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Intere generazioni sono cresciute con il “sogno americano” nel cassetto. Gli USA sono un grande paese, con i suoi 300 milioni di abitanti (il quintuplo degli Italiani), un Paese giovane, con poco più di due secoli di storia, che nasce come rifugio e speranza di milioni di persone che dal resto del mondo vi sono approdati con la prospettiva di un futuro migliore.

E gli USA sono entrati prepotentemente tra i protagonisti della storia e ne diventano fulcro indiscusso per tutto il Novecento. È ovvio che portino in sé luci e ombre, grandi contraddizioni.

Se da un lato sono simbolo del benessere, dall’altro sono la patria del materialismo consumista; se rappresentano le libertà civili, sono anche regno del liberalismo radicale e dell’individualismo più sfrenato; se da molti sono considerati patria della democrazia, hanno anche mostrato dalle origini una spietata capacità imperialista di sterminio (basti pensare alla fine che hanno fatto i nativi americani).

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Nel campo che ci interessa, purtroppo, gli USA sono stati una culla per ideologie antiumane, denataliste e razziste che hanno infettato tutto l’Occidente e si sono propagate grazie all’appoggio
dei grandi capitalisti americani, come i Rotschild e i Rockfeller. Una delle creature più mostruose degli USA pro morte è Planned Parenthood: “Il controllo delle nascite deve condurre a una razza
più pura” diceva la sua fondatrice, Margaret Sanger. E Planned Parenthood oggi cresce e prospera: con la benedizione di Barack Obama, si insinua nelle scuole per insegnare la teoria del gender e la promiscuità sessuale precoce ai giovani americani. Chi si oppone rischia il posto di lavoro, come è accaduto a Bill Diss, ottimo professore di matematica, licenziato dall’Ufficio scolastico distrettuale di Portland per aver messo in guardia i suoi studenti contro le bugie propagandate da Planned Parenthood nel suo campus.


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