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Le persone di mezza età ricorderanno bene le vergognose bugie che hanno portato alla legalizzazione dell’aborto, nel 1978. Bugie enormi come i milioni di aborti clandestini e le decine di migliaia di donne morte a causa di essi: i dati ufficiali, nel periodo considerato, riportavano in tutto 9.000 donne morte, tra i 14 e i 44 anni, per le cause di decesso più svariate.

La propaganda abortista continua ancora oggi ad alimentarsi di menzogna, per esempio sui medici obiettori di coscienza e sul “diritto all’aborto” negato (i dati ufficiali dicono chiaramente che non è vero).

Per 30 anni insieme alle bugie hanno attuato un lavaggio del cervello dell’opinione pubblica, con delle gravi reticenze: per esempio molti pensano che l’aborto sia legale solo fino a 90 giorni di gravidanza.

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Pochi si rendono conto che di fatto l’aborto è permesso facilmente al di là di questo termine arbitrario. Pochi sanno che è molto facile l’aborto per le minorenni, all’insaputa dei genitori
(e i casi sono in costante aumento). Pochi sanno quante donne muoiono per complicazioni post operatorie causate dall’aborto. Non vi sono, poi, statistiche sulle migliaia di donne che cadono in depressione, si suicidano o compiono azioni folli a causa della sindrome post abortiva.

Nessuno sa quanti operatori sanitari, che praticano l’aborto, soffrono di sindrome da stress post traumatico. Ma 35 anni di legge 194 e di propaganda mortifera, purtroppo, hanno lasciato il segno nella mentalità comune. I radicali sono riusciti nella loro impresa applicando la strategia dei “piccoli passi” a livello culturale, legale ed amministrativo, con il sostegno dei poteri forti, perché dietro l’industria dell’aborto vi sono milioni di dollari di profitti. […]


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