaro mercimonio di donne e bambini che è l’utero in affitto: infatti i figli comprati con questo sistema di sfruttamento del corpo della donna che scandalizza così poco le femministe, geneticamente e legalmente possono appartenere ad un Tizio che convive con un Caio. Se Caio può adottare i figli di Tizio, il gioco è fatto.

La decisione della Corte , però, ha scontentato tutti. Non ha gioito la Chiesa e chi ha a cuore la difesa della famiglia naturale, perché ovviamente la sentenza priverà alcuni bambini della mamma o del papà, come ha affermato mons. Luís Augusto Castro, presidente della Conferenza episcopale colombiana. Le persone di buon senso non concepiscono che per legge siano genitori due donne o due uomini, perché è contro natura (adoptio natura imitatur, dicevano gli antichi)

D’altra parte, non hanno esultato nemmeno le lobby LGBT, che, visti alcuni precedenti giuridici significativi, speravano in una vittoria totale. Infatti, la Corte aveva già approvato in passato la possibilità per gli omosessuali di adottare bambini in forma individuale. Inoltre, lo scorso agosto una donna, partner della madre biologica, era già stata autorizzata ad adottarne la figlia. Tutto ciò evidentemente non è bastato a spingere i giudici sino alle estreme conseguenze.

In ogni caso, però, la sentenza resta favorevole alle istanze LGBT.

Blu-Dental

In un contesto normale, infatti, certe questioni e certe rivendicazioni non dovrebbero passare nemmeno per l’anticamera del cervello e ad esse non si dovrebbe cedere nemmeno di un millimetro.

A seguito della sentenza, l’avvocato German Rincon, difensore dei diritti della comunità gay, ha criticato la suprema Corte, perché avrebbe penalizzato i bambini abbandonati, che ora non potranno avere una famiglia. Un grande dibattito è nato anche nel mondo politico, con diverse personalità che si son dette decise a intervenire in via legislativa per tutelare i diritti degli omosessuali.

Tuttavia, pare si dimentichi che il primo diritto da difendere è avere un padre e una madre e non essere considerato il giocattolino di una coppia che per natura non può e non potrà mai avere dei figli.

Fonte: Matchman News

Federico Catani

Questo articolo e tutte le attività di Pro Vita & Famiglia Onlus sono possibili solo grazie all'aiuto di chi ha a cuore la Vita, la Famiglia e la sana Educazione dei giovani. Per favore sostieni la nostra missione: fai ora una donazione a Pro Vita & Famiglia Onlus tramite Carta o Paypal oppure con bonifico bancario o bollettino postale. Aiutaci anche con il tuo 5 per mille: nella dichiarazione dei redditi firma e scrivi il codice fiscale 94040860226.