Home Page > Notizie dall’Italia > Venezia – A scuola ti insegno come sia bello avere genitori gay
Venezia_scuola_omogenitorialita

Ci risiamo: la scuola si fa nuovamente teatro e mette in scena lo spettacolo della cultura omosessuale. O, più precisamente, dell’imposizione omogenitoriale.

Questa volta è il Comune di Venezia a volersi distinguere, il cui Assessorato alle Politiche Educative e per la Famiglia ha assoldato un’equipe psicopedagogica per stendere un Piano di formazione per le educatrici e per le insegnanti delle scuole d’infanzia comunali.

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Fin qui tutto bene se non fosse che la tematica su cui incentrare lo sviluppo dei percorsi da condurre con i bambini di fascia 0-6 anni è la cultura di genere coniugata con la valorizzazione delle famiglie con genitori omosessuali.

Già questo, di suo, presenta dei profili di inadeguatezza rispetto ad una corretta e stabile formazione del bambino; ma vi è di più.
La gravità dell’operato del Comune di Venezia si sostanzia principalmente su due aspetti: la messa in mora della possibilità di crescere naturalmente del bambino e l’impropria scelta del personale che si occupa dell’aggiornamento dei docenti.

Partiamo da quest’ultimo punto. La formazione degli insegnanti e degli educatori viene curata anche da associazioni culturali che si rifanno ad una cultura GLBT o da esponenti di movimenti dichiaratamente gay. Associazioni, come “Alfabeti emotivi”, che organizzano soprattutto incontri in collaborazione con il mondo omosessuale e, diciamo così, esperti esponenti di prima linea di gruppi come le “Famiglie Arcobaleno” ed essi stessi genitori gay. Difficile immaginare il grado di oggettività con cui condurranno la formazione del personale docente ma ancora più arduo è comprendere il paradigma epistemologico che giustifica la scelta di relatori analoghi.

L’altro punto, se si vuole, ancora più grave, è la criminalizzazione di cui sono fatti vittime i bambini, accusati senza mezzi termini di “eterosessismo”: in altre parole, di dare per scontato l’avere un padre ed una madre. Il Piano formativo del Comune di Venezia prevede, inoltre, la necessità di annullare l’identificazione con il “maschile” ed il “femminile”, incentivando i bambini a scegliere giochi tradizionalmente non conformi al sesso di appartenenza.

Quando si comprenderà che un’educazione analoga produce principalmente delle persone instabili, ragazzi incapaci di sviluppare affetti maturi e uomini e donne che non sapranno farsi carico degli impegni che il ruolo che andranno a ricoprire nel mondo imporrà? I primi effetti già si scorgono, purtroppo: adolescenti che oscillano tra l’inibizione più assoluta o la totale assenza di freni inibitori, entrambe situazioni che, a volte, sfociano in violenza, soprattutto di gruppo.

Redazione

Per saperne di più, scarica il Piano Formativo del Comune di Venezia.

 

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3 Commenti, RSS

  • Pingback/Trackback 19/12/2013 alle 16:00
    Scuole statali
  • dandil di las H

    dice su:
    19/12/2013 alle 16:16

    Vergogna,vergogna.come facciamo a permettere tutto cio’e’ ormai in atto una discriminazione al contrario.Chi dovrebbe essere chiuso a casa sua per fare le proprie cose invece viene deputato a INSEGNARE!ma cosa ma a chi.Purtroppo devo dire che forse e’anche colpa di chi come me non si sta ribbellando di fronte a queste cose!

  • Mario Boni

    dice su:
    20/12/2013 alle 09:15

    Riporo quanto ho scritto a suo tempo ad un direttore di giornale .

    Egregio Direttore,
    ho letto con grande ritardo alcuni pareri favorevoli all’abolizione dell’uso delle parole ”madre” e “padre” in una scuola di Bologna a favore di dizioni quali “genitore 1” e “genitore 2”. Provvedimento che peraltro esiste a livello addirittura legislativo nazionale da anni in Spagna, da poco in Francia e ,temo, fra un po’ anche da noi. Non sono d’accordo e anzi ritengo questi provvedimenti non solo sbagliati, ma anche dannosi. Approfittando della sua benevolenza, cerco di spiegarmi. Esporrò solamente in maniera scarna e brutale quella che è la realtà. Sproloqui, anche sacrosanti, sui diritti dei singoli, sulla condanna dei comportamenti omofobi violenti e quant’altro sono competenza del politico e dell’intellettuale di turno.
    La vita su questo pianeta, altrove non so, ha dispiegato un’enorme varietà nel tempo e nello spazio grazie allo scambio genetico che si è consolidato fra sessi diversi. L’uomo è sì “qualitativamente” diverso dal resto dei viventi (discussione che esula dal presente argomento), ma la sua essenza organica è figlia del processo evolutivo che è avvenuto nel corso di milioni di anni e che si è avverato grazie allo scambio genetico maschio- femmina, che è alla base della grande biodiversità della vita sulla terra. In altre parole apparteniamo ad un Regno animale insieme a milioni di specie, anche quelle più lontane da noi, caratterizzate sempre dalla presenza di due sessi distinti che noi chiamiamo maschio-femmina. Non solo. Atti omosessuali esistono in molte specie di mammiferi, ma sono circoscritti quasi sempre agli esemplari più giovani, all’inizio dell’età matura e comunque non caratterizzano mai tutta la vita del singolo animale. Inoltre la coppia omosessuale non esiste in alcuna specie, come è ovviamente comprensibile; contrasterebbe il più potente istinto di ogni vita animale, quello della procreazione e della conservazione della specie stessa. Qualora si formasse in una società animale, questa sarebbe destinata all’estinzione.
    Il matrimonio uomo-donna non l’ha inventato la Chiesa cattolica come è noto, ma esiste, più o meno codificato giuridicamente, in più forme in tutti gruppi e società umane. A quanto pare esso meglio corrisponde alla necessità “naturale” della procreazione e dell’allevamento e cura della prole, cioè alla conservazione in generale della specie e in particolare di quella particolare Società. Non è un diritto, ma un istituzione, o istituto, di origine naturale che ogni società ha codificato per soddisfare quella necessità, riservato quindi alla coppia uomo-donna.
    Eliminare la figura madre-padre comporta obbligatoriamente eliminare la distinzione uomo-donna, maschio-femmina, il fondamento della vita animale e anche della nostra. Non si tratta solo di un artificio linguistico, bensì di una cosa assai più profonda e “malefica”. Si tratta di un’operazione artificiale tesa a negare la realtà naturale, quindi profondamente sbagliata. Operata in ambito scolastico è un’operazione doppiamente dannosa, perché vuole imporre con la forza dell’artificio a giovani esseri umani che hanno bisogno come il pane del principio di realtà un qualcosa che non esiste: un’uguaglianza falsa e bolsamente buonista che pretende di annullare con la violenza dell’ideologia differenze reali che pure hanno di fronte ogni giorno. Parafrasando un vecchio detto, “solo nell’oscurità tutte le vacche sono uguali”.
    Con stima
    Mario Boni
    Siena

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