Home Page > Notizie dal mondo > Dolce&Gabbana pro famiglia nel mirino della lobby LGBT
Dolce&Gabbana_famiglia

Le esternazioni di Dolce e Gabbana a favore della famiglia naturale non potevano passare inosservate.

E ovviamente i due stilisti non potevano non essere massacrati mediaticamente, a livello internazionale.

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Invitiamo i nostri lettori a twittare  #SupportDolceGabbana  e a sottoscrivere la petizione di Citizien Go che esprime solidarietà ai due stilisti, in cui si legge:

” scrivo per esprimervi il mio sostegno in occasione degli attacchi personali e della campagna di boicottaggio che state affrontando in questi giorni, dopo l’intervista rilasciata a Panorama.

Vi sono grato per la vostra campagna #DGfamily, che mostra tutta la bellezza della famiglia fondata sull’unione di un uomo e una donna. Grazie del coraggio con cui, nell’intervista e nella campagna pubblicitaria, vengono espresse posizioni e sensibilità così coraggiose: affermare la propria contrarietà a pratiche come l’utero in affitto o la fecondazione artificiale rappresenta un atto che va contro il “politicamente corretto”, e di ciò bisogna darvi merito.

Nonostante le pressioni e i tentativi di boicottaggio, vi invito a non desistere. In passato, altri imprenditori, spaventati dalle conseguenze delle loro affermazioni in difesa della famiglia, hanno deciso di “chiedere scusa” ed allinearsi al pensiero dominante. Sono convinto che voi non lo farete, soprattutto perché nell’esprimere le proprie opinioni non c’è nulla di cui scusarsi.”

Uno dei commenti che ci è piaciuto su tutta la vicenda l’abbiamo letto su Milano Post . In esso si legge fra l’altro:

Abituati come siamo al clima ideologico italiano, sempre abilmente sfruttato dalle varie lobby politiche, dobbiamo constatare come possiamo ancora stupirci di quel che succede all’estero.

Nessuno in Italia è riuscito ad arrivare a un livello tale di disprezzo dell’opinione altrui come ci è riuscito il barone di sua maestà Sir Elton John. (…)

La furia di Elton John, padre adottivo di due bambini ottenuti a seguito di utero in affitto e fecondazione artificiale, non si è fatta attendere: “Come osate riferirvi ai miei splendidi figli come sintetici? — ha scritto il cantante sul social network — . Vergognatevi di aver puntato il dito contro la fecondazione in vitro, un miracolo che ha consentito a legioni di persone che si amano, sia eterosessuali sia gay, di realizzare il loro sogno di avere figli. Il vostro pensiero arcaico è fuori dal tempo, come la vostra moda. Non indosserò più abiti di Dolce & Gabbana”. In parallelo ha lanciato l’hashtag #BoycottDolceGabbana, rilanciato anche da altre star come Ricky Martin e la tennista Martina Navratilova.

Questa vicenda rende chiara almeno una cosa: la parola “omofobia” è completamente priva di significato, se due icone gay vengono boicottate e attaccate proprio da altri gay. E non pochi, perché è da anni che i due stilisti disallineati dalle lobby di pensiero lgbt ne ricevono di ritorno continui attacchi e insulti. È più il caso di parlare di paura della libertà di espressione e di pensiero, paura di un’opinione che possa essere contraria con la versione sdoganata come giusta e civile.

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Dolce e Gabbana sono colpevoli di avere un’opinione contraria, di ritenere illegittimo forzare la natura nei limiti che ha imposto all’essere umano, solo per soddisfare puri desideri (non diritti). Per questo, nonostante gay e icone di stile, vengono attaccati dalla congrega lgbt internazionale, e il verdetto è unanime: negate e convertitevi, o nessuno comprerà i vostri abiti.

Caduta la maschera della lotta alla discriminazione e all’omofobia emerge il vero intento dei gruppi che hanno elaborato le teorie del gender: censurare il dissenso dalle proprie idee, da qualsiasi parte arrivi, anche da altri omosessuali, per affermare la propria dottrina dei diritti per tutti tranne che per i bambini. Non giudico qui tanto il contenuto delle posizioni, quanto il disprezzo mostrato verso la libertà di espressione, lecita solo se rispetta i propri parametri.

Il principio è lo stesso dell’attacco jihadista alla redazione parigina di Charlie Hebdo: allora tutti erano Charlie, tutti accoliti della libertà di pensiero ed espressione. Oggi gli stessi boicottano Dolce&Gabbana. Io, come allora ero Charlie [cosa che noi non eravamo, ndr], oggi senza dubbio #JeSuisD&G.

Gabriele Legramandi

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Un Commento, RSS

  • roberta del becaro

    dice su:
    19/03/2015 alle 17:51

    Condivido quello che avete detto.
    Sono sconvolta a vedere che non c’è rispetto quando uno esprime il proprio pensiero: nemmeno tra loro. Grazie aDolce e Gabbana; vi siete distaccati vi ammiriamo.

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