Home Page > Notizie dall’Italia > Confermata l’apertura omosessualista del mondo scout
Agesci_scout_carta del coraggio_omosessualismo

A metà agosto ProVita aveva sollevato un caso che, nel giro di pochissimi giorni, aveva assunto dimensioni nazionali: quello dell’apertura alle teorie omosessualiste da parte del mondo degli scout dell’AGESCI.

Il dibattito si è incendiato immediatamente: innumerevoli siti web hanno affrontato l’argomento e la nostra redazione è stata letteralmente sommersa di commenti ed email. Anche il Fatto Quotidiano ha trattato la questione -ovviamente criticando la posizione di ProVita nei confronti di questo cambiamento di rotta del mondo scout.

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Tutto è partito dai contenuti della cosiddetta Carta del Coraggio, documento curato da un gruppo di giovani scout riuniti a San Rossore di Pisa. Questi giovani, che si autodefiniscono “generazione che vuole essere protagonista di un cambiamento nella società”, chiedono all’Agesci di “allargare i propri confini affinché tutte le persone -indipendentemente dall’orientamento sessuale- possano vivere l’esperienza scout “, anche assumendo un ruolo educativo.

Non solo. Si chiede esplicitamente che l’Agesci si faccia portavoce presso le Istituzioni ecclesiastiche e statali di questo progetto gay friendly: la Chiesa dovrebbe “mettersi in discussione e rivalutare i temi dell’omosessualità” mentre allo Stato viene chiesto di riconoscere giuridicamente le unioni gay, facendo poi riferimento ad un non meglio specificato diritto all’adozione nazionale.

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Poi il documento -com’è di normale prassi- è stato revisionato dai vertici dell’Agesci che hanno lasciato invariato il contenuto fortemente omosessualista dato dal gruppo di giovani scout a San Rossore.

<<< Questo il link alla pagina ufficiale dell’Agesci >>>

Ora si sta procedendo celermente alla diffusione della Carta del coraggio a tutti i gruppi scout Agesci in Italia che avranno il compito di incontrare le Istituzioni locali ed ecclesiastiche per renderle partecipi del loro percorso.

Anche questo fronte -quello del mondo scout – è stato colonizzato dall’ideologia imperante. Avanti il prossimo.

Redazione

 

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22 Commenti, RSS

  • Johnny

    dice su:
    01/10/2014 alle 14:56

    Questo articolo fa molta confusione.

    La Carta del Coraggio non comporta assolutamente una “apertura alle teorie omosessualiste da parte del mondo scout”, come citate. Questa informazione è falsa. Essa non è infatti un documento ufficiale. Non detta linee guide degli orientamenti educativi dell’associazione.

    Sono un capo scout AGESCI e vi assicuro che la vicenda Carta del Coraggio è un punto sul quale si sta discutendo molto. E’ evidente che ci sono stati dei problemi su quale fosse il suo obiettivo, come questa carta doveva essere realizzata e soprattutto grossi errori di comunicazione nel momento in cui questo documento è stato redato (e il vostro articolo mi conferma appunto questo ultimo punto). Ora si sta decidendo come lavorarci sopra.
    Siamo in attesa, e purtroppo i processi decisionali in associazione non sono mai troppo rapidi.

    L’unica posizione ufficiale nei riguardi della Carta del Coraggio è al momento quanto espresso dalla sua introduzione – che anche a mio avviso poteva essere più chiara – e cioè che
    “la Carta del coraggio sarà oggetto di studio e riflessione. Noi crediamo che potrà suggerire la direzione del nostro lavoro e senz’altro ci dà il senso dell’urgenza del nostro impegno educativo, del nostro ruolo di capi, della nostra responsabilità di quadri”

    Quindi riguardo ai punti critici che avete citato al momento l’unica cosa che si può dire è che l’associazione prende consapevolezza che questi modi di pensare sono ormai diffusissimi anche tra i nostri ragazzi, che sono costantemente immersi in quella visione dell’uomo che è ormai imperante.

    L’accogliere le “teorie omosessualiste” dovrebbe scardinare completamente i principi dell’associazione, le cui fondamenta sono espresse nel cosiddetto Patto Associativo, http://www.agesci.org/downloads/patto_associativo_agesci.pdf, (questo sì è un DOCUMENTO UFFICIALE) del quale in calce riporto alcune parti che riguardano il concetto della “coeducazione”. Coeducazione significa riconoscere la specifica identità dell’essere uomini e donne, caratterizzati da differenze che si completano. In base a questo principio si applica la cosiddetta “diarchia”, ovvero che ogni incarico in associazione, ad ogni livello, non è affidato ad un singolo, ma a due persone, un uomo e una donna.

    Aggiungo anche che sempre nel Patto Associativo un punto centrale è la Scelta Cristiana, punto che non è conciliabile con l’adottare una visione antropologica diametralmente opposta a quella della Chiesa.

    Johnny

    Dal Patto Associativo:

    La coeducazione
    Le Capo e i Capi dell’AGESCI condividono la responsabilità educativa e testimoniano l’arricchimento che viene dalle reciproche diversità. Nel rispetto delle situazioni concrete delle realtà locali e personali e dei diversi ritmi di crescita e di maturazione, offrono alle ragazze e ai ragazzi di vivere esperienze educative comuni, al di là di ogni ruolo imposto o artificiosamente costituito. Crescere insieme aiuta a scoprire ed accogliere la propria identità di donne e uomini e a riconoscere in essa una chiamata alla piena realizzazione di sé nell’amore. La coeducazione apre e fonda l’educazione all’accoglienza dell’altro.

    L’Associazione […] Affida gli incarichi educativi e di governo, a una donna e a un uomo congiuntamente, con pari dignità e responsabilità.

  • Marco

    dice su:
    01/10/2014 alle 18:18

    Di grazia, sig. Johnny, mi spiegherebbe a me e agli altri lettori cosa si intende a pag.16 di quel documento che le riporto qui di seguito?

    ad essere testimoni di un amore autentico ed universale e portare avanti valori di non
    discriminazione e di accoglienza nei confronti delle persone di qualunque orientamen- to sessuale;

    a vivere coraggiosamente e con serietà una scelta consapevole di amore autentico e duraturo, considerando la famiglia (intesa come qualunque nucleo di rapporti basati sull’amore e sul rispetto) come comunità primaria e strumento privilegiato di forma- zione ai valori di apertura e convivenza dell’individuo nella società, senza discriminare persone che hanno vissuto o stanno vivendo esperienze quali divorzio o convivenza

    Me lo spiega? Perché io ci leggo proprio una virata omosessualista!
    Grazie

    • Riccardo

      dice su:
      02/10/2014 alle 01:52

      Sig.Marco, quella che riporta dalla Carta del Coraggio, non è una virata, ma la richiesta che i giovani membri dell’AGESCI (ancora educandi e non educatori), inviano alle istituzioni e agli organi decisionali dell’associazione stessa.
      Non è una dichiarazione ufficiale dell’associazione, nè un testo che coincide con la posizione ufficiale dell’AGESCI sul tema, come già spiegato benissimo da Johnny.
      Vi prego di fare chiarezza su questo delicato punto, spiegando meglio che la Carta di Coraggio è il frutto di un lavoro di un’associazione che vuole mettersi in discussione, non un dogma.
      Le vostre idee contro l’omosessualità sono legittime, ma ritengo che sia una grossa caduta di stile avvalersi della disinformazione per avvalorare le vostre argomentazioni.

  • giuseppe

    dice su:
    01/10/2014 alle 18:21

    PUR POTENDO ENTRARE NEGLI SCOUT,…GLI OMOSEX, NON DOVREBBERO AVER NESSUN DIRITTO DI EDUCARE ALTRE PERSONE, O DI CONDIZIONARLE,..ESSI DEVONO RIMANERE RISPETTOSI VERSO LE CONDIZIONI SESSUALI DEGLI ETERO, SENZA PERALTRO PROVOCARLI NEGLI ATTEGGIAMENTI PUBBLICI.!

    • Rea

      dice su:
      02/10/2014 alle 17:52

      Chi ha detto che gli omosessuali devono PER FORZA educare che omosessuale = meglio di etero? Ti dico una cosa: omosessuale = gente che ti guarda male per strada perchè dai un bacio sulle labbra alla tua ragazza, famiglia che non ti accetta, persone che ti urlano contro (come fai tu mettendo tutto in maiuscolo), programmi TV in cui l’omosessualità viene vista come una cosa orribile… ma io sono comunque fiera di essere lesbica perchè omosessuale vuol dire anche gay pride coloratissimi, vero amore, amici che ti accettano per come sei (compresi i prof), una classe che ti difende dagli omofobi che al liceo artistico vengono buttati fuori a calci nel fondoschiena…

      Io non voglio di certo condizionare gli etero e spingerli a diventare gay, altrimenti non ci sarebbero più figli :) , vorrei solo un po’ di apertura da parte dell’ A.G.E.S.C.I. in generale.

  • yak

    dice su:
    02/10/2014 alle 01:42

    È terribile vedere quanto state strumentalizzando questo documento. Avete letto anche tutto il resto della carta? Ne dubito… la vostra attenzione è focalizzata solo sul tema del l’omosessualità e non sulla bellezza di poter asserire che i giovani di oggi non sono gli “sdraiati” ma giovani coraggiosi che SI IMPEGNANO a rendere il mondo migliore attraverso il loro proragonismo.

  • Ivan

    dice su:
    02/10/2014 alle 09:06

    vi scrivo da scout.
    Non nego di essere molto infastidito dai vostri articoli pieni di ignoranza e presunzione:
    Ognuno degli scout presenti a San Rossore ha fatto una promessa che porta sul cuore ogni volta che indossa l’uniforme.la promessa che tutti abbiamo fatto recita così:
    “Con l’aiuto di Dio prometto sul mio onore di fare del mio meglio per:
    -compiere il mio dovere verso Dio è verso il mio paese
    -per aiutare gli altri in ogni circostanza
    -per rispettare la legge scout “.

    Vorrei farvi notare che chiediamo l’aiuto di Dio prima di tutto e promettiamo di compiere il nostro dovere verso Dio è verso il nostro paese Reputo che sia quello che abbiamo fatto, la nostra chiesa e il nostro paese hanno necessità di rinnovarsi, o si rinnovano o muoiono.
    Vi faccio notare che siamo stati espressione di una necessità giovanile che guarda alla chiesa come qualcosa di lontano e ha difficoltà a intraprendere un cammino di fede intendendo la chiesa come tramite tra noi e Dio.

    Vi lascio con alcune domande:

    Papà Francesco ha da poco detto che a nessuno può essere permesso di fare atti violenti usando lo scudo di Dio, e le vostre sono vere e proprie violenze psicologiche nei confronti di chi nasce appartenendo alle categorie LGB (lesbiche, gay, bissessuali). Forse non siete d’accordo con la mia ultima affermazione o forse attingete ad altre fonti rispetto al Papà?

    Vi chiedo ancora in base a cosa condannate l’omosessualità? Cosa dice cristo a tal proposito?

    Aspettando una vostra celere ed esauriente risposta vi porgo distinti saluti.
    Ivan, ge206

  • Giovanni

    dice su:
    02/10/2014 alle 09:13

    Mi dispiace doverti deludere caro Johnni, ma se posso darti un consiglio ti invito ad aprire bene gli occhi perché nella Carta del Coraggio dell’AGESCI sono scritte le testuali parole:

    “CI IMPEGNIAMO
    • a vivere coraggiosamente e con serietà una scelta consapevole di amore autentico e duraturo, considerando la famiglia (intesa come qualunque nucleo di rapporti basati sull’amore e sul rispetto) come comunità primaria e strumento privilegiato di formazione ai valori di apertura e convivenza dell’individuo nella società, senza discriminare persone che hanno vissuto o stanno vivendo esperienze quali divorzio o convivenza.”

    Ebbene, la FAMIGLIA come la intende Dio prima di tutto, e poi la Chiesa, è quell’unione stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, NON un “qualunque nucleo di rapporti basati sull’amore e sul rispetto” come sta scritto nella Carta del Coraggio. Con questa affermazione siamo completamente all’opposto della visione cristiana. Ma se guardi ci sono altre affermazioni altrettanto inaccettabili, dove ad esempio si chiede alla Chiesa di mettersi in discussione su quello che è il Magistero per quanto riguarda i temi dell’omosessualità e del divorzio…. Magistero che a sua volta fa riferimento assoluto alla Parola di Dio.
    Mi dispiace, ma casomai siamo noi uomini che dobbiamo metterci in discussione e ravvederci, non Dio! Stai attento, il diavolo non si presenta mai per quello che è…. ma sempre come un angelo di luce.

    Ti auguro ogni bene nel Signore!
    Giovanni

  • mariapaola

    dice su:
    02/10/2014 alle 09:54

    …..scusate….non credo di avere titoli per parlare…. ma sono la mamma di una guida e di due capi scout, anche se non ho mai fatto parte dell’associazione.
    Penso che un’apertura alle differenze, a tutte le differenze comporti il rispetto delle scelte personali, nessun capo si arrogherà mai il diritto di educare i ragazzi a questo o a quello. La proposta educativa dello scoutismo è quella di “diventare uomini e donne della partenza”. E questo, da quello che ho capito, significa essere persone che sanno compiere delle scelte, non questa o quella…i nostri capi, fin dal branco e dal cerchio affidano ai ragazzi piccoli incarichi per renderli responsabili, non per instradarli su una via univoca… se si vuole discutere sui termini, mi piacerebbe di più “essere persone della partenza”… persone, al di là delle differenze di genere, perché ciascuno ha un dono da portare al mondo per lasciarlo un po’migliore di come l’ha trovato…..

    • Johnny

      dice su:
      02/10/2014 alle 14:45

      Ciao Maria Paola,

      ti correggo; non è vero che essere uomini e donne della partenza vuol dire semplicemente “saper fare delle scelte”, indipendentemente dal contenuto, cioè da quello che si sceglie. In AGESCI saper fare delle scelte è parte del percorso, ma la Partenza si costituisce di tre scelte molto precise (anche dal punto di vista del contenuto) su come vivere la propria vita:
      Scelta di Fede: scegliere la fede cristiana e seguire Dio e la Chiesa,
      Scelta di Servizio: impegnarsi a dedicare parte della propria vita agli altri,
      Scelta Politica: impegnarsi ad essere dei buoni cittadini, attenti alla vita comune.

      Se hai qualche dubbio, sul sito agesci.it trovi tutti i documenti ufficiali.

  • Johnny

    dice su:
    02/10/2014 alle 10:27

    Marco, o lei non ha letto il mio post o fa finta di non capire. In seguito inserisco delle parti in maiuscolo, in modo che se non ha voglia di leggere il commento nell’interezza, può almeno leggere queste parti, che lo sintetizzano.

    E’ evidente il senso del contenuto della Carta del Coraggio, non lo nego affatto, sottolineo però che E’ UN DOCUMENTO SCRITTO DAI RAGAZZI, che ci fa vedere – purtroppo, a mio avviso – che queste mentalità sono molto diffuse tra di loro. (Non credo che ci sarebbero stati risultati molto diversi se volse stata scritta per es. da chi frequenta le scuole cattoliche o da altre associazioni…)
    Personalmente la percepisco come una verifica dello stato attuale, e documento che può far capire i punti critici su cui lavorare.
    NON E’ invece UN DOCUMENTO SCRITTO DAGLI EDUCATORI;
    NON E’ UN DOCUMENTO UFFICIALE CHE DETTA LINEE GUIDE EDUCATIVE, per questo è assolutamente sbagliato dire che si tratta di un’apertura alle teorie omosessualiste.

    Avevo riportato anche dei collegamenti la Patto Associativo (documento ufficiale e fondante dell’associazione) per far vedere che UN’EVENTUALE APERTURA OMOSESSUALISTA RICHIEDEREBBE RIFONDARE L’AGESCI DALLE BASI, E DI FATTO CREARE UNA ASSOCIAZIONE CON DEI FONDAMENTI DIVERSI.
    Personalmente credo che questa eventuale associazione che si andrebbe a creare non potrebbe più contenere la lettera “C”.

    Come accennavo nel primo post, CI SONO STATI GROSSI ERRORI di comunicazione sia all’interno dell’associazione (chiarezza sullo strumento, sulle modalità, ecc…) che verso l’esterno (le modalità con cui sono state coinvolte le autorità politiche ed ecclesiastiche, la stampa, l’aria di ufficialità con cui è stata fatta la cosa, ecc…).
    La conseguenza maggiore è che l’AGESCI ha prestato il fianco alle strumentalizzazione di chi sostiene idee “omosessualiste” e ci guadagna a mostrare l’AGESCI come associazione che fa altrettanto… cosa che però è falsa!!!
    In questo senso L’ARTICOLO PUBBLICATO NON AIUTA L’ASSOCIAZIONE PERCHE’ FAVORISCE ulteriori STRUMENTALIZZAZIONI.

    Punto in cui critico fortemente l’associazione è che di fatto l’AGESCI non ha ancora ufficialmente chiarito che queste strumentalizzazioni ci sono state. Dal mio punto di vista – sottolineo, il mio – questo è dovuto principalmente a
    – il fatto che i meccanismi decisionali in AGESCI sono molto complicati. Basandosi su criteri democratici, considerata la complessa “stratificazione” dell’associazione – dai singoli gruppi, ai livelli locali, regionali, e nazionale – spesso le decisioni sono lente a formarsi, soprattuto rispetto ai tempi dei mezzi di comunicazione;
    – il fatto che vedo un forte imbarazzo interno all’associazione per gli errori che sono stati fatti, soprattutto nei confronti dei ragazzi che hanno scritto il documento. Cestinare in toto la Carta del Coraggio romperebbe in tronco il legame con questi ragazzi, chiudendo di fatto il dialogo e la possibilità di continuare un’azione educativa.

    Io sono l’ultimo capo scout di provincia e non valgo niente, ma inviterei la redazione di “Notizie PROVITA” ad intervistare uno dei vertici dell’associazione per capire quale è davvero la posizione ufficiale e il significato di questo documento.

    Johnny

  • Ivan

    dice su:
    02/10/2014 alle 11:20

    Giovanni può spiegarmi cosa in base a cosa lei può dirmi come Dio intenda la famiglia?

  • Luisanna

    dice su:
    02/10/2014 alle 12:12

    Scusate se mi intrometto, ma credo che quest’argomento mi tocchi parecchio dal momento che io c’ero a San Rossore, ho contribuito a scrivere quella Carta del Coraggio (perché questo è il suo nome, e data la vostra reazione pare un nome più che appropriato) e sono scout da dieci anni: due anni di branco, quattro di reparto e quattro di clan. Non so se mi senta più offesa dall’articolo in sé o dai commenti che svalutano la nostra Carta. Smettetela di far credere che non sia importante: è importante eccome! L’abbiamo scritta in trentaduemila, non so se ve ne rendete conto. Trentaduemila ragazzi che l’hanno scritta e approvata. Come fate a dire che siamo noi quelli influenzati dalla società imperante e da chissà quale lotta per l’omosessualità? Come fate a non mettervi in discussione nemmeno per un attimo, dato che potreste essere voi quelli influenzati da secoli di pacchetti preconfezionati di famiglie modello? La vera famiglia è in pericolo? La famiglia è minacciata? Ma la famiglia di chi? Non vi piace l’omosessualità? Benissimo, NON SIATE OMOSESSUALI. E’ evidente che tra voi sono ben pochi quelli che hanno amici o familiari omosessuali, perché altrimenti capireste la loro lotta per i diritti. Non vi toglie niente, non tocca la vostra amata famiglia né il vostro stabile matrimonio, non è una minaccia. A loro non importa nulla di voi, non vogliono calpestarvi. La loro lotta è per loro, voi non c’entrate nulla. E scusatemi se credo che questo non mi renda meno cristiana, mi dispiace molto per voi piuttosto. La fede non funziona a dogmi, eterosessualità si e omosessualità no perché sta scritto così non so neanche dove. Ognuno vive la sua fede in maniera autonoma, cerchiamo di capire per una buona volta che la fede rende il cristiano libero, non lo ingabbia.

    Detto ciò, trovo assurdo e assolutamente discriminante che un omosessuale non possa essere educatore. Cosa temete, che renda vostro figlio altrettanto omosessuale? Quando ero lupetta infatti i miei capi dicevano sempre “l’eterosessualità è magnifica, dovresti proprio essere eterosessuale!” Ma secondo voi quale può essere l’interesse di un educatore gay se non quello di fornire la stessa educazione scout che ha ricevuto, insegnare giocando, vivere all’aria aperta, lavorare con fatica per ottenere dei risultati e prestare servizio alla Caritas o pulendo i parchi? Cosa c’è di così sbagliato? Non vedete la persona, vedete solo che è gay, e questo è molto triste. Ci sarà tra voi qualcuno a cui piace la torta di mele, ma porca miseria non lo si può identificare solo con quello! “Lui è quello a cui piace la torta di mele, per carità non gli faccio educare mio figlio perché a me la torta di mele non piace, non sia mai che possa piacere a mio figlio un giorno, che porcheria!” Se a tuo figlio non piace la torta di mele non gli piace punto e basta, non sarà certamente qualcun’altro a fargli cambiare idea. E questa è vera e propria discriminazione. Non fare educare i ragazzi ad un capo solo perché è gay è altrettanto discriminatorio di non farli educare a un uomo la cui pelle ha un colore diverso dalla nostra. Uguale identico.

    Per cui, mi dispiace dirvelo ma questa carta E’ IMPORTANTE, non è un pezzo di carta scritto a caso da quattro gatti in un giorno X in cui non sapevano che fare, ma un documento che ci è stato proposto come strumento per rinnovare l’associazione e per darci la possibilità di far sentire la nostra voce. La voce di trentaduemila ragazzi. E sapete un’altra cosa? Io so perché vi dà tanto fastidio, perché questo documento vi fa tanta paura da lottare contro di esso. Innanzitutto perché sapete benissimo che è stato scritto non da trentaduemila ragazzi qualsiasi, ma da trentaduemila ragazzi che la mattina si alzano presto per partire invece che dormire fino a mezzogiorno, trentaduemila ragazzi che preferiscono dormire scomodi in tenda il fine settimana piuttosto che comodi nei loro letti, che preferiscono passare una settimana a fare servizio tra ex tossicodipendenti piuttosto che a casa tra facebook e la tv. Noi siamo buoni cittadini, noi prestiamo servizio dove ci viene richiesto, cosa che sapreste se aveste letto il resto della Carta. In secondo luogo, non potete sopportarlo perché sapete che oggi ci siamo sia noi che voi, ma che domani ci saremo solo noi, e se oggi esiste questa Carta del Coraggio (scripta manent), domani la stessa Carta si potrà applicare, sia lodato il cielo! Mi dispiace molto per voi, ma mi dispiace molto di più per tutte quelle persone che quando troveranno l’amore della loro vita non potranno avere i miei stessi diritti, passeggiando non potranno prendersi per mano per paura di essere mal visti, nel migliore dei casi, se non proprio picchiati a sangue, e se uno di loro starà male non potranno fargli visita come loro familiare. Vi ostinate su sciocchezze, lottate contro queste persone come se volessero togliervi i figli, ma siete proprio ciechi. Non vedete qual’è la loro vera battaglia, la loro battaglia quotidiana per sopravvivere. Però siete voi i veri cristiani.

    Accanitevi per altre cose, per cose più importanti, e lasciate vivere in santa pace gli altri. Gesù non esclude nessuno dal suo gregge, nemmeno voi.

    • Paolo

      dice su:
      02/10/2014 alle 22:52

      Da un capo clan ‘giovane dentro’ : brava Luisanna. Qualche passaggio meriterebbe approfondimenti/precisazioni ma in generale condivido. Che piaccia o no, da qui si parte. Anzi… si riparte.

    • Giancarlo

      dice su:
      07/10/2014 alle 11:46

      @ Luisanna
      Prima di tutto due parole ai capi scouts (Johnny): non so se ve ne accorgete, ma qualcosa deve essere andato storto se i ragazzi vi smentiscono e si dicono offesi dalle vostre prese di distanza (come fa Luisanna). Occorrerebbe un po’ di onestà, la capacità di riconoscere che avete fallito se i vostri ragazzi non sanno guardare la realtà e sono inginocchiati all’ideologia dominante.

      Ed ora mi rivolgo a te, Luisanna, ed a tutti i ragazzi che pensano che l’omosessualità sia equivalente all’eterosessualità. Intanto vorrei precisare che essere cattolici significa accettare integralmente la dottrina cattolica (il catechismo della chiesa cattolica). Se ritieni di poter rifiutare alcune parti di questo insegnamento, te lo dico per informazione, sei fuori, sei eretica. Devi solo prenderne atto. Ma non è questo quello che più mi preme dirti adesso. Mi preme, invece, fornirti elementi di riflessione sulla tua condizione di omosessualità, perché poi tu sia in grado di fare scelte consapevoli e responsabili, soprattutto nel tuo interesse.

      Ti sei mai chiesta se la sessualità umana abbia o meno un significato? Il fatto che l’uomo sia maschio e femmina significa qualcosa o no? Qui, carissima Luisanna, non si tratta di preferire la torta di mele o gli spaghetti all’amatriciana, qui si tratta di significati. Esiste la Realtà, nella quale viviamo, fatta di materia, di corpi, di leggi fisiche, di sentimenti, di bisogni, di aspirazioni e desideri; ma la nostra Realtà è anche capacità di ragionare, bisogno di significato. Allora io torno a chiederti: il dato Reale, biologico, di essere maschio o femmina ha un significato oggettivo, conoscibile, dimostrabile e verificabile, oppure no? Si può guardare a questo dato come a qualcosa di casuale, non voluto, irrilevante, non significativo? Una cosa è certa: la relazione eterosessuale e SOLO QUELLA ETEROSESSUALE è feconda, capace di generare bambini. Non merita, questa capacità, una protezione speciale? Non merita di essere distinta e valorizzata rispetto a qualunque altra relazione umana? Tu, come tutti noi, sei nata da una relazione eterosessuale. Non avresti potuto nascere da una qualunque altra relazione. Non credi che sia giusto proteggere, qualificare, sostenere e privilegiare l’unica relazione umana che ha potuto darti la vita? Non credi che equiparare sul piano giuridico ciò che non equivale sul piano biologico sia tradire la realtà?

      Provare pulsioni omosessuali non è una colpa. Tuttavia non è neanche un motivo di gioia, o (peggio!) di orgoglio. Essere omosessuali è una grande sfortuna, è una condizione che, se non riuscirai a superare, ti impedirà di realizzare alcune tra le più profonde e diffuse aspirazioni umane: quella di diventare, madre, di farti una famiglia, di costruire, intorno a te, una rete di relazioni d’amore capace di accompagnarti per tutta la vita. Non amare la tua omosessualità perché essa ti è nemica e tenterà di rubarti la felicità. Onestamente.

  • Michele

    dice su:
    07/10/2014 alle 12:01

    Sono scout da 41 anni ed ero anch’io fra quelli che hanno accompagnato i ragazzi a San Rossore. Buona strada ai miei fratelli scout che hanno scritto sopra, a Luisanna vorrei dire anche che è bellissima la sua passione, alcune cose che dice le condivido, altre meno ma la rimando ad un confronto con i suoi capi. Provo a fare chiarezza nella speranza che a qualcuno che legge interessi… L’AGESCI è formata da un gruppo di adulti, i “capi”, sopra i 21 anni e dai ragazzi, dagli 8 ai 21 anni destinatari della nostra azione educativa. I capi sono quelli che decidono, in un confronto democratico, le linee educative. Per essere capi oltre ad un percorso formativo e chiesto di aderire al “patto associativo” (già citato da Johnny, http://www.agesci.org/downloads/patto_associativo_agesci.pdf ) che è una carta programmatica che descrive le caratteristiche dell’associazione. La “carta del coraggio” è stata scritta dai ragazzi dai 17 ai 21 anni nell’ambito delle loro attività e quindi non esprime le idee dell’AGESCI. Ma è un documento ufficiale, nel senso che è quello in cui si riconoscono i nostri ragazzi che sono l’unica ragione del nostro esistere come associazione. E noi lo prenderemo dannatamente sul serio nel senso che ci provoca e ci interroga come persone, cristiani e impegnati in un servizio educativo e nei prossimi anni cercheremo di darvi le migliori risposte che riusciremo a produrre. Nel nostro piccolo, un po’ come la Chiesa con il Sinodo si interroga sulla realtà della famiglia oggi, compresa la presenza di divorziati.
    A Johnny, che saluto fraternamente, volevo dire che c’è una posizione ufficale dei capi pubblicata anche su questo sito pur con un’introduzione fuorviante (http://www.notizieprovita.it/notizie-dallitalia/scout-ed-omosessualita-la-nota-stampa-dellagesci/ ) e soprattutto espressa nella più estesa premessa al documento “carta del coraggio” nella sua stesura ufficiale diffusa dal 22 settembre. Ecco il link: http://www.routenazionale.it/wp-content/uploads/2014/09/Carta_del_Coraggio_RN2014_OneWay.pdf . Per i più pigri riporto di seguito la premessa scritta dai “capi” :
    Il Capitolo nazionale “Strade di coraggio” e la scrittura della Carta del coraggio “Diritti al futuro” hanno contribuito a segnare il passo e ad attribuire un senso a tutto il percorso della Route nazionale. Riconsegniamo, in questo documento, il frutto di questo cammino. È un punto di arrivo importante e significativo per la strada percorsa, ma rappresenta soprattutto un punto di partenza per la nostra Branca, chiamata ad esercitare quella responsabilità gioiosa e coraggiosa che abbiamo insieme imparato a riconoscere a San Rossore.
    DAL CAPITOLO ALLA CARTA: L’ESPERIENZA SI FA STRADA E LA STRADA SI FA PAROLA E NARRAZIONE!
    Il Capitolo nazionale è stato per scelta indirizzato a costruire una visione comunitaria sul tempo che stiamo vivendo: un pensiero critico che ci provocasse tutti e ciascuno, un agire che declinasse il nostro impegno a lasciare questo mondo migliore di come lo abbiamo trovato, assumendo insieme la responsabilità della novità delle cose. Si è trattato di un originale e unico percorso di cittadinanza, realizzato attraverso il metodo del roverismo-scoltismo, coniugando la dimensione esperienziale del camminare e dell’incontrare con il servizio vissuto come impegno nel territorio. La Carta del coraggio è intrinsecamente collegata al Capitolo nazionale, in quanto ne raccoglie la piena umanità, l’esperienza fatta di osservazione, di pensiero e di azione. La Carta non vuole essere l’elenco di valori, ma piuttosto incarnare l’esperienza vissuta nelle azioni di coraggio del Capitolo nazionale, mettendo in luce le conquiste pienamente compiute, e nel contempo le contraddizioni, gli orizzonti non compresi fino in fondo, segnando con piena autenticità il punto della strada in questo oggi, dandone una concreta prospettiva di futuro per poi, da qui, di nuovo, ripartire. Il secondo passaggio fondamentale nella scrittura della Carta è stata infatti la route, l’esperienza della strada, che ha permesso di far risuonare il pensiero e l’agire del capitolo nel “tempo lento dei passi” condivisi nelle comunità gemellate, che hanno costruito uno spazio comune di coraggio partendo dalle esperienze di coraggio di ciascuno. Lo abbiamo fatto secondo il nostro stile, quello di chi è in strada con lo zaino in spalle, quello di chi per parlare e pensare della vita vuole essere immerso nella vita senza sconti, mettendoci i piedi e insieme il cuore e la testa, tutti interi.
    DALLA CARTA ALL’IMPEGNO: LA PAROLA SI FA RESPONSABILITÀ E POLITICA BUONA.
    Dalla pratica di azioni di coraggio nei territori, alla condivisione sulla strada, nasce a San Rossore l’esperienza del Consiglio Nazionale dei Rover e delle Scolte, costituito dagli alfieri eletti democraticamente dalle comunità. I Rover e le Scolte hanno sperimentato i processi elettivi e di rappresentanza, confrontandosi con il senso del ricevere un mandato e il necessario esercizio della democrazia. Ogni alfiere ha portato a San Rossore l’esperienza personale vissuta nella propria dimensione territoriale, condivisa e arricchita dall’incontro con altri Rover e Scolte nelle route. La sintesi tra un pensiero maturato in un’esperienza personale e particolare e il confronto con altre esperienze, storie, punti di vista, ha permesso alla Carta di raccontare le storie di ciascuno, e nel contempo non appartenere al singolo, ma a tutti. L’espressione del voto, il rispetto delle regole, la capacità di accogliere il pensiero e la volontà di altri si sono tradotti in giornate di buona politica. Crediamo che questa esperienza sia segno di maturità dei Rover e delle Scolte, anche in riferimento al rispetto di un luogo che per loro aveva assunto un valore istituzionale, in quanto reale possibilità di costruire e abitare un “noi”. È una risposta seria e concreta di chi crede che sia possibile rendere umano, semplice, trasparente e appassionato il servizio politico e l’esercizio della democrazia. Questa Carta è frutto anche di tale processo, che ha una valenza educativa, e termina necessariamente nella restituzione del mandato. Gli alfieri si sono messi in gioco, hanno prestato il loro volto e le loro firme nell’assunzione di un impegno. Lo hanno fatto non per se stessi, ma sulla base di un mandato a loro affidato di cui si sono assunti la responsabilità. Ora sono stati chiamati, nel compimento di questo servizio, a restituire il frutto del loro lavoro a coloro che glielo avevano affidato, svestendo la Carta di una dimensione “privata”, avendo il coraggio e la forza di staccarsi da un’esperienza bella, che però non apparteneva solo a loro, ma a tutti i Rover e le Scolte.
    IL PROTAGONISMO DI CHI CAMMINA.
    La scrittura della Carta e tutto il percorso della Route nazionale è stato caratterizzato dal protagonismo dei Rover e delle Scolte. Lo spazio di autenticità che abbiamo liberato si è fondato sull’incontro educativo nella dinamica della comunità e della strada. Ragazzi pienamente protagonisti esigono capi altrettanto protagonisti e consapevoli della loro adultità. Capi capaci di portare ad emersione le passioni e il pensiero dei Rover e Scolte, perché ogni persona si costruisce all’interno di questa dinamica relazionale in un rapporto di fiducia, tipico di chi cammina sulla strada fianco a fianco. Non si pensi quindi alla Carta del coraggio come sintesi di compromesso del pensiero dei Rover e delle Scolte con i loro capi, in una dinamica di negoziazione generazionale. Non si legga nemmeno la Carta come un mero esercizio di flusso di coscienza dei giovani, libero e decontestualizzato da ogni relazione educativa, pensando ad adulti assenti e neutrali. La Carta del coraggio è invece l’espressione del pensiero autentico dei Rover e delle Scolte, nei contenuti e nei modi con cui è stato scritto, maturato all’interno di un’esperienza educativa svolta nella relazione con gli adulti. Il protagonismo sapiente dei Capi si è giocato nel permettere che questo spazio di autenticità si liberasse, favorendo che la verità dei nostri giovani fosse scritta e dichiarata, perché, nella verità, si potesse manifestare la bellezza di quello che sono e la bontà di quello che sapranno essere. Certamente la Carta ci sollecita e ci provoca al di là delle parole che avremmo voluto come Capi vedere scritte, quelle in cui volentieri ci siamo riconosciuti e quelle che invece ci appaiono stridenti perché in qualche modo distanti dalle nostre. Si tratta nuovamente di mettersi insieme in strada. Il grande gioco dell’educazione sta nell’accogliere pienamente la voce dei ragazzi e insieme abitare quella linea di confine su cui si muove la bellezza della scelta di chi ciascuno vuole essere, a partire da quell’uomo e quella donna che vogliamo chiamare ancora “della partenza”, convinti che proprio nello scegliere la vita buona che il Vangelo ci offre si trovi la risposta ai veri bisogni e desideri di ognuno. È la nostra vocazione di adulti cristiani, a cui non vogliamo abdicare, quella che sapientemente don Milani aveva intuito “E allora il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i ‘segni dei tempi’, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso”.
    MA ALLORA LA CARTA DEL CORAGGIO COS’È?!
    Abbiamo già detto che la Carta del coraggio si presenta come il frutto di uno straordinario percorso di protagonismo dei ragazzi reso possibile dal protagonismo degli adulti, che hanno accettato di liberarne il pensiero, di aiutarli a farlo maturare e a raccontarlo. È la narrazione della strada di questa route, è il senso nuovo che i nostri Rover e Scolte vogliono dare alla strada che li attende, è l’espressione del nostro esserci e della nostra volontà di metterci in gioco. Ciascuno, e tutti insieme, per la responsabilità a cui siamo chiamati, perché dopo San Rossore un “tutti insieme” ha preso forma. Ci auguriamo che sia l’impegno a rimanere fedeli a una storia che ci ha visto camminare insieme in Route e nel contempo l’invito a continuare la strada e farla nuova, anche superando le parole stesse e i pensieri che insieme abbiamo maturato. Perché il nostro stile di camminatori esige che siamo capaci di posare i piedi in ogni giornata che attraversiamo, ma insieme capaci di smontare la tenda e andare oltre, mai scordando che un “Oltre” ci attende e che “là dove è il tuo tesoro sarà anche il tuo cuore” (cfr. Mt 6,21). La Carta del coraggio “torna a casa” per essere abitata e nuovamente rimessa sulla strada da cui è partita. Sarà l’occasione per le comunità di Rover e Scolte per andare avanti, per confrontarsi con la propria Carta di clan; occasione per le nostre Comunità capi per rileggere i progetti educativi cercando momenti di confronto e di ascolto reciproco con i ragazzi per rinnovare l’incontro e la capacità di agire con coraggio nei loro territori, per chiedere a questi territori di trovare insieme nuove parole e nuove azioni per andare e dare “diritti al futuro!”. La Carta del coraggio è la voce dei Rover e delle Scolte, un pezzo della loro storia, e insieme l’offerta delle nostre mani, dei nostri piedi, a servizio di questo tempo. Tempo in cui i Rover e le Scolte hanno avuto il coraggio di dire “Noi ci siamo”, e noi con loro.
    Elena Bonetti, Sergio Bottiglioni, padre Giovanni Gallo
    INCARICATI E ASSISTENTE ECCLESIASTICO NAZIONALI ALLA BRANCA ROVER E SCOLTE

  • Luisanna

    dice su:
    08/10/2014 alle 01:43

    @Giancarlo
    Ti prego, dimmi in quale parte del mio commento ho affermato di essere omosessuale, perché davvero non ho idea di dove trovarlo! Forse tirerai un sospiro di sollievo per la mia povera anima adesso che ti dico che sono fidanzata col mio ragazzo da due anni e mezzo, ma forse preferivo come mi vedevi prima di sapere che la mia anima è salva grazie alla mia eterosessualità. Sinceramente, mi ritengo molto meno eretica di te e molto più fedele agli insegnamenti di Gesù di quanto non lo siano molti di quelli che hanno commentato. Com’è che il disegno che Dio ha per noi non lo possiamo conoscere tanto che altrimenti peccheremmo di presunzione quando invece noi, che siamo solo uomini, ci permettiamo tranquillamente di dire “omosesuali no” ed “eterosessuali si”? Com’è che gli stessi uomini di chiesa ai quali pongo domande sulle sacre scritture mi dicono che “è necessario interpretarle e calarle nel loro contesto storico” mentre altre parti vengono prese alla lettera? Chiedo scusa se il mio ragionare sulla fede e il mio interrogarmi mi rende un’eretica, ma non posso essere cieca. Ho scritto ciò che ho scritto perché ho visto delle vere e proprie ingiustizie nei confronti degli omosessuali, e constatare che sono ancora presi di mira e limitati fortemente nel loro diritto di amare mi sembra tanto una vergogna quanto contro gli insegnamenti di Cristo sull’accoglienza del prossimo. Detto ciò, mi dispiace ma non sento la mia relazione eterosessuale minimamente in pericolo a causa di quella omosessuale del mio amico. Non vedo come possano risentirne le vostre relazioni, che vanno protette (da cosa?) e tutelate (mi sembra che lo siano). Infine, se sono così contro natura perché il Creatore avrebbe dovuto metterli alla luce? Che ti piaccia o no, ciascuno di noi nasce con una certa percentuale di carattere maschile o femminile in sé che si può sviluppare o attenuare nel corso della sua vita. La trovo una cosa assolutamente normale. Ne consegue spesso l’orientamento sessuale e il sentirsi appartenere più all’uno che all’altro sesso, cosa che ritengo altrettanto normale. La più bella cosa che ci ha dato Dio è proprio il libero arbitrio e non siamo neanche capaci di utilizzarlo, dobbiamo per forza creare ulteriori leggi per noi stessi che lui non ci ha mai dato. Concludo dicendoti una cosa fondamentale: loro sono felici, non hanno bisogno delle vostre campagne per essere curati perché non sono malati, sono felici e amano, altro magnifico dono di Dio. Come ho già scritto, lottate per cose più importanti.
    Non mi offende il tuo avermi definito eretica, so che mi vedi in questo modo e che non puoi capire fino in fondo ciò che scrivo, ma sappi che come tu vedi un’eretica in me io vedo in te un cristiano cattolico che va avanti con gli occhi bendati, non prendendo consapevolezza in questo modo della sua fede e relgione. Sono punti di vista.
    Pace e amore a tutti!

    • Giancarlo

      dice su:
      08/10/2014 alle 19:08

      Cara Luisanna, sono molto felice di aver frainteso sui tuoi gusti sessuali: buon per te, grazie a Dio.

      Sull’omosessualità la chiesa è molto chiara: si tratta di UN’INCLINAZIONE OGGETTIVAMENTE DISORDINATA, (CCC 2358). Naturalmente sei libera di accettare o rifiutare il CCC, ma, se lo rifiuti, dovresti trarre le debite conseguenze e dichiararti non cattolica. Se poi vogliamo dare una valutazione dell’omosessualità da un punto di vista prettamente razionale, anche da quest’angolazione il discorso è molto semplice. L’omosessualità è un comportamento oggettivamente diverso, non equivalente all’eterosessualità. E’ differente nel significato, nelle modalità e, soprattutto, nelle conseguenze, sia personali che sociali. Insomma, l’omosessualità è qualcosa che non ha niente a che vedere con l’eterosessualità; la relazione eterosessuale costituisce oggettivamente una famiglia, quella omosessuale non ha niente a che vedere con una famiglia. Ora, se omosessualità ed eterosessualità sono così diversi (sia sul piano biologico, sia su quello sociale, sia su quello personale), non si vede perché dovrebbero essere equiparate sul piano giuridico.

      Cara Luisanna, impara a guardare con senso critico le questioni, impara ad osservare i dati oggettivi, senza lasciarti confondere dalle vuote chiacchiere. L’UOMO E’ MASCHIO O FEMMINA, non esistono condizioni ulteriori a queste due. L’UNIONE TRA UN MASCHIO ED UNA FEMMINA E’ FECONDA. NESSUN ALTRO TIPO DI UNIONE E’ FECONDA. Questi sono i dati su cui devi ragionare. La relazione eterosessuale è oggettivamente unica. Voler parificare, sul piano giuridico, la relazione omo a quella etero significa, semplicemente, falsificare la realtà. Si chiama ideologia. Noi cristiani preferiamo tenere i piedi ben piantati per terra.

  • Luisanna

    dice su:
    08/10/2014 alle 22:50

    Rigiro verso di te il consiglio che mi hai dato: “impara a guardare con senso critico le questioni, impara ad osservare i dati oggettivi, senza lasciarti confondere dalle vuote chiacchiere”. E’ buffo che sia tu a scrivermelo. “Io Tarzan, tu Jane” non è una motivazione che mi ha mai convinto, mi dispiace. Sbagli quando affermi che l’uomo o e maschio o è femmina, perché esistono i casi di ermafroditismo, e non si può dire che loro abbiano scelto di esserlo: sono nati così e sì, sono diversi. Ci sono milioni di casi in cui purtroppo l’unione tra uomo e donna non è feconda, milioni di casi di sterilità, eppure non la definisco “meno famiglia” di quella di una coppia fertile. Allo stesso modo non posso dire che la famiglia omosessuale sia meno famiglia di quella eterosessuale solo perché non è feconda, non è un argomento che può reggere dal momento in cui, come ti ho appena detto, esistono molte altre famiglie non feconde. Eppure tutti loro nascono da Dio. Non solo Dio decide di farli nascere, ma decide di farli nascere COSI’. Che ti piaccia o no l’orientamento sessuale deriva dalla maggiore o minore presenza di ormoni maschili o femminili all’interno del nostro corpo, non da altro, non dal vizio, non dall’ideologia della società imperante, non perché va di moda e non per scelta. Se sono nati Dio ha un disegno per loro, non esistono da oggi, ma da secoli e secoli, ce ne sono numerose attestazioni nei testi greci e latini, magari anche da prima. Ecco cosa penso: una delle cose più belle di questo mondo è LA DIVERSITA’, che va preservata e tutelata ad ogni costo, nel bene e nel male. Non hai la minima idea di cosa tutto potresti imparare da un ragazzo omosessuale. Per cui sì, sul piano giuridico DEVO tutelare anche le diversità, anche ciò che ci sembra un po’ strano perché “io Tarzan, tu Jane”. Dunque in cosa la relazione omosessuale è differente nel significato da quella etero se tutti gli omosessuali e i transessuali sono creature di Dio? Solo perché non possono procreare? Ma a me non sembra che una coppia sterile eterosessuale non possa sposarsi, e lo stesso vale per una coppia che decide di non avere figli. E’ un principio che applichiamo per tutto o solo per ciò che ci fa comodo? Questa è la realtà. Questa è la natura con le sue normalità e le sue eccezioni. La scienza fisica non potrà mai darti una legge di natura che comprenda tutti i casi possibili del fenomeno: c’è sempre una buona percentuale che non comprende, e ti assicuro che questo non la rende meno naturale. QUESTI SONO I DATI SU CUI DEVI RAGIONARE. E da come commenti pare evidente il tuo credere impossibile l’amore omosessuale, dato che lo congedi come mero impulso sessuale, il che è vergognoso e avvilente. L’uomo non è un animale, qualunque sia il suo orientamento sessuale. Dubito che il loro desiderio di sposarsi e condividere la vita derivi da una pulsazione sessuale.

    Con queste premesse, frutto di riflessioni che hanno una logica e non di copia e incolla da “il mio prete di fiducia dice che”, non ti è minimamente passato per la mente che forse è proprio perché vogliamo identificarci con la Chiesa che abbiamo scritto la Carta, chiedendo alla stessa Chiesa una maggior apertura mentale su tali argomenti? Non è forse partecipare e vivere la Chiesa che ci rende cristiani? L’omosessualità è stata dogmatizzata per secoli esattamente come l’ha descritta il CCC, e questo è stato fatto perché non ci sono stati e non si sono voluti trovare gli strumenti per comprenderla e per costruire un dialogo. Quella di noi scout è una richiesta, non un’imposizione, ad un Papa che oltretutto si è rifiutato di giudicare gli omosessuali perché non si sente in diritto di farlo, quando posso constatare invece che voi vi prendete tutta la libertà di farlo al suo posto. Abbiamo chiesto dialogo su temi tabù, nient’altro. Ti svelo un segreto fondamentale: il CCC non l’ha scritto Dio, l’hanno scritto degli uomini. Ti svelo un ulteriore segreto: gli uomini non sono infallibili, possono sbagliare, male interpretare, modificare quanto hanno scritto in precedenza e sostituirlo con qualcosa di più giusto, rendersi conto di aver sbagliato. Se chiediamo questo alla Chiesa forse è proprio perché ai nostri occhi, e non solo, necessita di questa svolta, perché i suoi fedeli si devono identificare con essa. Forse, e lo ripeto, è proprio perché ci sentiamo parte di essa e vogliamo continuare a sentirci parte della comunità cristiana che esprimiamo questo nostro punto di vista. La risposta non può essere un muro che dice “nel CCC sta scritto che”, perché il CCC non è Dio, non è scritto da entità infallibili: si può cambiare. Per cui mi dispiace ma ancora una volta dubito della tua fede e mi convinco maggiormente della mia.
    Ancora pace e amore!

    PS: Il tuo “grazie a Dio non sei omosessuale” è da brividi.

  • Giancarlo

    dice su:
    09/10/2014 alle 18:27

    “Sbagli quando affermi che l’uomo o e maschio o è femmina, perché esistono i casi di ermafroditismo, e non si può dire che loro abbiano scelto di esserlo: sono nati così e sì, sono diversi. Ci sono milioni di casi in cui purtroppo l’unione tra uomo e donna non è feconda, milioni di casi di sterilità, eppure non la definisco “meno famiglia” di quella di una coppia fertile.”…

    Hai ragione, Luisanna, gli ermafroditi sono nati così… e sì, sono diversi. Certo, HANNO UNA MALFORMAZIONE GENETICA, mica sono normali! E lo stesso dicasi per la sterilità: MICA E’ NORMALE! Sono, comunque, condizioni naturali? Si, certo. Ma anche un carcinoma allo stomaco è naturale, vogliamo per questo dire che avere uno stomaco sano o uno stomaco canceroso è la stessa cosa? Caspita! Nel senso in cui tu intendi la natura, TUTTO E’ NATURALE, anche l’omosessualità. In realtà le cose non stanno affatto così. Non è che una determinata cosa, per il semplice fatto che esiste, è naturale. C’è un discrimine evidente che aiuta a capire ciò che è naturale e ciò che non lo è. Una cosa è naturale quando svolge una funzione che va ad integrarsi armoniosamente nel contesto in cui si trova. Nascere con un paio di gambe è perfettamente naturale. Nascere con le gambe unite (Sirenomelia) non è affatto naturale. Le gambe servono per una funzione ben precisa, quella di camminare. La sirenomelia impedisce questa funzione e dire che, però, favorisce il nuoto, non cambia il fatto che COSTITUISCE UNA GRAVE MALFORMAZIONE. Né, il fatto che le gambe possano essere utilizzate anche per tirare calci al muro, è sufficiente per negare che LE GAMBE SERVONO PER CAMMINARE.

    La sessualità umana, molto più che le gambe, svolge una funzione fondamentale ed imprescindibile. Naturalmente ognuno può decidere di usare il proprio sesso nel modo che preferisce, ma dire che un rapporto omosessuale equivale ad un rapporto etero sessuale è, semplicemente, una falsità, oltre che una sonora sciocchezza.

    Cara Luisanna, hai detto una tale caterva di sciocchezze che faccio fatica anche solo a seguire un nesso logico. Provo adesso a rispondere ad alcune cose che hai detto.

    1) Dio non fa nascere gli ermafroditi. Dio ha creato l’uomo MASCHIO E FEMMINA (io Tarzan, tu Jane… mica me lo sono inventato io!), poi qualcosa va storto e nasce un ermafrodita… ma non era quella l’intenzione. E’ un errore di natura, ce ne sono tanti purtroppo.
    2) L’orientamento sessuale non deriva affatto “dalla maggiore o minore presenza di ormoni maschili o femminili all’interno del nostro corpo” tesoro mio. Altrimenti basterebbe una cura ormonale per rimettere le cose a posto.
    3) “Ecco cosa penso: una delle cose più belle di questo mondo è LA DIVERSITA’, che va preservata e tutelata ad ogni costo, nel bene e nel male.”. Ooooh! Finalmente una cosa su cui SIAMO D’ACCORDO! Solo che, c’è un piccolo particolare: gli omosessuali non sono per niente diversi dagli eterosessuali. L’unico modo per distinguere una persona omosessuale da un’altra eterosessuale è osservarne il comportamento. Niente altro. Omosessuali ed eterosessuali SONO PERFETTAMENTE IDENTICI, biologicamente, geneticamente e… anche psicologicamente. Hai capito bene: anche psicologicamente. Un uomo, anche se omosessuale, è e resta un uomo a tutti gli effetti Anche la sua psicologia è tipicamente maschile. Hai mai osservato un uomo che si traveste da donna? Davvero basterebbe una minigonna e due bocce di silicone per ingannarti?
    4) “Questa è la natura con le sue normalità e le sue eccezioni.” Ti correggo: Questa è la natura con le sue normalità e le sue ANORMALITA’. Quando qualcosa non funziona, non costituisce una eccezione ma una anormalità. L’omosessualità NON FUNZIONA, mia cara. Dire che invece funziona ed è perfettamente normale significa solo avere il cervello saturo di ideologia. Ti rinnovo il mio consiglio: OSSERVA LA REALTA’. Ti accorgerai che ogni cosa ha il suo SIGNIFICATO, svolge la sua FUNZIONE e si integra perfettamente nel suo CONTESTO.

    Per finire. Tutto quello che hai scritto sulla chiesa è completamente sballato, mi spiace. La chiesa non è un’istituzione democratica, né la dottrina può cambiare. Non è la chiesa che deve svoltare, è l’umanità che deve svoltare. Comunque questi sono discorsi davvero troppo difficili da affrontare qui. Mi contenterei se tu provassi a ragionare sul discorso dell’omosessualità.

    Non omologarti Luisanna, non inginocchiarti anche tu all’ideologia dominante. Sei cattolica. E sei SCOUT. Distinguiti dal mare del conformismo. Coraggio!

    PS: Il mio “grazie a Dio non sei omosessuale”… forse lo diresti anche tu, se pensassi a tuo figlio. Oppure arriveresti a dire che saresti felice di avere un figlio omosessuale?

  • Luisanna

    dice su:
    09/10/2014 alle 23:28

    Sono davvero stanca di commentare cercando di far capire ad una persona ottusa come poche un punto di vista diverso dal suo. Non lo puoi capire punto e basta, non cambierai il mio modo di pensare scrivendomi che gli omosessuali sono anormali o chissà quale altra sciocchezza, per cui qualunque cosa dovessi rispondere questo sarà il mio ultimo commento. Sei proprio senza speranza, e la tua frase finale me ne fa rendere conto ancora di più. Vuoi sapere se sarei felice di avere un figlio omosessuale? ESATTAMENTE QUANTO LO SAREI DI AVERE UN FIGLIO ETERO, perché la sua sessualità non è affar mio, non è tutta la sua persona e l’unica cosa che un genitore può desiderare per il figlio è la sua felicità. Quindi si, hai capito bene: non mi importa. Spero vivamente che tu non abbia figli a questo punto, perché se dovesse nascere omosessuale rischierebbe davvero il suicidio con un padre tanto omofobo. Oppure non so se sia peggio che possa diventare omofobo anche lui, davvero non so cosa mi inquieti maggiormente.
    Ovviamente hai deciso tu che le “malformazioni”, come le definisci, non sono creature di Dio, ma errori di fabbricazione. Non so se ridere o piangere. Detesto i tuoi discorsi sull’omosessualità che non funziona, sul dare un significato, su tutte queste clamorose sciocchezze, quando hai davanti agli occhi un fatto, un dato chiaro come il sole: il loro è amore, punto. Tu sei fuori, non lo puoi giudicare, ma perché non lo capisci? NON È UNA COSA CHE TI RIGUARDA.

    Davvero ci rinuncio, non ne ho proprio più voglia. Qualsiasi ulteriore commento sarà da me ignorato, non posso avvelenarmi il sangue per una persona che nemmeno si sforza di capire. Resta nella tua bigotta visione del mondo, e io continuerò ad essere eretica ed influenzata dall’ideologia dominante che vuole che gli omosessuali conquistino e sterilizzino il mondo intero. Spero che un giorno capisca davvero cosa vuol dire “vivi e lascia vivere”. I miei migliori auguri.

    • Giancarlo

      dice su:
      10/10/2014 alle 11:07

      Rinunci a qualsiasi ulteriore commento, dici. Spero, almeno, che tu non rinunci a riflettere sulla Realtà, che è densa di Significato e di significati. Anche la sessualità ha un significato evidente e splendente (come lo sono i miei tre figli, tutti e tre scouts, di cui il più grande ha partecipato alla Route di s. Rossore). Ebbene, questo significato è ontologicamente assente, estraneo direi, all’omosessualità.

      La fecondità, la capacità di generare persone, è un concetto più che distante, semplicemente fuori da qualsiasi prospettiva omosessuale. Vorrei allora chiederti qual è il significato dell’omosessualità. Forse l’amore? Se anche fosse, ti faccio notare come questo “amore” sarebbe del tutto irrilevante e privo di significato per il resto dell’umanità. Hai ragione quando dici che l’omosessualità non mi riguarda. Io aggiungo che L’OMOSESSUALITA’ NON RIGUARDA NESSUNO, nel senso che non ha conseguenze interessanti e, tantomeno, positive per nessuno. Le conseguenze dell’omosessualità sono tutte, tragicamente, negative; soprattutto per i diretti interessati, che sono costretti a rinunciare ad una famiglia, ad avere figli, a costruire intorno a sè una rete di relazioni d’amore (la famiglia, appunto) capace di accompagnarli per tutta la vita fino alla naturale conclusione.

      Mi attribuisci cose che non ho mai detto né pensato (straw man argument). Non ho mai detto che gli ermafroditi o gli omosessuali sono “malformazioni” e che non sono creature di Dio, ed è molto scorretto che tu mi attribuisca queste affermazioni. Ho detto, invece, che Dio ha creato l’uomo MASCHIO E FEMMINA e che QUESTA DIVERSITA’ (loro si che SONO DAVVERO DIVERSI, non gli omosessuali che, di diverso, hanno solo il comportamento) è piena di CONSEGUENZE SIGNIFICATIVE E POSITIVE, sia per le singole persone che per l’intera umanità.

      Purtroppo (per te), mia cara Luisanna, agli argomenti che ho portato non hai saputo minimamente controbattere ed hai dovuto rifugiarti nel solito “straw man argument”, tipico di chi non ha argomenti. E, per finire, ti sei già detta indisponibile e seguitare il confronto: insomma, te la sei data a gambe.

      Carissima Luisanna, ti parlo come parlerei a mia figlia: ho cinquantaquattro anni e credo di potermelo permettere. Ti sei schierata dalla parte dei più forti e di coloro che, probabilmente, riusciranno ad imporre anche in Italia, nel giro di poco tempo, l’ideologia gender. Sappi che tale nefanda ideologia aggiungerà solo tanto dolore e sofferenza a tutta l’umanità. Pensa solo ai bambini, ordinati in laboratorio come se fossero una pizza, concepiti con tecniche disumane, al di fuori di una rapporto sessuale (questo si, veramente espressione di un amore fecondo) tra coloro che avrebbero dovuto essere i suoi genitori e che, invece, saranno solo degli sconosciuti. Per non parlare poi degli stessi gay, che si lasciano colpevolmente illudere ed ingannare da un’ideologia che non li renderà mai felici, perché l’unica possibilità di essere felici è realizzare e portare a compimento le potenzialità proprie della nostra natura di maschi o femmine.

      Ti chiedo, ancora una volta, di tirare fuori quel coraggio di cui avete parlato a s. Rossore e di guardare in faccia la Realtà. Questa meravigliosa Realtà, opera delle Sue mani, che siamo io e te: UN MASCHIO ED UNA FEMMINA. Se troverai questo coraggio, vedrai allora chi sta dietro quest’ideologia di morte che è il gender e capirai che fuori dal progetto di Dio (maschio e femmina li creò!) non c’è futuro per l’umanità, né speranza, né felicità per nessuno.

      Buona strada Luisanna. Buona strada a te ed al tuo ragazzo, a quella meravigliosa famiglia che riuscirete a formare. Buona strada a quei meravigliosi bambini che NASCERANNO DAL VOSTRO AMORE.

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