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Home Page > La Buona Notizia > Cellule immunitarie adulte fanno regredire il cancro
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Abbiamo parlato più volte di cellule staminali. Abbiamo spiegato che la ricerca sulle cellule embrionali finora è servita a solo ad uccidere embrioni e a soddisfare l’ansia di hybris degli scienziati scientisti.

Oggi, parliamo di cellule non staminali, cellule umane in grado di far regredire i tumori.

La vicenda è stata pubblicata dalla Associated Press negli ultimi giorni dell’anno appena trascorso dal titolo: ” Cells dripped into the brain help man fight a deadly cancer ” (Cellule inoculate nel cervello aiutano un uomo a sconfiggere un cancro mortale).

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Qui – come dicevamo – si  sono usate cellule non staminali, cellule adulte prese dal corpo del paziente malato di cancro.

Richard Grady, 50 anni, è stato curato con la terapia cellulare chiamata  CAR-T.

Aveva un cancro al cervello mortale (glioblastoma) che si era già diffuso per la spina dorsale ed era ritornato più volte nonostante le varie cure tradizionali tipo la chemioterapia. Dopo il trattamento CAR-T i suoi tumori si sono ristretti fino a scomparire completamente.

Questo tipo di immunoterapia ha già ha aiutato alcune persone con tumori del sangue come la leucemia. Ma il modo in cui è stata usata  è nuovo, e può consentire il suo utilizzo non solo per i tumori cerebrali, ma anche altri tipi di cancro come quello alla mammella e al polmone.

Semplificando al massimo, per noi  non addetti ai lavori, alcune sue cellule immunitarie, cellule del sangue chiamate cellule T,  sono state introdotte con un tubicino nel cervello dove si forma il fluido spinale  e fino alla spina dorsale.

Le cellule immunitarie del paziente sono state geneticamente modificate in laboratorio. Il CAR (Chimeric Antigen Receptor), che si aggiunge alle cellule, fa in modo che le cellule immunitarie modificate aggrediscano specificamente il tumore.

Dopo tre trattamenti, tutti i tumori si erano ridotti drasticamente. Dopo il 10° trattamento, sono scomparsi: Grady è stato in grado di tornare al lavoro.

Certamente, non si può cantar vittoria troppo presto: questa è ancora una terapia sperimentale. E purtroppo su Grady sono comparse altre metastasi (in parti del corpo non coinvolte nel trattamento).

Finora, comunque ha guadagnato un anno e mezzo di vita, vita di buona qualità, il che non è poco.

Insomma, la scienza vera, che è scienza buona, ha aperto una porta importante alla speranza, per i malati di cancro.

A tutt’oggi non ci risulta che la notizia sia stata pubblicata in Italiano. Magari i media nostrani sono troppo impegnati a festeggiare l’Anno Nuovo e non ci hanno fatto caso.

O forse sono un po’ allergici alle buone notizie, soprattutto a quelle che danno speranza ai malati terminali.

E’ molto  più di moda convincerli che – poverini, “per il loro bene” – è meglio che la facciano finita…

Francesca Romana Poleggi

Fonte: National Right To Life

 


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