Attendere prego

Home Page > Fine Vita > Eutanasia in Italia, mascherata da “DAT”
eutanasia_suicidio-assistito

Il 30 gennaio è stata calendarizzata la discussione alla Camera del disegno di legge sull’eutanasia.

Ripetiamo: eutanasia.

Non facciamoci imbambolare dalla neolingua. Impariamo a difenderci dal lavaggio del cervello.

Vuoi approfondire la tua cultura prolife?
Leggi gli articoli inediti pubblicati sulla rivista mensile "Notizie ProVita"

Clicca qui

Il disegno di legge  intitolato “Norme in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari” (da cui l’acronimo DAT), che è il testo unificato di tutta una serie di proposte più vecchie (la n. 1142 Mantero, la n. 1298 Locatelli, la n. 1432 Murer, la n. 2229 Roccella, la n. 2264 Nicchi, la n. 2996 Binetti, la n. 3391 Carloni, la n. 3561 Miotto, la n. 3584 Nizzi, la n.3586 Fucci, la n. 3596 Calabrò, la n. 3599 Brignone, la n. 3630 Iori, la n. 3723 Marzano, la n. 3730 Marazziti e la n.3970 Silvia Giordano) non contiene mai la parola “eutanasia”.

Ma all’articolo 3, primo comma, dice che il paziente, o il suo “fiduciario” (quindi persona indicata dal paziente stesso, che però decide anche se il malato potrebbe aver cambiato idea e potrebbe non aver fatto in tempo a comunicarglielo) può dare «consenso o rifiuto rispetto a scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari», tra cui vengono incluse «le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali».

Da quando in qua cibo e bevande sono “trattamenti sanitari”?

“Rinunciare” o “togliere” cibo e bevande a un malato vuol dire ammazzarlo, praticargli l’eutanasia.

Alcuni la chiamano “sedazione terminale” e la spacciano per “cure palliative” (perché ovviamente il malato è sedato, mentre muore di fame e di sete). Alcuni la chiamano con una sigla, VSED: “voluntary stop eating and drinking” (ne parlavamo già qua: le sigle piacciono molto alla neolingua, sono così asettiche…). Ma le cure palliative vere sono tutt’altra cosa. Non abbreviano la vita, ma aiutano a vivere meglio nei momenti di sofferenza!

All’art. 1, settimo comma, la proposta inoltre dice: «Il medico  è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente e in conseguenza di ciò è esente da responsabilità civile o penale». Ciò vuol dire che se io chiedessi al mio medico di uccidermi, quegli non potrebbe rifiutarsi: alla faccia della libertà di coscienza, e alla faccia del giuramento di Ippocrate. E non si venga a dire che «Allora uno cambia mestiere e non fa il medico»: la professione medica è di chi cura e salva la vita, non di chi uccide. Quella è la professione del boia. Due cose nettamente diverse.

E la cosa è sostanzialmente confermata dall’articolo 3, che spiega che “DAT” sono «disposizioni» e non più «dichiarazioni» anticipate di trattamento. La cosa non è da sottovalutare.

Infine, l’articolo 5 convalida i registri dei “testamenti biologici” che sono stati discutibilmente, ai limiti della legalità, adottati da qualche Comune radical-chic, spesso per compiacere le associazioni pro-eutanasia. Tali testamenti biologici sono convalidati purché si applichino «le disposizioni di cui alla presente legge».

Se anche leggendo il testo in questione, volessimo riscontrarvi qualcosa di buono, per esempio, circa il consenso informato o altro, l’ambiguità ci pare regni sovrana. E dove su certi temi c’è ambiguità non c’è da fidarsi: il testo va respinto in toto.

Per esempio, l’art.4 al comma 2 recita: «Il paziente e, con il suo consenso, i suoi familiari, sono adeguatamente informati, ai sensi dell’articolo 1, comma 3, in particolare a proposito del possibile evolversi della patologia in atto, di quanto il paziente può realisticamente attendersi in termini di qualità della vita, delle possibilità cliniche di intervenire, delle cure palliative».

In sé, qui non c’è niente di male. Si tratta di informazione, trasparenza, ecc. Ma che cosa si intende per “qualità della vita”? E chi decide quando e come una vita  è “di qualità”? 

Insomma, qui si tratta  di legalizzare e “normalizzare” la fine che ha fatto la povera Eluana Englaro o Terri Schiavo.

Speriamo davvero che si crei una forte e seria opposizione alla Camera su questa questione e non finisca come con il matrimonio gay.

Cari Lettori, noi dal canto nostro abbiamo sempre messo in guardia dall’eutanasia (sotto le varie diciture neolinguesche di DAT, suicidio assistito, sedazione terminale…). Torneremo a parlarne anche nei prossimi giorni, con insistenza: seguiteci.

Ricorderemo che ovunque si sia iniziato con la legalizzazione dell’eutanasia, in casi estremi e forme particolarissime, nel giro di pochi mesi il fenomeno è divenuto dilagante. Tanto che anche chi prima la proponeva è tornato sui suoi passi. Perché con l’eutanasia non solo ci godono i “cultori della morte”, ma c’è anche chi lucra sopra.

Redazione


#STOPuteroinaffittofirma e fai firmare qui la petizione 

contro l’inerzia delle autorità di fronte alla mercificazione delle donne e dei bambini

Sostieni Pro Vita

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (3 votes, average: 5,00 out of 5)
Loading...

6 Commenti, RSS

  • Mario Magri

    dice su:
    16/01/2017 alle 12:01

    No no, nessuno ci guadagnerà da questo… tutti coloro che sosteranno tale schifezze che vanno contro natura, sono convinti di riuscire a salvarsi ed avere vita lunga. Se le cose peggiorano, nemmeno i loro poteri da super-ricchi riusciranno a fermare un gigantesco processo distruttivo, alimentato dalle loro stesse mani.

    La colpa di tutto questo? Al vero male: le tentazioni che provocano una dipendenza! Nel loro caso, la sete di potere assoluto.

    • Redazione

      dice su:
      16/01/2017 alle 12:14

      Ci guadagneranno, ci guadagneranno… (le associazioni e i medici e paramedici che “accompagnano” nell’estremo istante, il mercato degli organi umani, le case farmaceutiche… )

  • Francesco S.

    dice su:
    27/01/2017 alle 14:33

    Il classico della politica: banalizzare con una massiccia dose di perbenismo benpensante tematiche estremamente complesse. Così, per anestetizzare il dolore conseguente all’incapacità di affrontare il tema che non è facile. Si creano slogan o acronimi. Ormai tutta la Camera è progressista: affrontando gli ordini del giorno col giusto distacco, sugli scranni come presso le Commissioni, si viene a creare inevitabilmente la distanza con le persone a cui queste cose capitano veramente. Un valore non è più tale nella misura in cui accada a un terzo e non a sé stessi. E così si può non difenderlo. Compassione, questa sconosciuta.

    La questione mi rimanda alle parole di Chesterton, quando scrisse: “Quando qualcuno ti parla del problema dell’esplosione demografica, chiedigli se lui stesso non crede di essere di troppo e, soprattutto, come intende risolvere il problema”.

  • Barbara Gibogini

    dice su:
    27/01/2017 alle 19:08

    Assistiamo ad un rapido e progressivo imbarbarimento della NS. Società a cui dobbiamo opporci sicuramrnte con l azione ms anche con l arma potente della preghiera. Invito tutti coloro che hanno ricevuto il dono dell a fede a pregatr perché dietro a questi attentati alla vita c,’ è colui che è ” omicida e menzonieto fine dal principio”

  • Elsa Maturi

    dice su:
    28/01/2017 alle 13:32

    Una domanda mi sorge spontanea: se io do il consenso ad essere donatrice di organi, magari posso diventare oggetto d’interesse per l’eutanasia?
    Si, per questa legge siamo oggetti da buttare quando non servono più all’efficentismo di questa società accecata e triste.
    Proclamiamo con la nostra vita la bellezza di essere amati da Dio anche, e soprattutto, nella sofferenza! Elsa

La tua email non sarà pubblicata. I campi richiesti sono contrassegnati da *

 Caratteri disponibili

Articoli Correlati