Home Page > Notizie dal mondo > Piccoli orrori da laboratorio
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L’Oxford Journals ha pubblicato uno studio, sostenuto dalla Sociedad Espanola de Fertilidad e dal Ministero spagnolo dell’Educazione e della Scienza, condotto una serie di ricercatori spagnoli e francesi (Sergi Novo, Carme Nogués ed altri).

In esso si spiega la fattibilità e la convenienza di marcare con un codice a barre embrioni e ovociti depositati nei laboratori che praticano fecondazione artificiale e pratiche annesse.
Questi codici a barre in polisilicio biofunzionalizzato si possono applicare sulla superficie esterna della zona detta pellucida, e così sarà impossibile fare confusione tra l’uno e l’altro (ogni tanto, infatti, dopo tutto l’ambaradan della fecondazione artificiale, può capitare che nasca un bimbo -l’85% muore-). E ogni tanto capita che si scopra che quel bimbo non era il prodotto dei gameti che i cosiddetti genitori avevano dato o scelto. La confusione dei vetrini e dei bambini è certamente imbarazzante (vi immaginate: io pago un sacco di soldi per un figlio maschio con gli occhi azzurri e mi ritrovo una femmina con gli occhi verdi! E’ uno scandalo!)

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Dice l’abstract dello studio in questione che il sistema del codice a barre è semplice, sicuro e altamente efficiente ed è stato già testato su ovociti ed embrioni umani (alla faccia di “Uno di Noi”) per tutto il 2013. Gli esperimenti hanno mostrato che il potenziale preimpianto e la qualità dell’embrione non è stata influenzata dai codici a barre.

Se i lettori fossero interessati ad approfondire l’argomento dal punto di vista tecnico e scientifico, possono cliccare qui. A noi, sinceramente non importa.

Ci fa un immenso piacere, però, vedere quanti progressi fanno la scienza e la tecnica. Si dice che non si investe abbastanza nella ricerca. E invece ecco: chissà quanti denari sono stati investiti per questa.

Un codice a barre per identificare un essere umano è un’idea veramente eccellente. Finora si era pensato che potesse funzionare per prezzare le cose, o le mortadelle, o i pomidoro… Bhè, no: sulla mortadella e sul pomodoro non c’è il codice: sta sulla confezione…. Però è un’idea proprio “semplice, sicura ed efficiente”, come dice la pubblicazione. Una vera novità…. o no?

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Francesca Romana Poleggi

 

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