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Marzo 2015 – Notizie ProVita – Il fine vita

Vorremmo poter parlare di “sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente po’ skappare”, con il rispetto, massimo, dovuto a un mistero doloroso. Un mistero che merita d’esser contemplato e comunque: come chi crede sa, pur restando doloroso, non ha l’ultima parola. Invece questo numero della nostra Rivista si trova ad affrontare il problema della assoluta mancanza di rispetto per il dolore e per la morte che caratterizzano l’orgoglio luciferino della volontà di potenza nichilista e relativista che pervade la nostra società decadente e materialista.

Nel nord Europa e in alcuni Stati americani e canadesi la cultura della morte, la stessa che ha introdotto il divorzio, la contraccezione e l’aborto, ha ormai diffuso e radicato nell’opinione pubblica la mentalità eutanasica.

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Hanno cominciato con il “caso limite”, il gesto “pietoso” di porre fine alla sofferenza, sempre e solo in casi di libera autodeterminazione del libero soggetto, col testamento biologico

Nel giro di vent’anni circa sono arrivati al punto che si uccidono pazienti non sempre consenzienti, bambini, e chiunque ne faccia richiesta per qualsiasi motivo. Anzi, spesso l’equipe di chirurghi per l’espianto degli organi è fuori dalla porta ad aspettare che esca quella che ha somministrato il sedativo letale.

Si va sempre più diffondendo l’idea che gli anziani, i malati, i disabili siano un peso per la società e per i familiari: le persone deboli, così, si convincono facilmente che fanno un piacere a tutti (anche al SSN) se si tolgono di mezzo. Il modo migliore pare che sia far morire di fame e di sete (come la povera Eluana, per intenderci) quelli che da soli non riescono a nutrirsi.

Del resto i denari (scarsi) del SSN devono essere impiegati meglio: per pagare gli aborti, i cambiamenti di sesso e ora anche la fecondazione artificiale.


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