Home Page > Voce della Scienza > Gli studi sul cervello contestano l’ideologia di genere
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Un importante recente studio americano condotto su quasi mille soggetti, da un’équipe guidata da Ragini Verma, neuro-scienziata dell’Università della Pennsylvania a Philadelfia (USA) (http://www.uphs.upenn.edu/news/News_Releases/2013/12/verma/), conferma, attraverso concreti dati scientifici, le differenze biologiche esistenti tra maschi e femmine. I risultati della ricerca, effettuata su 949 volontari (428 maschi e 521 femmine) di età compresa tra gli 8 e i 22 anni, sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Proceedings of National Academy of Science.

Essi attestano come «le connessioni cerebrali di maschi e femmine sono diversamente distribuite», evidenziando, attraverso avanzate tecniche di neuroimaging, la presenza, nelle donne, di un maggior numero di connessioni tra emisfero destro e sinistro (il primo deputato maggiormente al pensiero intuitivo, il secondo alle elaborazioni logiche) mentre, al contrario, negli uomini si riscontra la presenza di una migliore interconnessione all’interno dei medesimi emisferi. A tale proposito Ragini Verma  ha dichiarato: «Ho constatato con stupore che i risultati confermano molti stereotipi che crediamo di avere sul cervello. Per esempio se volessi andare da uno chef o da un parrucchiere, sarebbero più che altro uomini (…) Mentre le donne si dimostrano più efficienti nelle azioni che richiedono il coordinamento di entrambi gli emisferi: sono più intuitive, hanno migliore memoria, sono più emotivamente coinvolte quando ascoltano qualcuno».

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Solo nel cervelletto, parte del sistema nervoso deputata principalmente al controllo motorio, le cose sembrano andare diversamente: in questa regione, infatti, gli uomini dimostrano una migliore connessione tra un emisfero e l’altro. In tal senso, la neuro-scienziata americana spiega: «Se per esempio voleste imparare a sciare, sarebbe il cervelletto la regione maggiormente coinvolta».

Alla medesima conclusione della ricerca di Ragini Verma erano giunti gli studi di Simon Baron-Coehn, professore di psichiatria presso l’università di Cambridge nel Regno Unito ed esperto di autismo, il quale, nel 2004, svolse alcuni innovativi esperimenti sui bambini in fase neonatale dimostrando l’esistenza di importanti differenze tra i cervelli di donne e uomini. Nel suo articolo Autismo: una forma estrema del cervello maschile? (Simon Baron-Coehn, L’autisme : une forme extrême du cerveau masculin ?, “Terrain” n°42, marzo 2004), Baron-Cohen aveva distinto i tipi di cervello sulla base di due aspetti fondamentali: la capacità di empatia e la capacità di sistematizzazione.

Gli esperimenti da lui condotti tendono a dimostrare che tra le donne la capacità di empatia è più sviluppata rispetto agli uomini. Al contrario, la capacità di “sistematizzare” è più importante negli uomini che nelle donne. A tale proposito egli aveva affermato come, «in uno studio, i ragazzi hanno dimostrato in 50 occasioni spirito più competitivo, mentre le ragazze sono state 20 volte più dei maschi disposte ad attendere il loro turno». Secondo il professore inglese le differenze prendono forma prima della nascita all’interno dell’utero della madre, dove maschi e femmine producono differenti quantità di ormoni  e in particolare i maschi producono il doppio del testosterone delle femmine. Il differente livello di produzione ha un impatto determinante sullo sviluppo del cervello a dimostrazione dell’importanza dall’elemento biologico nella crescita e nello sviluppo dei bambini .

Tali studi scientifici che mettono in luce il ruolo unico e decisivo svolto dalla natura nel processo biologico di ciascun individuo, costituiscono un’ulteriore smentita delle tesi degli ideologi del gender per i quali la differenza sessuale ha origini e cause puramente socio-culturali.

di Lupo Glori

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