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Home Page > Aborto > L’aborto visto dagli occhi di fratellini e sorelline
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L’aborto coinvolge tutti i membri della famiglia: mamma e bambino nel grembo sono i diretti protagonisti della vicenda, ma non vanno dimenticati il papà, i fratellini e le sorelline (già nati o che verranno), i nonni, gli zii… e, in più larga scala, i medici, gli operatori sanitari, eventuali amici che ne vengono a conoscenza, eccetera.

Eppure delle conseguenze che ha l’aborto su fratellini e sorelline si parla poco: forse si è convinti che non capiscano, che siano piccoli, che non se ne accorgano, che l’evento non abbia incidenza a breve e a lungo termine…

Ebbene, non è così. A testimoniarlo sono proprio loro, i “sopravvissuti”, i “prediletti”.

Barb, che ha lavorato per quasi trent’anni con il Centro per la consulenza in gravidanza AAA, scrive su Live Action: «L’aborto insegna ai bambini che valgono perché sono stati concepiti nelle giuste condizioni e al momento giusto; che hanno valore perché i loro genitori li vogliono. Quasi il 50% di tutti i bambini americani hanno perso un fratello o una sorella per aborto, il che rende molto più probabile che vivano con una falsa rappresentazione dell’amore: sono nato perché ero ricercato, quindi mi esibisco al meglio e continueranno ad amare me».

La voce del buon senso I bambini “sopravvissuti” vivono l’intera vita ponendosi domande, che spesso rimangono insolute: «Perché io sì e lui/lei no?», «Se venivo concepito nel momento sbagliato, uccidevano anche me?», «Sarebbe stato un maschio o una femmina?», «Avremmo giocato assieme?»…  oltre a questo, vi sono manifestazioni psicologiche che possono essere anche di portata notevole e perdurare negli anni, magari senza essere comprese dal soggetto coinvolto e dagli specialisti (che, da un lato, faticano a risalire all’aborto, dall’altra non hanno sempre coscienza della sindrome post aborto).

Scrive la dottoressa Cinzia Baccaglini nel testo 50 domande e risposte sul post aborto, pubblicato da Generazione Voglio Vivere (qui per richiederlo), rispondendo alla domanda se anche i figli già in vita o successivi all’aborto possano soffrire della sindrome post-aborto.

«Sì. Le caratteristiche sono quelle del Disturbo Post Traumatico da stress dei bambini. Questo può essere espresso con comportamento disorganizzato e agitato, si possono manifestare giochi ripetitivi in cui vengono espressi temi o aspetti riguardanti il trauma, essere presenti sogni spaventosi senza contenuto riconoscibile, possono manifestarsi rappresentazioni ripetitive specifiche del trauma. […] Un grande senso di insicurezza; una perdita di fiducia, accompagnata, talvolta, da senso di paura, d’avversione e persino di odio verso i genitori, giudicati capaci di uccidere anche loro, dal momento che hanno osato uccidere un fratello o una sorella. I bimbi sanno che è successo qualcosa, che qualcuno è morto perché sono vivi loro».

Oltre a questo, che appunto spesso si fatica a qualificare correttamente come conseguenza dell’aborto del fratellino o della sorellina, i bambini sviluppano anche altre reazioni, e questo a dispetto del fatto che siano stati informati o meno dell’evento: i bambini sanno, capiscono.

«I figli già in vita vivono con i genitori tutto il clima emotivo che li circonda, sia che sappiano cosa stia succedendo – ma lo avvertono in maniera non verbale (l’ansia, il nervosismo, i pianti della madre, i conflitti) – sia che, come purtroppo accade, vengano messi al corrente o, ancor più, venga richiesto il loro parere.

Alcuni lo scoprono solo anni dopo ed è veramente difficile capire, interpretare e guardare a quei genitori nello stesso modo. Solitamente si va verso il versante depressivo. […]  Si vivono come dei sopravvissuti. Sempre più mamme che hanno abortito scoprono che hanno a loro volta madri che hanno abortito.

Per quelli successivi, come già scritto, dipende da quando sono stati concepiti. Il sapere di essere stati concepiti in sostituzione di un fratello o sorella abortiti produce quella ferita dei non amati perché unici ed irripetibili, che può portare verso l’area depressiva o al contrario quella narcisistica. Si sono evidenziati, per i bimbi nati dopo un aborto, aumenti di aggressività, abusi sessuali, abbandoni. Queste fantasie di abbandono ci sono anche nei bimbi nati prima dell’aborto. Altro tipo di fantasia è quella di avere altri genitori. Spesso le domande che fanno sono molto semplici, dirette ma tragiche, del tipo: “Perché io sì e lui no? Potevo esserci io al suo posto?”».

Renee, nome di fantasia, è una sorella maggiore di bambini abortiti che ha dato voce al suo dolore nel blog Surviving Sibling e in diverse pagine Facebook (Abortion Hurts Siblings and Others e un gruppo “segreto” chiamato “I Lost a Sibling to Abortion”). Oggi scrive, ricordando quell’abbraccio dato alla madre prima che andasse ad abortire: «Anni dopo mi ha fatto tanto soffrire pensare che quella notte prima che se ne andasse, quando le ho dato un abbraccio, ho anche abbracciato il mio fratellino dentro, ma la volta successiva che l’ho abbracciata, era solo lei. Che tristezza deve essere stata. E quanto ero innocente e inconsapevole».

L’aborto non è un evento come tanti, nella vita. È un dramma che è giusto trattare in maniera adeguata.

Teresa Moro

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