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Home Page > Gender > Questionario fazioso sui “nuovi diritti”? Un caso
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Uno degli argomenti maggiormente utilizzati, nei sempre più frequenti – e spesso vivaci – dibattiti sui “nuovi diritti”, è quello degli studi scientifici e dei sondaggi.

Non c’è discussione, fateci caso, in cui l’esperto di turno, solitamente di orientamento progressista, non ne faccia riferimento per suffragare le proprie tesi e dimostrare che “la scienza” – evocata così, quasi il pensiero degli studiosi fosse unanime, cosa assai rara – gli dà ragione.

Ora non sarò certo io, da sociologo, a negare l’importanza di studi, ricerche o rilevazioni demoscopiche, ci mancherebbe. Sono proprio i miei studi, tuttavia, a suggerirmi grande prudenza non tanto e non solo nella lettura degli esiti di una ricerca, ma addirittura nella sua costruzione.

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Un esempio – per restare, appunto, in tema di “nuovi diritti” – è il Progetto di ricerca su “Giovani e nuovi diritti”, promosso dall’Università di Bologna e diffuso tramite la posta elettronica di Ateneo; si tratta, in breve, di una batteria di domande finalizzata a fotografare il pensiero giovanile sul versante più caro all’agenda progressista. Anzi, neppure il pensiero, ma l’opinione, giacché come i responsabili del Progetto – all’insegna del più diffuso relativismo – premettono a chiare lettere che «non ci sono risposte giuste o sbagliate, ma solo opinioni»; il che qualche sospetto dovrebbe già sollevarlo.

Attenzione però perché questa non è che la prima di una serie di anomalie, se così possiamo dire, di questa ricerca. Una seconda curiosità, infatti, riguarda sempre la presentazione di questo lavoro sui “nuovi diritti”.

Presentazione nella quale viene esplicitato che il questionario è scientifico, autofinanziato (non risponde ad alcuna richiesta di committenza esterna) e senza fini di lucro: in tanti questionari fatti dall’Alma Mater Studiorum nel corso degli anni – ci segnalano persone che lo conoscono bene – mai c’è stata la necessità di puntualizzare questo elenco, sia detto con rispetto, di ovvietà: perché allora una simile precisazione? Excusatio non petita, accusatio manifesta? Chissà. Sta di fatto che, oltre alla presentazione, di questo questionario colpiscono altri aspetti .

Ci sarebbe – comunque – parecchio da dire anche per quanto riguarda la formulazione delle domande stesse, nelle quali si mira – specie nelle prime – a chiedere a chi lo compila il proprio pensiero sui “nuovi diritti” ma non, come francamente sarebbe lecito aspettarsi, in maniera esplicita, bensì mescolando questi con altri (diritto allo studio, diritto al lavoro, diritto alla libertà di opinione e di espressione, ecc.) già ampiamente previsti nel nostro ordinamento se non addirittura di rango costituzionale: quale il senso di una simile, così singolare scelta? Perché confondere volutamente, nella costruzione delle domande del questionario, i “nuovi diritti” con altri? Forse per propiziarne una normalizzazione? E poi, scusate, non sarebbe stato più semplice sondare in modo diretto – e onesto, si sarebbe tentati di aggiungere – il pensiero, pardon l’”opinione”, dei giovani sul matrimonio gay, sull’utero in affitto e co.?

La sensazione, insomma, è che quello diffuso dall’Università di Bologna sia, nelle migliore delle ipotesi, un questionario poco chiaro se non persino volto – ma si tratta, ovviamente, solo di una sensazione – a raggiungere un certo esito piuttosto che un altro. Tutte illazioni? Preoccupazioni infondate? Forse. Quel che è certo è che è bene, allorquando – e capita sempre più spesso – si parla di studi e ricerche sui “nuovi diritti”, stare bene attenti. Se infatti, da un lato, la totale imparzialità è cosa assai difficile da raggiungere, dall’altro. su temi simili, la professionalità pare cedere spesso il campo alla propaganda…

Giuliano Guzzo


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