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Nel mese di Marzo, molti festeggiano le donne. Ed è in questo contesto che dedichiamo loro questo numero. Soprattutto a quelle donne che di fronte ad una gravidanza inattesa o indesiderata si trovano spesso sole e in situazioni di estrema difficoltà. Donne a cui lo Stato, normalmente, offre solo una possibilità: l’aborto. Perché la 194 è una legge ingiusta e anacronistica, datata dal contesto sociale e dalle competenze scientifiche degli anni ’70, e ormai ampiamente superate. Perché la mentalità radical-mortifera in cui viviamo fa di tutto per proporre l’aborto come un diritto, un vantaggio, un atto di autodeterminazione e di libertà.

Questa cultura della morte imperante ha avvelenato i cuori, rendendoli spesso incapaci di guardare la gravidanza come quello che veramente è: un dono, un mistero, una speranza, una gioia. Anche quando presenta oggettive difficoltà. Tutte le testimonianze che abbiamo raccolto dimostrano che l’aborto è fatto di solitudine, di paura e di abbandono. Con l’ascolto, la presenza e l’aiuto personale, più che con quello economico, si salva il bambino.


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"Dai voce a chi non può parlare"


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