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È arrivato in Redazione questo contributo, che propone una riflessione sull’aborto e sul concetto di libertà: cosa vuol dire, oggigiorno, «essere liberi»?

Aborto e libertà: verso l’appiattimento?

Stavo per scrivere qualcosa che avesse un tono scherzoso a proposito della fioritura primaverile dei cartelloni che invitano a riflettere sull’aborto ed i loro persecutori. Ma a pensarci bene temo che ci sia poco da scherzare. Anche io in passato sono stata sostenitrice della libertà di interrompere una gravidanza.

Attenzione, non sostenitrice dell’aborto ma della libertà di farlo.

Infatti mi arrabbiavo molto quando si sfiorava l’argomento perché il mio punto di partenza si fondava sulla libertà di scelta che ogni persona ha il diritto di  esercitare. Poi ho capito che il mio concetto di libertà era in realtà una limitazione, coercizione della libertà dell’altro, in questo caso, intendo il bambino  al quale si toglie la libertà di esprimersi con la sua vita.

Insomma il mio concetto era molto moderno, il mondo gira intorno a me che sono libero di fare quello che voglio. Ma siamo veramente liberi di fare quello che pensiamo di volere?

Credo che la trappola scatti proprio sul concetto di libertà, liberi di pensarla tutti allo stesso modo, le voci fuori dal coro non ci piacciono.

Ricordo la bellissima canzone di Giorgio Gaber, che dice: «La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione».

Partecipare non significa appiattire, anzi espellere (in questo caso di questo si tratta, purtroppo).

Forse stiamo affrontando le cose da un’angolazione sbagliata, il problema non è la lotta tra opposte fazioni ma il dovere di aiutare un’altra persona ad agire veramente con la sua testa e la sua sensibilità; perché allora non fare pubblicità alla possibilità di valutare senza paura e costrizioni quello che è giusto fare al di là di quello che la società vuole assolutamente importi?

«E ora sei qui perché tua madre non ha abortito»: come può offendere la coscienza una frase così? È vera e basta.

Anzi, questa frase  dovrebbe essere usata nelle prossime smielate feste della mamma: «Grazie mamma perché mi hai voluto, nonostante tutto».

Per non offendere la sensibilità di chi ha alle spalle un aborto aboliamo la festa della mamma che ogni anno ci ricorda che ci sono molte donne diversamente mamme, e molti papà diversamente papà. Si perché oggi non si dice più “cieco” ma “non vedente”, oppure “sordo” ma “non udente”.

Ahhh vero, qui ci sono un mare di soldi in ballo, regali, foto, e tutto il resto, non vogliamo essere proprio noi  a fermare una voce tanto importante del bilancio mondiale.

Meglio abolire il cartellone, meglio pensare di meno. Chi pensa e sa prendere le proprie decisioni è pericoloso e può danneggiare i diversamente accondiscendenti.

Patrizia Rodi Morabito

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2 Commenti, RSS

  • Maria Carmela Iannone

    dice su:
    18/05/2018 alle 16:13

    Lodevole articolo che non lascia spazio ad interpretazioni e che espone una realtà: ” meglio pensare di meno.” a cui aggiungerei “abbiamo smesso di pensare” dal momento che ci preoccupiamo di proteggere razze animali in via di estinzione e non di sostenere, affiancare (le mamme in attesa) e tutelare il nascituro che non può esprimersi.

  • Elvira Ricci

    dice su:
    18/05/2018 alle 16:40

    Ho letto attentamente l’articolo sull’aborto e libertà firmato Patrizia Rodi Morabito; non che il mio giudizio abbia importanza, ma non posso non esprimerle la mia gratitudine per quanto esposto in forma chiara e convincente.
    Tutti dovremmo sapere,che la libertà di ciascuno finisce dove inizia il prevaricare l’altro. Sopprimere una creatura in formazione, non è prevaricare( detto in forma delicata) qualcuno?
    Allora chiamiamo l’aborto col nome suo :”assassinio “, non ” libertà ” dell’essere che lo compie.
    Grazie, gentile scrittrice Patrizia!

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