04/11/2015

Gender – Solidarietà al sindaco di Padova Bitonci

Denunciato perché contrario al gender. Ormai si è arrivati questo.

Il sindaco di Padova Massimo Bitonci potrebbe essere indagato a seguito di un esposto che l’eurodeputato Flavio Zanonato e l’onorevole Alessandro Naccarato, entrambi del Pd, hanno depositato nelle mani del procuratore della Repubblica Matteo Stuccilli.

Abbiamo già parlato del coraggio dimostrato da Bitonci contro l’introduzione di libri gender nelle scuole e contro le provocatorie letture pubbliche degli stessi.

Secondo Il Mattino di Padova, tra le ipotesi di reato indicate nell’esposto c’è l’abuso d’ufficio. Un espediente che in realtà serve a mascherare il vero motivo della denuncia: la volontà del sindaco a resistere e non piegarsi all’ideologia propagata dalle lobby Lgbt.

«Io sto con Brugnaro e l’indicazione politica mia e di questa città è chiara: nelle scuole padovane non si leggeranno mai libri con quei contenuti» aveva replicato Bitonci dopo le proteste relative al suo rifiuto di concedere una sala comunale alla Libreria Pel di carota, che lo scorso 19 ottobre avrebbe voluto leggere pubblicamente i testi già vietati a Venezia dal primo cittadino Brugnaro.

Nonostante in un primo momento il Comune avesse accolto la richiesta dell’associazione culturale che fa capo alla libreria, l’Ufficio del gabinetto del sindaco ha poi contattato gli organizzatori per comunicare la decisione di Bitonci di non concedere il permesso di utilizzo della sala pubblica «sia perché l’iniziativa non sarebbe stata in linea con le finalità dell’Ente, sia perché nella richiesta non sarebbe stato dettagliatamente presentato il programma».

I parlamentari del Pd hanno voluto sottolineare che: «il Sindaco rivendicava come frutto di una sua scelta politica personale il fatto di non aver concesso la sala pubblica a Pel di carota e di essersi speso in prima persona per negare l’utilizzo degli spazi pubblici inizialmente concessi... Post pubblicato sul profilo Facebook del sindaco». Poi hanno commentato tale decisione come una «scelta del tutto arbitraria e illegittima in quanto dettata unicamente da motivazioni di carattere politico e ideologico... legata al fatto che a giudizio del primo cittadino le letture di quei libri per ragazzi, genericamente bollati come “libri gender”, non erano da lui e dalla sua amministrazione ritenute opportune e adeguate».

«È di tutta evidenza che il comportamento del sindaco e dei dirigenti» , hanno dichiarato, «si pone in evidente contrasto alla legge e ai principi fondamentali della Costituzione. Negando la sala pubblica, per motivazioni prettamente politiche e ideologiche a chi ne ha diritto al pari degli altri cittadini, i responsabili dell’Ente comunale, oltre a non garantire la libertà di espressione riconosciuta dall’articolo 21 della Costituzione, hanno violato i principi di uguaglianza e di imparzialità dell’amministrazione».

Davvero divertente sentir parlare di libertà di espressione e di uguaglianza da chi è membro di un partito sotto il cui governo si tenta di perseguire chi avrebbe presunte idee “omofobe” (legge Scalfarotto) e di impedire ai bambini di avere un papà e una mamma attraverso la legge sulle unioni civili.

Noi difendiamo Massimo Bitonci e lo invitiamo a continuare a resistere al pensiero unico.

Redazione

DIFENDIAMO I BAMBINI E LA FAMIGLIA DAI TENTATIVI DI

LEGALIZZAZIONE DELLE UNIONI CIVILI

 

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