21/01/2014

Quintavalle (Uk): così l’aborto selettivo smaschera la nostra ipocrisia

Si è mosso anche il governo inglese, dopo i dati ottenuti dal censimento del 2011 . Dati che parlano di circa 5mila aborti dovuti al sesso dei nascituri, praticati dagli appartenenti alle varie comunità di immigrati che purtroppo seguono le tragiche tradizioni dei loro paesi di origine, rifiutare cioè anche con l’aborto la figlia femmina, preferendo il maschio. Adesso il ministero della salute ha istituito una commissione che indaghi sul caso perché ovviamente la legge sull’aborto vieta l’interruzione di gravidanza in base al sesso. Ma come spiega Josephine Quintavalle, il problema di fondo non è la sola discriminazione sessuale, ma l’aborto in sé. “Non c’è nulla di più facile in Inghilterra che abortire: il 98% dei casi si basa sulla dichiarazione di incapacità mentale da parte della donna a portare a termine la gravidanza. Ovvio che in questo modo o si pongono limitazioni serie alla legge sull’aborto, o queste persone continueranno a eliminare le femmine”. Per Josephine Quintavalle dunque si tratta di una tragedia – l’aborto selettivo – che forse servirà a illuminare le coscienze degli inglesi sull’aborto stesso: “Non c’è alcuna differenza quando si pratica un aborto, che sia perché il nascituro è femmina, maschio, handicappato; sempre di soppressione della vita umana si tratta“.

Il caso all’ordine del giorno nel Regno Unito suscita diverse domande, una delle quali potrebbe essere il fallimento del multiculturalismo inglese, se tante persone continuano a vivere tradizioni terribili come la soppressione dei nascituri di sesso femminile.
Per affrontare questa discussione bisogna partire con una premessa, che poi permetterà forse di capire anche cosa sta avvenendo in queste comunità etniche. In Inghilterra la maggior parte degli aborti, almeno il 98%, si praticano con la scusa della salute mentale della donna.

Cioè?
Quando vai in clinica a presentarti con la richiesta di abortire ci deve essere naturalmente una spiegazione plausibile, come richiede la legge. Ma il ragionamento che viene accettato per la massima parte dei casi, perché permette di ignorare le vere cause che spesso sono molto più banali, è che io non posso affrontare la gravidanza perché la mia salute mentale non me lo permette. Quindi qualunque aborto è basato su un ragionamento fasullo.

Una donna non dirà mai che vuole abortire perché aspetta una figlia femmina.
Esattamente. L’esame del feto per capire il sesso avviene durante la gravidanza, dopo di che vai a casa e il marito dice: io una femmina non la voglio. Allora la donna si reca in clinica e ai medici dirà di non poter far nascere la figlia perché ha problemi di salute mentale. E’ molto facile ottenere un aborto per qualunque motivo, in Inghilterra l’aborto è la cosa più facile da ottenere. I casi dove il bambino presenta seri problemi di salute, o la salute della madre è seriamente a rischio, sono pochissimi.

Dunque aprire una discussione sugli aborti selettivi implica discutere di tutto il sistema legato all’aborto in sé.
Estrapolare delle statistiche e presentare un discorso come quello che si sta aprendo adesso in Inghilterra mi fa immaginare che gli abortisti, da domani, avranno anche una risposta. Si discuterà sulle statistiche, sul fatto innegabile che certi strati di società vogliono un figlio maschio piuttosto che femmina, ma noi vogliamo dire chiaramente che ogni vita umana ha lo stesso identico valore.

I sostenitori dell’aborto già dicono che si cercherà di mettere mano alla legge sull’aborto.
Il discorso di dove questa discussione potrà portare è interessante perché parlare di queste cose apertamente, parlare di aborto, dà fastidio alla gente, si sentono scaraventati addosso notizie che fanno capire che l’aborto è molto facile senza reali motivi. Se chiediamo in giro, chiunque dirà che l’aborto selettivo non è giusto, ma la domanda successiv a da fare è: invece abortire un figlio maschio o malato è giusto? Non è esattamente la stessa cosa? L’aborto selettiv o non è diverso da qualunque altro aborto. Se questo dovesse avvenire uno almeno potrà dire che il sacrificio di queste bambine avrà portato a un cambiamento nelle nostre leggi. Ma l’ipocrisia di fondo è che la nostra legge non permette l’aborto selettivo, ma di fatto si ottiene lo stesso.

Tornando al punto di partenza, resta un dato di fatto: anche il multiculturalismo inglese dimostra il suo fallimento, se la società e le leggi non impediscono la strage di bambine di sesso femminile, dato che queste persone vivono nella società inglese continuando a seguire le terribili tradizioni dei loro paesi di origine.
Ma questo accade sostanzialmente perché se la legge inglese sull’aborto venisse applicata come è stata scritta, avremmo comunque moltissimi aborti in meno. Ad esempio, essa dice che per abortire ci vuole il parere di due medici: ebbene, di fatto basta un medico soltanto. Certamente queste povere donne costrette ad abortire dai loro mariti meritano tutto il nostro sostegno, noi le dobbiamo aiutare, sostenere nella loro liberazione femminile. C’è poi anche il rischio che la loro tragedia venga sfruttata a fini politici. Chi davvero capisce la  ragilità in cui vivono queste donne, spesso neanche inserite realmente nella nostra società?

di Paolo Vites

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