Home Page > Voce della Scienza > Una stima dei bimbi con sindrome di Down abortiti in Italia nel 2009
dati Istat_sindrome di Down_Italia

Benedetto Rocchi, professore di economia all’Università di Firenze, ha elaborato i dati Istat disponibili per calcolare quanti bimbi con la sindrome di Down vengono uccisi dalla legge 194, e ne ha scritto nel numero di Febbraio di Notizie Pro Vita. Qui pubblichiamo un resoconto più dettagliato dell’indagine da lui condotta

Quanti bimbi con la sindrome di Down nascono in Italia?
Non esiste una rilevazione ufficiale, sistematica e completa delle nascite di bambini con sindrome di Down in Italia. Le “Linee Guida per l’Assistenza alle Persone con Sindrome di Down” diffuse dall’Istituto Superiore di Sanità (www.iss.it/binary/lgmr2/cont/01.1234174825.pdf). parlano di un bimbo con sindrome di Down  nascita ogni 1000 nati, “circa 500 ogni anno”. Accettiamo dunque provvisoriamente come valido questo dato medio.

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Quanti bambini con sindrome di Down vengono concepiti in Italia?
Le linee guida dell’ISS, riprendendo un dato ampiamente accettato dalla letteratura scientifica, affermano che “l’incidenza della trisomia 21 al concepimento risulta identica in tutte le popolazioni del mondo e rappresenta una costante biologica naturale”. Anche se non si conoscono esattamente le cause, l’incidenza della sindrome aumenta con l’età della mamma al momento del concepimento. La seguente tabella, riportata dalle Linee Guida, indica in che misura questo aumento si realizza.

Tabella 1
Incidenza dei bambini con sindrome di Down concepiti per età della mamma

Età della mamma

Totale bimbi concepiti per ogni bimbo con sindrome di down

Bimbi con sindrome di down ogni mille bimbi concepiti

Meno di 30 anni

1500

1

30-34 anni

580

2

35-39 anni

280

4

40-44 anni

70

14

Oltre 45 anni

38

26

Fonte: Istituto Superiore di Sanità

 

Il numero totale di bimbi con la sindrome di Down concepiti ogni anno dipende dunque dall’età media delle donne che cominciano una gravidanza. L’Istat diffonde ogni anno una statistica relativa ai bimbi nati per età della madre. I dati sono consultabili scaricabili liberamente all’indirizzo web http://dati.istat.it/ scegliendo la rubrica “Popolazione e famiglie/Natalità/Nati vivi/”. Per effettuare un calcolo esatto, tuttavia, non basta considerare le sole statistiche relative ai nati vivi, dal momento che non tutte le gravidanze giungono a compimento: bisogna tener conto sia degli aborti spontanei che di quelli volontari. Anche in questo caso i dati sono disponibili sul sito dell’Istat, che conduce una rilevazione sistematica, preparando le statistiche che ogni anno confluiscono nella relazione del Ministro della Salute al parlamento sulla legge 194/1981* . Gli ultimi dati dettagliati sugli aborti volontari sono disponibili all’indirizzo web http://www.istat.it/it/archivio/45855 mentre quelli sugli aborti spontanei si trovano all’indirizzo web http://www.istat.it/it/archivio/32729. Entrambe le rilevazioni forniscono una scomposizione dei dati per classi di età della mamma. Nella seguente tabella viene calcolato in base a queste fonti di informazione ufficiali il numero di bambini concepiti in Italia nel 2009.

*Scaricabile al sito www.salute.gov.it/saluteDonna/paginaMenuSaluteDonna.jsp?menu=interruzione&lingua=italiano oppure dagli atti parlamentari

Tabella 2
Bambini concepiti in Italia nel 2009

Età della mamma

Nati vivi

Aborti volontari

Aborti spontanei

Totale concepiti

Meno di 30 anni

181 481

54 508

18 131

254 121

30-34 anni

185 076

25 897

20 196

231 169

35-39 anni

142 223

23 093

22 903

188 218

40-44 anni

35 267

10 307

12 330

57 904

Oltre 45 anni

2 560

988

1 422

4 970

Totale

546 607

114 793

74 982

736 382

Fonte: elaborazione su dati Istat

In realtà è probabile che il totale di circa 736.000 bambini concepiti sia una stima per difetto. Un certo numero di gravidanze, infatti, non viene rilevato dalle statistiche: oltre a tutti i casi di aborto clandestino o illegale (cioè effettuato al di fuori della legge 194), che comunque continuano ad esserci, bisognerebbe considerare tutti gli aborti provocati dalla cosiddetta “pillola del giorno dopo”, oppure gli aborti provocati da mezzi considerati “contraccettivi” come la pillola anticoncezionale o la spirale. Inoltre anche un certo numero di aborti spontanei, quelli che non hanno richiesto il ricovero della mamma in una struttura di cura, non vengono conteggiati.
Applicando le incidenze della tabella 1 per i bambini concepiti dalle mamme nelle varie fasce di età è possibile stimare quanti bambini con la sindrome di Down vengono concepiti ogni anno. Il calcolo relativo al 2009 è riportato nella tabella 3.

Tabella 3
Bambini con la sindrome di Down concepiti nel 2009

Età della mamma

Totale bimbi concepiti

Incidenza della sindrome di down (‰)

Bimbi con la sindrome di Down concepiti

Meno di 30 anni

254 121

1

169

30-34 anni

231 169

2

399

35-39 anni

188 218

4

672

40-44 anni

57 904

14

827

Oltre 45 anni

4 970

26

131

Totale

736 382

2 198

Fonte: elaborazioni si dati Istat e ISS

Quanti bimbi vengono abortiti volontariamente perchè hanno la sindrome di Down?
La rilevazione degli aborti volontari effettuati in base alla legge 194/1981 non considera le cause che hanno portato alla decisione di abortire o, se questa informazione viene rilevata, non viene diffusa con le statistiche ufficiali. L’unica tabella disponibile riguarda le motivazioni dell’aborto nel caso delle mamme minorenni, una statistica riportata nella relazione annuale del Ministro della Giustizia sull’applicazione della legge*(2) , dove tuttavia si distinguono solo le motivazioni “socio-economiche”, “psicologiche” e “sanitarie”, senza entrare nello specifico. E’ comunque sicuramente vero che un certo numero di aborti volontari è causato da un controllo pre-natale che ha diagnosticato la presenza o il rischio di una sindrome di Down. Lo stesso Istituto Superiore di Sanità lo ammette candidamente, scrivendo nelle sue Linee Guida che “dove le tecniche anticoncezionali, la diagnosi prenatale e l’interruzione di gravidanza non sono ancora attuate, nasce circa 1 bambino con sindrome di Down ogni 650 nati vivi, come succedeva anche in Italia fino agli anni ‘70”.
Non sarebbe corretto sottrarre al numero di bambini con la sindrome di Down concepiti stimato in precedenza (2.198 nell’anno 2009) il numero di bimbi con la sindrome effettivamente nati (500  circa ogni anno). Infatti, per una serie di cause naturali, non tutte le gravidanze giungono a termine. Inoltre l’incidenza degli aborti spontanei nel caso di gravidanze di bimbi con la sindrome di Down, è più alta di quella che si manifesta mediamente nella popolazione. Applicando l’incidenza di aborti spontanei di bambini affetti dalla sindrome stimata in un recente studio scientifico (Savva et al, 2006), è possibile calcolare quanti bambini con la sindrome di Down sarebbero nati nel 2009 se nessuno di essi fosse stato abortito volontariamente*(3) .

*(2)L’ultima (2011) può essere consultata on line all’indirizzo web www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_12_1.wp?facetNode_1=4_62&previsiousPage=mg_1_12&contentId=SPS671865

*(3)L’incidenza di aborti spontanei per classe di età della madre è una media delle percentuali stimate per ciascuna età nella tabella 1 dell’articolo di Savva et. al (2006) ponderate per il numero di aborti volontari per età della madre, secondo la metodologia suggerita dall’ICBDSR per la stima del tasso di incidenza della sindrome negli studi epidemiologici al sito web http://www.icbdsr.org/page.asp?p=20856&l=1.

Tabella 5
Nascite attese di bambini con la sindrome di Down nel 2009

Stima prudenziale

Età della mamma

Bimbi con la sindrome di Down concepiti

Incidenza aborti spontanei (%)

stima a

Nascite attese di bimbi con la sindrome di Down

Meno di 30 anni

169

24

129

30-34 anni

399

34

264

35-39 anni

672

39

407

40-44 anni

827

43

471

Oltre 45 anni

131

43

75

Totale

2 198

1 346

Fonte: elaborazioni su dati Istat e (Savva et al. 2006)

In realtà si tratta di una stima prudenziale per molti motivi. Innanzitutto sono state considerate le stime di abortività spontanea più alte tra quelle proposte da Savva e colleghi nel loro studio. Inoltre gli stessi autori, che hanno utilizzato dati relativi a gravidanze che hanno subito un monitoraggio genetico (amniocentesi e villocentesi), riconoscono che la stima potrebbe essere distorta da un punto di vista statistico per due motivi: innanzitutto la gran parte delle gravidanze osservate nelle quali era stata diagnosticata la Sindrome di Down erano state interrotte volontariamente, impedendo di osservare quello che sarebbe stato il loro decorso naturale; in secondo luogo l’invasività delle tecniche di diagnosi prenatale poteva essere la causa degli aborti spontanei registrati, innalzando artificialmente la loro incidenza.
Se consideriamo la stima della tabella 5 come “prudenziale” possiamo confrontarla con una stima alternativa  (tabella 6) che si basa sui tassi di abortività spontanea per il totale delle gravidanze calcolati in base ai dati della tabella 2.Sottraendo al totale delle nascite attese calcolati nelle tabelle 5 e 6 il numero di bimbi effettivamente nati è possibile stimare quanti bimbi nel 2009 sono stati abortiti per il semplice fatto di essere affetti dalla sindrome di Down. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità nasce un bambino con la sindrome ogni 1000 nati: 547 nel 2009, se si accettano i dati della tabella 2. Di conseguenza si può stimare un numero di bimbi abortiti che va da 799 a 1309.

Tabella 6
Nascite attese di bambini con la sindrome di Down nel 2009

Stima secondo i dati del totale delle nascite

Età della mamma

Bimbi con la sindrome di Down concepiti

Incidenza aborti spontanei (%)

stima b

Nascite attese di bimbi con la sindrome di Down

Meno di 30 anni

169

7

157

30-34 anni

399

9

364

35-39 anni

672

12

590

40-44 anni

827

21

651

Oltre 45 anni

131

29

93

Totale

2 198

1 856

Fonte: elaborazioni su dati Istat

Anche se si accettasse la stima prudenziale, si tratterebbe comunque di numeri impressionanti. Tuttavia ci sono, purtroppo, buoni motivi per ritenere che la stima “pessimista” sia più vicina alla realtà.
I calcoli effettuati costituiscono una stima “indiretta” basata sull’incidenza naturale della sindrome di Down. Ma esistono informazioni specifiche sulle gravidanze e gli aborti volontari di bimbi con la sindrome di Down che si potrebbero utilizzare?
Come molte altre malattie genetiche anche la sindrome di Down viene “monitorata” da studi epidemiologici internazionali. Una fonte autorevole di informazioni sulla rilevazione “epidemiologica” della sindrome di Down è il Rapporto Annuale dell’”International Centre of Birth Defects”*(4) (l’ultimo può essere scaricato all’indirizzo web www.icbdsr.org/filebank/documents/ar2005/Report2011.pdf). In collaborazione con una serie di istituzioni di ricerca di vari paesi, il Centro raccoglie statistiche sull’incidenza di una lista di malattie e malformazioni con causa genetica, rilevate sia al momento della nascita che attraverso diagnosi pre-natali. Nelle realtà indagate, inoltre, vengono registrati sia i bimbi nati che i bimbi abortiti a causa della malformazione stessa.
Il rapporto 2011 contiene i dati aggiornati al 2009. Per quanto riguarda l’Italia sono pubblicati dati dettagliati relativi alle sole Toscana, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli, Lombardia (limitatamente alle provincie di Sondrio, Varese e Como), Emilia Romagna e Campania. Nella tabella 4 sono riportate le informazioni disponibili sull’esito delle gravidanze monitorate di bambini con la Sindrome di Down.

*(4)L’International Clearinghouse for Birth Defects Surveillance and Research (ICBDSR) è un’organizzazione non governativa che mantiene relazioni ufficiali con l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Tabella 7
Nascite e aborti volontari di bimbi con la sindrome di Down nel 2009

nati

abortititi

% bimbi abortiti

Toscana

19

57

75.0

Veneto, Trentino, Friuli

65

33

33.7

Sondrio, Varese, Como

14

7

33.3

Emilia Romagna

29

68

70.1

Campania

66

86

56.6

Fonte: (ICBDSR, 2011)

La tabella mostra come, sia pure con percentuali variabili nelle diverse regioni, molti bambini vengono abortiti dopo che un’analisi prenatale ha diagnosticato la sindrome di Down, con percentuali che in Toscana raggiungono il 75% (3 su 4!). Tuttavia i dati riguardano solo un piccolo gruppo di regioni rispetto al totale dell’Italia e, anche considerando le regioni che partecipano al monitoraggio come “rappresentative” della realtà italiana, per arrivare ad una stima degli aborti causati da una diagnosi di sindrome di Down è necessario effettuare alcune elaborazioni.
Innanzitutto bisogna tenere conto di un fenomeno statistico alquanto singolare che caratterizza l’Italia. Uno studio recente (Leoncini et al., 2010), svolto in collaborazione con l’ICBDSR si riproposto di valutare l’affidabilità delle statistiche internazionali sui l’incidenza incidenza della Sindrome di Down effettuate nell’ambito del “monitoraggio” (su cui si basano i valori indicati dall’ISS). Le regioni italiane che partecipano al programma presentano tra i più elevati tassi di “under-registration”: i casi di sindrome di Down rilevati sono sistematicamente (e in modo statisticamente significativo) inferiori a quelli attesi. Secondo l’articolo le registrazioni mancanti riguardano sia le diagnosi prenatali che le diagnosi fatte al momento della nascita. Sarebbe interessante indagare sul perchè in Italia ci sia questa difficoltà a raccogliere informazioni complete con i bambini con la sindrome di Down. Tuttavia questa informazione qui interessa per apportare una prima correzione ai dati della tabella 7. Applicando i dati medi di “under-registration” stimati dall’articolo per il periodo 2000-2005 nelle regioni considerate (con l’eccezione delle regioni del triveneto, non considerate nello studio di Leoncini et) agli aborti volontari registrati è possibile ottenere una stima corretta. Il valore di aborti di bimbi Down con questa correzione passa da 218 a 413.
A questo punto è necessario passare dal dato relativo alle regioni considerate al totale nazionale, riproporzionando il parziale in base al rapporto tra il numero di gravidanze in Italia e il numero di gravidanze nelle regioni per le quali si dispone una rilevazione diretta degli aborti di bimbi con la sindrome di Down. Tuttavia, prima di fare questa “espansione” dei dati parziali è necessario correggerli ulteriormente. Infatti, come abbiamo visto, il numero di gravidanze di bimbi con la sindrome di Down dipende dall’età delle mamme. Da questo punto di vista le regioni sono diverse tra loro. In particolare, in tutte le regioni considerate le donne che nel 2009 hanno avuto una gravidanza hanno una età più alta della media nazionale. Senza una correzione la stima sbaglierebbe per eccesso*(5) . I calcoli sono riepilogati nella tabella 8.

*(5)Il fattore di correzione è il rapporto tra l’incidenza media di concepimenti di bimbi con la sindrome in Italia e l’incidenza di concepimenti nelle regioni considerate ed è stato calcolato utilizzando i dati Istat.

Tabella 8
Stima degli aborti di bimbi con la sindrome di Down  nel 2009 in base a dati epidemiologici

Regioni

aborti di bimbi con sindrome di Down registrati

correzione per mancate registrazioni

correzione per l’incidenza regionale della sindrome

aborti di bimbi con la sindrome di Down “normalizzati” e totale nazionale

Toscana

57

2.04

0.64

75

Sondrio, Varese, Como

7

1.85

0.68

9

Emilia Romagna

68

1.59

0.66

71

Campania

86

2.04

0.79

139

A – Totale

218

294

B – Totale gravidanze nelle regioni considerate

193 435

C – Totale gravidanze in Italia

736 382

D – Bimbi con la sindrome di Down abortiti [(A/B)*C]

1 118

Fonte: elaborazioni su dati ICBDSR, (Leoncini et al, 2010) e Istat

Come si vede il valore stimato si pone ad un valore intermedio tra la stima “prudenziale” e quella “pessimista” effettuata in precedenza. La sovrapposizione dei risultati delle due modalità di stima costituisce una sorta di conferma incrociata della correttezza di entrambe.

Vi sembrano pochi?
In Italia nel 2009 un numero compreso tra 799 a 1309 bambini sono stati abortiti perchè era stata loro diagnosticata la sindrome di Down. Con ogni probabilità il valore è superiore a 1100.
Qualcuno potrebbe dire: dopo tutto nascono più di mezzo milione di bambini ogni anno in Italia, si tratta di piccoli numeri, perchè tutta questa enfasi, tanti calcoli complicati per arrivare ad un numero?
Una  prima risposta potrebbe essere: provate a radunare 1100 persone su un prato e a fotografarle: vi sembrano poche?
Si potrebbe inoltre dire: fosse anche solo uno il bimbo che viene soppresso semplicemente perchè è affetto da una sindrome sarebbe già troppo. In una società umana, in un paese civile le persone che hanno qualche difficoltà si aiutano non si sopprimono.
Per quanto riguarda i calcoli, poi, sono necessari perchè questa nostra Italia “avanzata”, che come in tutti i paesi sviluppati con la statistica pensa di poter tenere sotto controllo i fenomeni sociali e pianificare tutto, mostra una strana amnesia riguardo a questi suoi figli la cui sola colpa è di avere una alterazione nei cromosomi. Non esistono rilevazioni complete di quanti ne nascano e addirittura dove si fanno gli studi per “monitorare” la “malattia” si dimentica di registrare oltre la metà dei casi. I bambini con la sindrome di Down letteralmente vengono inghiottiti da una terribile macchina sanitaria fa letteralmente sparire la loro esistenza tra diagnosi prenatali, richieste, autorizzazioni e aborti. E i pochi che nascono (circa un terzo, come abbiamo visto) vengono spesso dimenticati da un sistema assistenziale poco propenso ad aiutare le loro famiglie.
Il caso dei bambini affetti con la sindrome di Down è infine emblematico della mentalità eugenetica diffusa nella nostra società cosiddetta democratica. Una mentalità che colpisce anche tanti altri bambini affetti da altre “malattie” e disabilità. In tutti i casi (non solo nel caso dei bambini con la sindrome di Down) il vero “problema” che si intende risolvere con l’uccisione del bambino concepito è un problema dei genitori, degli adulti e non un problema dei bambini. Le persone affette dalla sindrome di Down, quando vengono accolte con amore, circondate da affetto e amicizia, aiutate nei loro bisogni, vivere una vita piena, donando e ricevendo amore.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità “molte persone con Sindrome di Down possono raggiungere un buon livello di autonomia personale. Altre, hanno bisogno di maggiore sostegno. I giovani e gli adulti con Sindrome di Down possono apprendere un mestiere e impegnarsi con responsabilità” Provate a togliere le parole “Sindrome di Down” dal testo citato: non vi sembra che la frase descriva semplicemente persone che devono affrontare, come tutti, la vita?

Riferimenti bibliografici

ICBDSR (2011). International Clearinghouse for Birth Defect Surveillance and Research. Annual Report 2011 with data for 2009. www.icbdsr.org/filebank/documents/ar2005/Report2011.pdf.

Leoncini et al., (2010). How Valid Are the Rates of Down Syndrome Internationally? Findings from the International Clearinghouse for Birth Defects Surveillance and Research. American Journal of Medical Genetics – A, pp. 1670-1679, DOI 10.1002/ajmg.a.33493.

Savva et al, (2006). Maternal age-specific fetal loss rates in Down syndrome pregnancies. Prenatal Diagnosis, 26: 499–504, DOI: 10.1002/pd.1443.

di Bendetto Rocchi

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38 Commenti, RSS

  • Cristiano

    dice su:
    12/03/2013 alle 16:54

    Facile parlare senza aver vissuto un figlio disabile sulla propria pelle, e si vede dal tono ex-catedra di chi ha scritto l’articolo che non sa di che parla e legge solo statistiche interpretandole nel modo che vuole.

    Il concetto che il testo insinua è la necessità di costringere dei genitori ad avere un figlio anche se non lo vogliono, è questa la mentalità cattolica che vuole prevenire la volontà, piuttosto che informare per una scelta consapevole sulle conseguenze di un aborto.
    Nel caso di un figlio con disabilità intellettiva poi la cosa è ancora diversa, e l’articolo è irrispettoso di una scelta su cui l’autore farebbe meglio ad informarsi, dato che è evidente che non sa cosa significa avere un figlio disabile in Italia.

    • Redazione Prolife

      dice su:
      25/03/2013 alle 12:23

      Gode dei diritti di un essere umano? Se la risposta è sì, allora la sua obiezione, cade a priori, poiché è diritto costitutivo della natura umana il vivere la vita che naturalmente ci è data e che nessun altro uomo può toglierci, pena l’instaurazione di un regime sanguinario. Se la risposta è no, allora c’è da tremare perché non vi più alcun limite all’arbitrio dell’uomo sull’uomo. Nel caso di un figlio disabile, è evidente che sia una situazione conoscibile solo con esperienza diretta; ma questo non muove i termini del problema di una virgola: un figlio down è comunque un essere umano, con tutte le implicazioni che ne conseguono. In ultimo, a nostro avviso, la soppressione di un essere umano in condizioni di disabilità fisica o mentale, per quanto ancora in stato embrionale, non è un pietoso atto di clemenza, ma è piuttosto un discarico di responsabilità.

    • rita florio

      dice su:
      30/04/2014 alle 12:04

      Sono d’accordo con Cristiano, e penso che sia importante sapere prima poi decidere se averlo. Ho in famiglia un anziano down e proprio perciò credo che la scelta sia personale e non condannare chi scegli di abortire. Non è mai facile in qualsiasi caso .

      • Benedetto Rocchi

        dice su:
        15/05/2014 alle 17:54

        Gentile signora Rita,
        il giudizio dei cuori lo fa il Signore certo non io. Il problema di quello che dice lei però è che non si può parlare di “scelta personale” nel caso dell’aborto: infatti sono in gioco due persone, la mamma e il suo bambino. Nessuno può decidere della vita di un altro. Supponga che una persona a seguito di un incidente abbia acquisito delle disabilità e sia diventata dipendente da un’altra per molte cose (come lo è un bambino con la sindrome di Down nella pancia della mamma): non è che la persona responsabile di quella più debole possa decidere di disfarsene “per scelta personale”.
        Il problema è che il diritto di aborto è concepibile solo se si fa “sparire” dalla mente e dal cuore il bambino. Credo invece che il modo migliore di aiutare le mamme che vivono una difficoltà sia stare accanto a loro ed aiutarle: questo si fa in una società giusta, in una società umana.

        • Rita Luisa florio

          dice su:
          12/01/2015 alle 11:30

          Mi scusi ma la scelta umana spetta alla mamma che poi dovrà occuparsene tutta la vita. Io non vorrei nascere down se potessi scegliere. Io consiglio alle future mamme di visitare un centro diurno per disabili e leggere tanto, poi decidere. Hanno problemi di cuore, tiroide,odontoiatria,gastrointestinali,vista, ma peggio e il livello di ritardo mentale più o meno grave, che dopo i 20 30 anni di età anche depressione e demenza precoce. Raramente autonomi e quando non ci sono più i genitori tocca ai fratelli occuparsene e vi assicuro non è facile. La scelta della madre andra a colpire tutta la famiglia quindi ognuno fa come crede. Le pubblicità provita sono belle la verità un po meno.

          • FRP

            dice su:
            12/01/2015 alle 22:47

            La mamma può scegliere se far vivere o morire un bambino?

            Io ho tanti amici handicappati mentali (anche down), che frequento da trent’anni. Insegno nelle scuole superiori più o meno dallo stesso periodo.

            Sa che le dico?

            I miei amici handicappati (soprattutto down) sono figli molto più desiderabili di tanti ragazzi “normali”, drogati, viziati, viziosi, vuoti…
            C’è molto più amore e molta più intelligenza nel cuore e nel cervello di un down che in tanti piccoli zombie che hanno solo musica nelle orecchie e play station in mano…

            Se lei pensa che una mamma possa uccidere un figlio solo perché down, perché non legalizzare anche l’eliminazione dei figli “zombie” ???

    • EVA

      dice su:
      08/05/2014 alle 11:54

      Sono allibita dal livello di arretratezza di questi bigotti cattolici oltranzisti….. un figlio Down è una condanna per i genitori e per lui stesso, se lo tenessero i preti e le suore o tutti questi bravi cattolici professanti… meno male che esiste l’aborto! e in questo Pase dominato dalla chiesa lo vorrebbero eliminare….un diritto delle donne! vergogna!

      • Benedetto Rocchi

        dice su:
        15/05/2014 alle 17:45

        Cara Eva,

        mi dispiace che il mio articolo le abbia fatto perdere le staffe (così sembrerebbe dal suo commento). Capisco che i numeri (tutti documentati) possano fare male… ma questa è la realtà.
        Vorrei comunque commentare brevemente alcune sue affermazioni. Innanzitutto il fatto che la nascita di un bambino con la sindrome di Down sia “una condanna”: questa affermazione non è vera, e tante famiglie in cui vivono queste persone potrebbero testimoniare di ciò.
        La seconda sua affermazione è la seguente: il figlio down “se lo tenessero i preti e le suore o tutti questi bravi cattolici professanti”. Mi crederà se le dico che avviene anche questo? Madre Teresa di Calcutta diceva sempre alle mamme che pensavano di abortire: date a me il vostro bambino. E conoscendo il tipo si può stare certi che non era una boutade: lei raccattava i moribondi per le strade solo per farli morire in un letto!
        Infine: l’aborto è un diritto delle donne. E’ vero, purtroppo, in Italia è legale abortire. Non vuol dire che questo sia giusto, però. In generale non penso che in una democrazia si possa accettare che una persone abbia diritto sulla vita di un’altra. E poichè siamo in democrazia (sebbene una democrazia ingiusta perchè discrimina i bambini non ancora nati) non mi stancherò mai di sperare che in futuro la maggioranza degli italiani revochi questo “diritto” ed offra alle donne non la solitudine di un lettino di ospedale ma il calore di una compagnia ed un aiuto nei momenti di difficoltà.

      • marina

        dice su:
        02/11/2014 alle 10:52

        La vera condanna della societa’ e’ lei e tutte le persone come lei!

  • Benedetto Rocchi

    dice su:
    20/04/2013 alle 10:56

    Posso comprendere il timore espresso da Cristiano che l’articolo sui bambini Down abortiti sia frutto di uno sguardo troppo distaccato dalla realtà concreta delle persone: quando si guarda solo ai numeri sembra tutto semplice, ma poi cosa succede quando si va nel vissuto delle persone?
    Questa però è proprio anche la mia preoccupazione: il fatto cioè che non si riesca più a vedere delle persone come tutti noi, i bambini nella pancia della mamma. Quando solo si sospetta la sindrome (magari solo sulla base di un modello probabilistico) il bambino scompare e diventa semplicemente un “problema”.
    Il fatto è che dobbiamo sempre guardare alle persone, anche quando vivono ancora nella pancia della loro mamma. La soluzione che la nostra società ha scelto è invece quella di non guardare, lasciando soli i genitori (e sopratutto le mamme) di fronte al “problema” e offrendo solo una terribile “soluzione”, quell dell’eliminazione del figlio. Invece di offrire loro una vicinanza li si lascia soli con una “scelta”.
    Una società più giusta difenderebbe il diritto alla vita del figlio (come dice la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo) e non lascerebbe soli i suoi genitori con un “problema”: li aiuterebbe a prendersi cura del loro bambino.

  • selenia

    dice su:
    21/03/2014 alle 19:05

    Buongiorno..scusate se mi permetto ma leggo tante belle parole che per esperienza diretta leggo e sento da persone che non vivono la situazione di disabilità.
    Mio figlio è nato con SD e naturalmente è stata una sorpresa visto che chi mi aveva in cura mi aveva assicurato che andava tutto bene e il bambino non aveva problemi quindi nessun motivo di fare amniocentesi.Bene non chiedetemi adesso cosa avrei fatto se avessi saputo perché adesso non avrebbe senso mio figlio è qui fortunatamente on ha gravi problemi di salute e ai problemi che gli riserverà questa società cerco di non pensarci finchè è piccolo. La sostanza di questi articoli e conseguenti commenti nasconde solo una cosa importante.
    Nessuno può decidere della vita degli altri e nessuno la può gestire. Se una famiglia decide di non portare a termire una gravidanza a rischio può avere molte spiegazioni e non la si deve accusare subito dichiarando che “ops il giocattolo non è buono non lo voglio” Questi sono discorsi di finti credenti e predicatori di mercato.
    A me non è stata data la possibilità di scelta ma chi era il medico per decidere della vita della mia famiglia e soprattutto di mio figlio? Cosa ne sapeva lui se sarei stata in grado di crescere un figlio con disabilità? Se la vita la mentalità lo stile poteva soddisfare le esigenze di mio figlio? E sia ben chiaro che le esigenze di una persona disabile sono ben diverse da quella di una persona normodotata!!!! Smettiamola di dire siamo tutti uguali!!! Si siamo esseri umani ma non abbiamo le stesse esigenze!!!!
    Non predichiamo solo perché cosi è detto…parliamo solo quando possiamo dare consigli per esperienza diretta

  • Benedetto Rocchi

    dice su:
    23/03/2014 alle 12:30

    Gentile signora Selenia,

    se legge attentamente il mio articolo potrà constatare che non vuole essere una generica accusa verso le mamme e i babbi che decidono di abortire il loro bambino, ma solo una valutazione il più oggettiva possibile di quella che è la realtà dell’Italia di oggi. La mia accusa semmai è rivolta ad una società che, pur sentendosi così “avanzata” ed essendo così ricca, molto spesso sa offrire ai genitori che vivono il momento doloroso della diagnosi di Trisomia 21 del loro bambino la sola “soluzione” dell’aborto. Come dice giustamente lei nessuno può decidere per la vita degli altri e nessuno la può gestire: oggi purtroppo invece si illudono i genitori facendo loro credere che con una selezione prenatale sia possibile avere il figlio “perfetto” ma in realtà nessuno di noi è “perfetto” e di nessuno si può dire che la sua esistenza vale più di quella di un’altro. Comprendo il dolore di madri e padri e non condanno nessuno: però voglio che si parli anche dei tanti bambini ai quali si nega di vivere la loro (imprevedibile come tutte) vita solo perchè sono considerati di scarsa “qualità” genetica.

  • Federica

    dice su:
    23/03/2014 alle 23:12

    Nessuno puo’ decidere per la vita degli altri e nussuno la può gestire… ben detto!! Allora a meno che la diagnosi prenatale non certifichi incompatibilità del bambino con la vita stessa, chi siamo noi per decidere della vita di questa creatura?? Il diritto alla vita è per tutti, soprattutto per i bimbi co SD che ad oggi e con tutti i mezzi che abbiamo li possiamo guidare, forse con un poco di impegno in più, verso una vita del tutto normale. Scusate se mi permetto di parlare, ma sono la mamma di una bimba di 2 mesi con trisomia 21, un po spaventata non lo nego, ma forse come lo sarei con un figlio “normale” e se tornassi indietro rivorrei lei 1000 volte… mi sento di dire CORAGGIO a tutte coloro che portano dentro di sé una creatura con sindrome di down, sono bimbi speciali, non malati, non buttateli via, vi daranno più amore di quello che possiate immaginare e da subito!!!

    • Benedetto Rocchi

      dice su:
      25/03/2014 alle 20:15

      Cara Federica,
      grazie per il suo commento! E un affettuoso incoraggiamento anche a lei nel giorno dell’Annunciazione di Gesù.

  • Fabio

    dice su:
    18/06/2014 alle 12:22

    Ottima la parte statistica. Sarebbe stato meglio fermarsi lì senza lanciarsi in considerazioni venali, bigotte e di parte.
    Io e mia moglie aspettiamo un bambino. Spero in ogni momento che sia sano e forte. Perché MAI E POI MAI vorrei che questi vivesse una semi-vita, che rendesse la nostra una semi-vita a sua volta. La vita è una e va vissuta. La vita a metà è una tortura e quando vedo un bambino disabile ho le spine nel cuore. Perché non potrà MAI vivere e divertirsi come gli altri bambini.
    Se il nostro fosse affetto da questa mostruosa e infame sindrome, spingerei affinché mia moglie abortisse. Per amore suo, per amore di quella piccola forma che non sarà mai compiuta e felice. Non è eugenetica. E’ amore. Spropositato amore. E vivrei per sempre con questa perdita nel cuore. Ma sicuro di avergli risparmiato una vita di sofferenze. E chi non la pensa così, è libero di farlo. Ma non può permettersi di giudicare o impedire agli altri di vivere e pensare in modo differente.

    • Supermamma

      dice su:
      04/08/2014 alle 00:27

      Vita a metà? Spropositato amore? Ahahah ma per favore…..cosa non ci si inventerebbe per mascherare le proprie paure, le proprie debolezze! Io ti giudico eccome, dall’alto, permettimi, della mia vita, vissuta senza paura e ipocrisia.
      Sono mamma (superfelice) di un bambino disabile di 7 anni. Penso che, una volta, le tue mille deliranti farneticazioni forse avrebbero potuto avere qualche presa anche su di me; ma poiché certamente pecco di superbia ma non di onestà, mi sarebbe stato subito chiaro che in fondo il problema era MIO e solo mio.
      Bene, per farla breve: oggi sono cosí affranta e spaventata, da queste mostruose e infami malattie rovina-vita-felice, che ho deciso per l’adozione di un altro figlio, stavolta down.
      Sai com’é: qualcuno non ne ha mai abbastanza. Di cose da insegnare agli altri. E non sto parlando certo di me……
      Tanti auguri. A lui, il tuo bambino.

  • killer deal

    dice su:
    22/06/2014 alle 05:53

    It’s truly very complex in this busy life to listen news on Television, so I only use world
    wide web for that purpose, and get the newest information.

  • Marica

    dice su:
    21/08/2014 alle 23:41

    Signori il medioevo è finito la vita parte dalla nascita. Una donna può e deve fare cio che vuole del proprio corpo. Provo una forte vergogna che i cattolici oltranzisti come voi possano avere seguito. Mi vengono i brividi siete al pari dei fondamentalisti islamici

    • Marika Poletti

      dice su:
      22/08/2014 alle 09:04

      Proprio perché quello che Lei chiama Medioevo -che resta comunque un periodo ben lontano dal tunnel nero che molta parte dei cosiddetti illuministi d’oggi ci vogliono ancora far credere- è finito, abbiamo gli strumenti anche scientifici per comprendere che la Vita parte dal concepimento. Dubitiamo comunque fortemente che qualcuno creda davvero che prima di nascere non si è nulla: qual’è il discrimine? due giorni prima del parto si può uccidere un bambino senza colpo ferire? Nemmeno gli abortisti più integralisti arrivano a questi livelli di pensiero…

  • Monica

    dice su:
    29/08/2014 alle 01:39

    Mia mamma ha avuto un bambino a 45 anni, ricordo che quando ha eseguito la villocentesi io avevo 20 anni. Attendavamo che ci chiamassero dall’ospedale per gli esiti e io un giorno le dissi che se anche fosse stato affetto da sindrome di down non le avrei permesso di buttarlo via… Io non sono contro l’aborto e non la pensavo così per la spensieratezza dei 20 anni, anche perché essendo l’unica figlia femmina sapevo che comunque di questo bambino un giorno ne sarei stata responsabile anche io (come di fatto è). Io ho avuto esperienza diretta con i bambini down, sia con malattia lieve che grave e credetemi c’è un abisso.. purtroppo nessuno può dirti come sarà una volta nato, ma questo vale anche per i bambini nati apparentemente sani. Non si tratta di falso moralismo o di fede, ci sono malattie ben più gravi che vengono diagnosticate e per cui sicuramente opterei per un aborto ma la sindrome di down può non essere spaventosa come sembra.
    Bisogna passarci, ed io personalmente nei volti dei genitori con la sindrome di down ho visto amore, forse rammarico ma mai disperazione.. quella la si trova negli occhi di una donna che è “costretta” ad uccidere il proprio bambino.

  • Davide

    dice su:
    09/09/2014 alle 00:20

    Scusate attualmente sono molto spaventato perché mia moglie sta vivendo il trauma dell’aborto terapeutico. A mio figlio è stata diagnosticata la trisomia 21, non è stata una decisione facile ma è stata l’unica che in qualche modo, magari anche involontariamente, che ci è stata prospettata da parenti e medici. Anche noi abbiamo rimorsi e non siamo felici di perdere un figlio. A volte mi ripeto che se fossi stato più forte e sicuro di me forse avrei avuto la capacità di convincere mia moglie a tenere questo bimbo…. dato che anche lei ha avuto dei dubbi. Adesso ci troviamo in questa situazione, forse siamo dei mostri? non lo so. Ma come sarebbe stata la sua vita? lo stato in cui viviamo ci avrebbe aiutato, gli amici i parenti? cosa avremmo dovuto fare? A volte ho l’impressione che di fronte a persone nella nostra situazione ci sia l’abbandono totale.

    • Benedetto Rocchi

      dice su:
      17/01/2016 alle 18:42

      Caro Davide mi dispiace di vedere solo ora la tua dolorosa risposta. Comprendo la tua sofferenza che condividi con tanti altri. Comprenderai che il mio articolo non intendeva ferire te, tua moglie o tanti altri. Concordo completamente con te: lo Stato e molta “pubblica opinione”, con il diritto di aborto abbandonano le persone nella vostra situazione. Però ci sono anche tanti che sono pronti a stare vicino. I volontari dei centri di Aiuto alla Vita per esempio. Sono certo che nel vostro percorso alla ricerca di una risposta alle molte domande che poni potrai trovare aiuto, la stessa redazione di ProVita potrebbe metterti in contatto con persone che sono disponibili a parlare di questo

  • Sergio

    dice su:
    10/11/2014 alle 11:25

    Sono padre di un ragazzo Down e ne sono orgoglioso! E’ stata per me un’esperienza bellissima, ho imparato tanto da mio figlio. Mi sono spesso chiesto in questi anni cosa sia la normalità senza trovare risposta è proprio per questo motivo che ritengo l’aborto una soluzione pazzesca. Ho insegnato a mio figlio a suonare il violoncello, memorabili le sue esibizioni da solista in importanti teatri. Ritengo di essere proprio un padre fortunato!

  • Daniela Gatti

    dice su:
    19/11/2015 alle 15:53

    Buongiorno
    io ho purtroppo avuto l esperienza dell aborto terapeutico…la mia bambina aveva una malformazione gravissima spina bifida con sindrome di arnold chiari nella sua forma piu grave, avrebbe dovuto subire appena nata due interventi solo per sopravvivere il resto sarebbe stata una vita in carrozzina con catetre e neurologicamente molto probabilmente assente in quanto gia al quarto mese il quadro era molto severo. Ancora mi chiedo se ho fatto la scelta giusta e faremo entrambi io e suo padre una vita con una sofferenza nel cuore per sempre..ma anche di rabbia perchè non avrebbe potuto fare una vita normale ma solo di sofferenza..ora ognuno è libero di giudicarmi a me poco importa il giudizio altrui. Se avesse avuto la sindrome di down abbiamo sempre pensato che l avremmo tenuta con noi..perchè anche se diversa dagli altri loro possono interagire con le persone avere degli amic, migliorare, e tanto altro..ma con cio non giudicherò mai chi sceglie di non metterli al mondo

    • FRP

      dice su:
      19/11/2015 alle 16:18

      Nessuno ha il diritto di giudicare le persone. Soprattutto quelle che si trovano di fronte a una angoscia così grande. Possono anche fare una scelta sbagliata: noi al posto loro avremmo fatto quella giusta?
      Vorremmo però che intorno ai genitori che sono stati colpiti da una disgrazia del genere ci fossero più persone come lo staff del prof. Noia, del Gemelli (che curano in utero, con successo, molte patologie, come la spina bifida) e meno di quelli che offrono come unica prospettiva l’aborto terapeutico.
      Chissà: se qualcuno vi avesse parlato di persone perfettamente realizzate nella vita, nonostante la spina bifida. Se vi avessero dato una speranza… ma col se e il ma la storia non si fa.
      Avete vissuto una tragedia: per voi la massima solidarietà e le nostre condoglianze.

  • Carlin carlo

    dice su:
    06/12/2015 alle 14:42

    Ci vuole coraggio a criticare chi sceglie di abortire un bambino malato. Lo dico pur se fermamente contraria all’aborto in generale.
    L’aborto terapeutico è un’isola di amore verso i bambini malati, altrimenti condannati a sofferenza e vita non degna di essere vissuta. I genitori che scelgono di mettere comunque al mondo un essere malato compiono una scelta enormemente egoistica; perché è più facile proseguire che assumere una decisione di profondo amore verso il bambino malato, cioè quella di risparmiargli una vita indegna.
    Ma voi avete un disabile in famiglia per pensare che siano “doni”?! DONI? Le torture fisiche e mentali perpetue sono doni? è pazzesco come riusciate a perpetrare i crimini dell’accanimento terapeutico e della “vita ad ogni costo” generando disperazione e sofferenza, e poi uccidete agnelli a Pasqua come se nulla fosse.
    Cominciate a ragionare e fatevi un esame di coscienza. Il disabile viene caricato sulle spalle della sua famiglia, non di chi dice che è un dono!

    • FRP

      dice su:
      06/12/2015 alle 16:52

      Io ho più di 30 anni di vita vissuta con TANTI disabili in TANTE famiglie. Con tante difficoltà, con tanta sofferenza. Ma anche con tanta gioia – felicità vera – e soprattutto con tanto amore: gioia e dolore che si alternano nella vita loro, come nella vita di chiunque altro.
      Ho anche esperienza – purtroppo – con molte famiglie di ragazzi perfettamente sani, ma finiti nell’orrendo circolo vizioso della droga.
      Ebbene: il ragionamento che fa lei (vita non degna d’essere vissuta) vale molto più per i drogati che per i disabili. Vogliamo proporre la pena di morte per chi si droga? Sarebbe un gesto davvero umanitario per loro e per le loro famiglie. A pensare il contrario è davvero da egoisti…

      E per chi cade in depressione? Facciamoci un pensierino su…

      Quelli che parlavano di sopprimere le “vite non degne d’essere vissute” erano i nazisti, lo sa?

  • Yolanda Fontana

    dice su:
    03/01/2016 alle 02:26

    Sposata a 43anni(pensavo prima!),mi fu diagnosticato un fibroma di 12cm.Feci una cura (menopausa artificiale di alcuni mesi per farlo diminuire)per facilitare l’asportazione. Intervento a 44anni/1mese.Poco prima di 45anni,sono incinta(per via naturale).Con nostro gran dispiacere,questa piccola vita si ferma all’8°sett (appena compiuti 45anni).Solo 6settimane dopo, per la nostra più grande gioia, di nuovo incinta (naturalmente).Rischio di trisomia: 1/32 (circa 3/100).Ragiono: 3 possibilità che vada male, ma 97 che vada bene! Amniocentesi rifiutata categoricamente, con l’appoggio di mio marito. Il rimorso di averlo eliminato sarebbe stato più pesante della croce di un figlio handicappato! Ho fatto il cerchiaggio e il cesareo per precauzione (4 anestesie totali in meno di 2anni). Il ginecologo disse: una gravidanza come con 20 anni di meno! A 45 anni/10 mesi, nasceva un bel maschietto di 3,590kg. Il MIO bambino. Anche Down, sarebbe stato sempre il MIO bambino. Ci vuole determinazione.

    • Alisa Ferri

      dice su:
      21/01/2016 alle 16:35

      Yolanda Fontana, quindi il tuo bambino e’ nato sano senza nessuna sindrome?

  • guido miccinesi

    dice su:
    12/08/2016 alle 14:40

    caro Benedetto
    grazie

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