Home Page > Notizie dall’Italia > La “buona scuola” insegna l’ideologia gender?
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Un lettore ci ha inviato per conoscenza la risposta che ha scritto per un articolo comparso sul maggior quotidiano di Verona, l’Arena, uno di quelli che sostengono che l’ideologia gender non esiste.

In merito all’articolo “Allarme Gender nelle scuole: falsità sulla pelle dei bambini”, sono doverose alcune precisazioni.

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Ai politici perdoniamo quasi tutto, in campagna elettorale in particolar modo, ancora di più. Ma a tutto c’è un limite. Che la deputata Alessia Rotta affermi, con autentica faccia tosta, che sul tema Gender “riunioni senza contraddittorio vengono organizzate, anche in sale parrocchiali” con il chiaro intento di “screditare il decreto sulla buona scuola” (pag.12 – L’Arena del 19 maggio) non solo è inaccettabile, ma rasenta addirittura l’offensivo.

Sono stato uno degli organizzatori di questi incontri avvenuti qualche mese fa, quando il decreto sulla “buona scuola” non era neanche nei pensieri del sig. Renzi. La deputata Rotta e il segretario provinciale Albertini dovrebbero sapere che la questione Gender, all’interno della scuola italiana, ha origine dal DDL Fedeli (novembre 2014), dove vengono stanziati per le scuole 200 milioni di euro (art.6). Duecento milioni di euro per cosa? Cito testualmente: “per la decostruzione critica delle forme irrigidite e stereotipate attraverso cui le identità di genere sono culturalmente e socialmente plasmate”.

È chiaro? Nelle nostre scuole, che, a detta dei dirigenti, non si possono permettere insegnati qualificati per chi è veramente discriminato, come ad esempio gli stranieri o i disabili (per i quali le scuole arrivano perfino a rifiutare le iscrizioni campando scuse assurde), in queste stesse scuole dove viene chiesto ai genitori di dare la carta igienica, la carta per le fotocopie, i nastri per i lavoretti, ecc… si trovano, invece, i soldi (dove sarebbe da capire) per inculcare alle giovani menti che non si nasce o maschi o femmine, ma che, se uno lo desidera, può diventare quello che vuole! Strumentalizzando il concetto di “non discriminazione”, si cerca di rendere tutti uguali quando invece sarebbe da insegnare la bellezza della diversità.

Ma allora perché in realtà si tira in ballo il decreto sulla “buona scuola” per criticare incontri parrocchiali che hanno l’obiettivo di difendere tale diversità? Perché visto che il DDL Fedeli è subissato di pareri contrari e si è arenato si è pensato bene una domenica mattina (!!!) di inserire all’interno del decreto sulla “buona scuola” appunto, un emendamento della consigliera del Presidente del Consiglio in materia di Pari opportunità, Giovanna Martelli, con il quale si promuove l’educazione alla parità di genere.

Bludental

Forse proprio con il chiaro intento che ciò che si cercava invano di promuovere con il DDL Fedeli potesse passare inosservato attraverso un decreto legge di più ampia natura. L’emendamento infatti è stato condiviso da tutto il PD ed è stato approvato il 3 maggio dalla VII commissione della Camera, e prevede che l’elaborazione del piano triennale dell’offerta formativa assicuri “l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità di genere, la prevenzione alla violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di informare e sensibilizzare gli studenti, i docenti e i genitori sulle relative tematiche” (comma 8 bis dell’art.2, Capo II).

Ora, cari politici, vi si chiede solamente di non strumentalizzare questi temi (seri) per meri calcoli di bassa propaganda elettorale (decisamente meno seria), altrimenti iscriveremo d’ufficio i vostri figliuoli in quelle scuole, che hanno tradotto le sciagurate linee guida dell’OMS e quanto paventato dal DDL Fedeli, truccando i maschietti con rimmel e rossetto (vedi Pisa) o dicendo che, se volevano, il giorno seguente potevano venire a scuola vestiti da donna (vedi Trieste). Visto che queste attività si sono svolte senza l’avviso e il consenso dei genitori ci faranno sapere, lor signori, se il tutto sarà di loro gradimento. Se vi piace un mondo così.

Francesco Giacopuzzi

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22 Commenti, RSS

  • luca poli

    dice su:
    21/05/2015 alle 19:37

    “riunioni senza contraddittorio vengono organizzate, anche in sale parrocchiali”. Invece, come tutti sanno, nelle scuole, luogo pubblico per eccellenza, davanti a bambini e ragazzini il contraddittorio è la regola: i casi recenti si sprecano.
    Siamo alle comiche finali…

  • MICHELE PERAZZANI

    dice su:
    22/05/2015 alle 21:12

    Non è vero che in una scuola di Trieste si sono invitati i bambini a venire a scuola vestiti da donna (http://www.bufale.net/home/bufala-trieste-asili-gioco-del-rispetto-con-toccamenti-vari-e-travestimenti-bufale-net/). Non ho trovato invece traccia della notizia su Pisa (sarà vera?)
    Contrastare gli stereotipi di genere significa ad esempio ragionare con ragazzi delle medie e delle superiori sul fatto che non c’è niente di male per una femmina se vuole fare il poliziotto o la calciatrice e allo stesso tempo dire ai maschi che non va considerata o etichettata come lesbica per questo. Significa spiegare che anche una donna può fare la capo-ufficio o la dirigente, a differenza di quanto succede mediamente in Italia. Significa che un uomo non può ritenersi nel giusto quando costringe la propria compagna a non andare a lavorare ma pretende che si occupi della casa e dei figli solamente; e così via. Non significa assolutamente “inculcare alle giovani menti che non si nasce o maschi o femmine

    • FRP

      dice su:
      23/05/2015 alle 05:27

      Purtroppo il sito “bufale.net” è fortemente ideologizzato e dice a sua volta un sacco di bugie. Le testimonianze dei genitori sui giochi di ruolo in cui i bambini si scambiano i vestiti sono molte, di prima mano, dirette e non solo a Trieste.
      Se l’educazione alla parità di genere fosse davvero quello che dice lei saremmo tutti d’accordo.
      E magari in molti luoghi molti insegnanti in perfetta buona fede insegnano il vero e sacrosanto rispetto che tutti devono avere per tutti.

      Purtroppo MOLTI ALTRI con la scusa della “parità di genere” insegnano ai bambini, fin da piccoli, con la scusa della donna poliziotto ecc., che essere maschio o femmina non è un dato biologico, ma culturale, una scelta. Insegnano ai bambini e ai ragazzi che i rapporti omosessuali sono normali, anzi, da provare (e questo l’ho sentito con le mie orecchie in molte occasioni), e con la scusa – invece di una sana educazione sessuale e all’affettività – spingono i bambini verso la sessualizzazione precoce.

      MAGARI l’educazione alla parità di genere fosse quello che dice lei!

    • Francesco Giacopuzzi

      dice su:
      25/05/2015 alle 10:27

      Libretto: Il gioco del Rispetto
      attività n. 6: “Se fossi”
      Un’evoluzione della stessa attività può essere lo scambio dei ruoli tra tutti i componenti della scuola: i bambini con le bambine (scambiandosi i vestiti, laddove possibile, e imitandosi).
      I bambini/e possono quindi indossare dei vestiti diversi dal loro genere di appartenenza e giocare così abbigliati.

  • David Puente

    dice su:
    25/05/2015 alle 14:17

    Buongiorno Poleggi.

    Sono David Puente, l’autore dell’articolo segnalato da Perazzani. Tralasciando le inutili accuse sull’ideologia del sito Bufale.net, il quale l’unico obiettivo è quello di una corretta informazione, i fatti di Trieste non sono come quelli riportati in questo sito:

    “il giorno seguente potevano venire a scuola vestiti da donna (vedi Trieste)”

    Nel nostro articolo http://www.bufale.net/home/precisazioni-trieste-asili-gioco-del-rispetto-con-toccamenti-vari-e-travestimenti-ecco-le-schede-bufale-net/ sono presenti i PDF del “Gioco del rispetto”. La invito a consultarne il contenuto ed eventualmente contattare la stessa associazione ideatrice del gioco (http://giocodelrispetto.org/https://www.facebook.com/giocodelrispetto/info?tab=page_info) prima di giudicare. Contatti: https://twitter.com/motherbrave

    Sul caso di Trieste si parlava addirittura di “toccamenti”. Se fossero reali queste accuse dovrebbero essere partite anche denuncie, ma al momento non ne risultano.

    • FRP

      dice su:
      26/05/2015 alle 14:35

      Leggendo i pdf del gioco del rispetto che sono stati pubblicati anche dal nostro sito ( http://www.notizieprovita.it/notizie-dallitalia/gender-allasilo-a-trieste-sinsegna-ai-bambini-a-toccarsi/) leggo che tra i giochi proposti c’è pure quello del “Se fossi” durante il quale «I bambini e le bambine potranno indossare dei vestiti diversi dal loro genere di appartenenza e giocare così abbigliati» ( le virgolette citano testualmente).

      Poi nel gioco “Se io fossi te:un po’ diversi un po’ uguali, l’importante è che siamo pari”, si invitano i bambini a toccarsi e auscultarsi dopo attività fisica e – cito – “Ovviamente i bambini/e possono riconoscere che ci sono differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale”.

      Come fanno, se sono vestiti, a 5 anni a vedere le differenze nell’area genitale? Evidentemente è prevista una esplorazione accurata… oppure gli “occhiali a raggi x” ??

      E queste sono citazioni pari pari. O voi non l’avete volute vedere, o non l’avete viste perché magari sono state cambiate le carte in tavola e modificati, all’ultimo, i documenti. Noi abbiamo gli originali, se veramente vi interessa la verità e non le “bufale”

      • David Puente

        dice su:
        27/05/2015 alle 19:55

        Sul “se fossi” la invito a chiarire direttamente con gli organizzatori. Li ha mai contattati? La invito per la seconda volta a farlo.

        Nessun toccamento e nessuna forma visibile delle parti intime. Se secondo lei fanno cose di questo genere denunci pure l’associazione e l’iniziativa ai carabinieri. Poi vedremo se ha ragione lei.

        • FRP

          dice su:
          28/05/2015 alle 16:30

          Rispondo globalmente al signor Davide Puente e alla signora Benedetta Gargiulo.

          Cari signori, noi siamo certi che gli ottimi insegnanti che sono impiegati nelle scuole italiane metterebbero in pratica il Gioco del Rispetto nel migliore dei modi, e realizzerebbero quindi un’attività di alto valore formativo ed educativo per i bambini. Del resto la scuola italiana – nonostante tante magagne – si regge solo sulla buona volontà e la professionalità degli insegnanti.
          Ma cosa accadrebbe qualora capitasse un docente un po’ troppo superficiale e con inclinazioni pedofile?

          Seconda questione – e forse è la principale.
          Il Gioco del rispetto è estremamente criticabile proprio nel suo complesso: perché dall’attenta lettura del materiale e soprattutto delle linee guida si evince proprio che è improntato sul concetto della fluidità del genere che non sta in cielo né in terra.
          Perché parlare di parità di genere e non di “parità di sessi”? I sessi son 2 : M – F. I generi – a detta di alcuni – sono indefiniti, forse infiniti. Dobbiamo andare a confondere i bambini in questo senso? Se il bambino è NATURALMENTE incline a giocare col camion, perché devo “costringerlo” a provare la bambolina? Perché scambiare i ruoli?
          Già accade in famiglia che il papà prepari la cena e la mamma torni stanca dal lavoro. Già in casa il fratellino spesso gioca con le cose della sorellina e viceversa: chiunque abbia più di un figlio lo sa. Questo non scandalizza nessuno, tanto meno i bambini. Non c’è nessun bisogno di andargli a far provare (per forza) giochi e cose dalle quali non si sente attratto. Forse gli stereotipi da combattere sono invece quelli che tendono ad ipersessualizzare tutto, perfino i bambini, per cui a sei anni già alcune bambine portano le calze a rete… ma questa è un’altra storia.

          E se gli insegnanti pedofili sono – mi auguro – una sparuta minoranza (anche se – ahimé – pare siano in percentuale di più dei preti), i docenti formati alla “confusione” dei generi sono molti molti di più. Alcuni in buona fede (perché male formati e male informati), altri in mala fede.
          “Omnia munda mundis” diceva Fra Cristoforo: il Gioco del Rispetto non nuocerebbe a nessuno se tutti fossero tanto “puri” nell’intento di educare i bambini secondo natura. Purtroppo su tale purezza non possiamo contare, quindi riteniamo che i genitori debbano essere informati e poter dire la loro.

  • David Puente

    dice su:
    27/05/2015 alle 20:00

    Vede, io ho contattato TELEFONICAMENTE l’associazione. Qua c’è l’articolo dove si spiega la parte sui “genitali” e i “travestimenti”: http://www.bufale.net/home/bufala-trieste-asili-gioco-del-rispetto-con-toccamenti-vari-e-travestimenti-bufale-net/

    Troverà il tutto da “Per scrivere questo articolo abbiamo contattato telefonicamente Benedetta Gargiulo, la quale ha risposto alle domande in merito al “toccamento” tra i bambini, la questione dei genitali e quella dei travestimenti.”

    Le ripeto, se è certa che avvengano certe pratiche non esiti allora a denunciare, altrimenti parla e basta.

    Cordialmente

    • Benedetta Gargiulo

      dice su:
      28/05/2015 alle 22:59

      “Perché parlare di parità di genere e non di “parità di sessi”? I sessi son 2 : M – F. I generi – a detta di alcuni – sono indefiniti, forse infiniti” E chi lo dice che i generi sono indefiniti? Noi sicuramente no. E nemmeno la grammatica italiana, che distingue tra genere maschile e genere femminile. La parola “genere” è sufficiente a spiegare da sola le differenze tra i sessi e non vedo perché dovremmo evitare di usarla.
      Poi, mi permetto di evidenziare che i bambini non sono NATURALMENTE predisposti a giocare con i camion. E la forzatura che lei riscontra nel nostro progetto, noi la riscontriamo nelle scuole e nella nostra società, in cui i bambini vengono forzati a non giocare con le bambole o con qualsiasi cosa sia rosa e le bambine vengono forzate – e qui siamo d’accordo – a conciarsi già a 4 anni come veline.
      Sul rischio di insegnanti pedofili dico solo che allora dovremmo anche impedire loro di cambiare i pannolini. Un po’ una forzatura, non crede?

      • FRP

        dice su:
        29/05/2015 alle 05:15

        Sono proprio tanti quelli che sostengono che i generi sono infiniti e indefiniti. Si documenti un po’!!!!

        I bambini scelgono NATURALMENTE i camion, si documenti un po’!!!

        https://www.youtube.com/watch?v=4bOkZIdMgrw

  • Benedetta Gargiulo

    dice su:
    27/05/2015 alle 20:17

    Buonasera, spieghiamo ancora, anche in questa sede, che le frasi riportate qui come altrove, sono estrapolate sia dal contesto scritto delle linee guida che accompagnano i giochi, sia da quello teorico che riguarda la formazione delle e degli insegnanti delle scuole dell’infanzia.
    Il fatto che bambini e bambine si scambino i vestiti, non significa OVVIAMENTE che si scambiano i LORO vestiti. Solo un’interpretazione demenziale potrebbe realmente pensare che nelle scuole dei nostri figli ci siano insegnanti che consentano a bambini e bambine di spogliarsi e rivestirsi con abiti diversi. Quello che si omette sempre con grande cura, è appunto il contesto del gioco del travestimento, che è attività consolidata da secoli nelle scuole dell’infanzia. E allora, propone il gioco del rispetto, per una volta, proviamo a far vestire le bambine da cavalieri e i maschi da principesse. Basta un mantello, in effetti. Poi, attenzione a non confondere lo scambio di vestiti con lo scambio di RUOLI.

  • Benedetta Gargiulo

    dice su:
    27/05/2015 alle 20:25

    Chiarisco anche la parte dell’interpretazione pruriginosa sui “toccamenti”. Anche qui: veramente si pensa che basti un progetto per trasformare improvvisamente tutte le insegnanti e gli insegnanti in pervertiti e guardoni? Anche qui, OVVIAMENTE i bambini non si toccano. Se si legge l’intero passaggio senza estrapolarne frasi e accostarle con malizia le une alle altre, si capisce che il gioco mira a far sentire il battito del cuore e il respiro accelerato. Si mira a far riconoscere a bambini e bambine che siamo uguali. MA ATTENZIONE! Proprio perché bambini e bambine possono riconoscere che invece uguali non sono (ma mica perché si spogliano nudi o si toccano!!! Lo sanno già da soli che sono diversi!) allora si suggerisce alle insegnanti e agli insegnanti di non negare le loro domande a riguardo, ma di confermare le differenze. Guarda caso proprio il contrario di ciò di cui ci si accusa.

  • Daniela Aina

    dice su:
    03/06/2015 alle 23:40

    Tre dei miei figli hanno partecipato la scorsa estate alle vacanze studio organizzate dall’ex Inpdap in luoghi e fasce d’etá differenti. Guarda caso hanno avuto la serata a tema in cui i maschi e le femmine si scambiavano i ruoli con tanto di vestiti e trucchi. Quanti educatori possono avere la stessa idea di”gioco”? Sarà stato proprio un caso?

  • MICHELE PERAZZANI

    dice su:
    18/06/2015 alle 12:59

    VI SEGNALO CHE NEL DECRETO “BUONA SCUOLA” NON COMPARE LA DICITURA “PARITA’ DI GENERE” COME ERRONEAMENTE SCRIVETE, BENSI’ PROPRIO QUELLO CHE VOI AUSPICATE, CIOE’ “PARITA’ TRA I SESSI” (VEDI ART.3 CO.12) http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00919235.pdf . QUINDI “LA BUONA SCUOLA” NON HA NIENTE A CHE VEDERE CON L’IDEOLOGIA GENDER

    • FRP

      dice su:
      18/06/2015 alle 17:10

      Segnala male, caro signore. Come può vedere qui http://www.notizieprovita.it/notizie-dallitalia/la-proposta-di-riforma-della-scuola-e-la-parita-di-genere/
      e qui http://www.gildavenezia.it/wp-content/uploads/2015/04/emendamenti_ddl_2994.pdf

      All’art. 2, il comma 8bis introduce l’insegnamento della parità di genere in tutti i curricola.

      “Dopo il comma 8, aggiungere il seguente: 8-bis. Il Piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei principi di pari opportunità promuovendo l’educazione alla parità di genere, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni nelle scuole di ogni ordine e grado, al fine di informare e sensibilizzare gli studenti, i docenti ed i genitori sulle relative tematiche come previsto anche dall’articolo 5, comma 2, del decreto legge 14 agosto 2013 n. 93 convertito nella legge 15 ottobre 2013, n. 119 in materia di Piano di azione straordinario contro la violenza.”

      Se da ultimo (l’articolo è di metà maggio) l’emendamento fosse stato di nuovo emendato ce ne rallegreremmo assai.
      E comunque il problema reale è il ddl Fedeli…

      (2. 41. Martelli).

  • MICHELE PERAZZANI

    dice su:
    19/06/2015 alle 00:00

    SI VEDE CHE NON AVETE LETTO LA PRIMA FACCIATA DEL LINK CHE HO MESSO. LA DATA E’ DEL 22 MAGGIO ED E’ LA VERSIONE USCITA DALLA CAMERA, QUINDI L’ULTIMA. OLTRE A RALLEGRARVI, CORRETTEZZA VORREBBE CHE CORREGGESTE TUTTI GLI ARTICOLI NEL VOSTRO SITO, CHE LASCIANO INTENDERE CHE LE COSE STIANO ANCORA COME LE AVEVATE PRESENTATE VOI .
    P.S.: I TESTI DI LEGGE NELLA VERSIONE CORRENTE SI CERCANO SUL SITO DELLA CAMERA E DEL SENATO, NON SU QUELLO DELLA GILDA

    • Redazione

      dice su:
      19/06/2015 alle 05:27

      Lei forse è un po’ agitato… Veda qua http://www.notizieprovita.it/notizie-dallitalia/genitori-a-scuola-vogliamo-consenso-informato-gay-center-non-serve/
      E il nostro link all’emendamento Martelli è proprio al documento ufficiale presentato al Parlamento, anche se linkato a un sito di un sindacato.
      Il testo a cui fa riferimento lei è il testo “base”, poi ci sono gli emendamenti, come quello proposto e approvato della On Martelli indicati nel doc ORIGINALE riportato nel nostro articolo.
      Stia calmo.
      [Gli articoli vecchi erano validi al momento della pubblicazione. Quelli che cambiano le notizie passate lavorano al Ministero della Verità (G.Orwell 1984) non da noi.
      In questo caso non c’è proprio niente da cambiare, tra l’altro]

  • MICHELE PERAZZANI

    dice su:
    19/06/2015 alle 16:16

    proprio perché gli articoli erano validi al momento della pubblicazione, se adesso non sono più validi dovrebbero essere rimossi o aggiunto un commento sotto, in cui si dice che la situazione è cambiata. Altrimenti si va a manifestare chiedendo una modificata che in realtà è stata fatta già da un mese e si getta discredito sulla Camera dei Deputati, rea di non aver recepito le vostre istanze, quando invece non è così

    • FRP

      dice su:
      19/06/2015 alle 17:03

      La modifica, che non è ancora definitiva, visto che in Senato stanno in alto mare, è solo su una parola che certamente è importante, ma non è del tutto soddisfacente. L’emendamento è sempre lì e non ci dovrebbe stare proprio. Si va a manifestare, comunque, per ben altro…

      • MICHELE PERAZZANI

        dice su:
        19/06/2015 alle 23:19

        MI FA PIACERE CHE CI SIAMO CHIARITI. AMMETTERÀ CHE NON SI PUÒ’ DIRE CHE NELLA BUONA SCUOLA ORA STIA SCRITTO “PARITA’ DI GENERE”. IO NON HO TROVATO FRA I VARI EMENDAMENTI PRESENTATI IN SENATO UNO ANALOGO A QUELLO DELLA MARTELLI. MI PUO’ CITARE I SENATORI CHE LO PROPONGONO? O IL NUMERO PROGRESSIVO DELL’EMENDAMENTO? GRAZIE

        • FRP

          dice su:
          20/06/2015 alle 06:12

          Nella “Buona scuola” c’è molto di peggio. Usciremo a breve con un articolo che spiega per bene il tutto

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