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Si è appena conclusa la prima giornata del  Festival per la Vita organizzato da ProVita Onlus, presso la prestigiosa Gran Guardia di Verona, con il Comitato Difendiamo i Nostri Figli, il Movimento Europeo Difesa della Vita, il Centro Culturale Nicolò Stenone.

In una sala gremita da un pbblico partecipe e commosso, si sono avvicendati sul palco dei medici e tre donne: persone davvero speciali nel  dare la loro intensa testimonianza prolife.

Moderava Riccardo Cascioli, direttore del quotidiano “La Nuova Bussola Quotidiana” e del mensile “Il Timone”.

La testimonianza di professionisti per la vita

Antonio Oriente  è stato il primo medico a prendere la parola. Specialista in ginecologia, fondatore e già vicepresidente dell’“Associazione Italiana Ginecologi e Ostetrici Cattolici” ha raccontato della sua conversione: da medico abortista, alla crisi perché con sua moglie non riusciva ad avere un figlio, alla riscoperta della fede e al “mai più morte”, coranato dalla nascita ormai inaspettata di due bambini meravigliosi.

Ha parlato poi il dottor Xavier Dor, pediatra, Presidente dell’associazione cattolica “SOS Tout Petits”, icona prolife francese. In più di 30 anni di impegno a favore della vita nascente ha subito – in Francia – 11 processi, con conseguenti pesanti condanne a ingenti pene pecuniarie e persino detentive – come un criminale. Sopporta sistematicamente la censura dei media e le calunnie, in nome della “laicité”, del nichilismo mortifero imperante in Francia, dovuto molto alla forte presenza massonica: la sua colpa? l’attività di apostolato, volantinaggio informazione e preghiera nelle cliniche per l’aborto.

Dall’Austria, è intervenuto Bernard Gappmaier, Presidente della “Federazione Europea dei Medici per la tutela della Vita”. Anche lui, da medico condotto, ha subito la persecuzione professionale, fino ad essere costretto a una perizia psichiatrica, perché contrario all’aborto e contrario alla contraccezione ormonale: aveva innanzi tutto a cuore la salute delle donne. Ma alla fine hanno trovato il modo ed  è stato licenziato. Ha potuto continuare a mantenere la moglie e i suoi 7 figli grazie alla sua attività di omeopata.

L’ultimo medico a salire sul palco è stato Giuseppe Noia, primario del Policlinico Gemelli di Roma, clinico e cattedratico di fama internazionale, specializzato nella terapia fetale e nella cura dei bambini in utero; fondatore de Il Cuore in una Goccia, una onlus dedicata alla prevenzione, la cura e l’accompagnamento dei bambini che soffrono di qualche patologia già nel grembo materno in sinergia con l’hospice perinatale del policlinico. Ha ringraziato pubblicamente ProVita per il sostegno che ha dato alla fondazione, con la campagna “Fai nascere il bambino“: «l‘Hospice Perinatale non è un luogo ma è un modo di curare il feto e il neonato. Anche nelle condizioni patologiche più estreme si può dare speranza di prevenzione, cura e sollievo del dolore accompagnando non solo il bambino con la necessaria competenza scientifica e clinica, ma anche le famiglie», ha concluso Noia (per saperne di più cliccare qui).

Le donne protagoniste al Festival per la vita

Per le donne, per la salute delle donne, ProVita – ricorda Cascioli – ha promosso una petizione affinché esse vengano informate in modo veritiero e corretto sulle conseguenze che può avere l’aborto per la loro salute fisica e psichica.

Ha anticipato  di un giorno il suo intervento, l’assessore della Regione Veneto Elena Donazzan, politica per vocazione e per passione, fortemente radicata nei valori della vita, della famiglia e della solidarietà sociale. Ha spiegato come – a fronte delle politiche mortifere realizzate dal Parlamento uscente – il Consiglio Regionale del Veneto abbia approvato con una maggioranza schiacciante (hanno votato contro solo i rappresentanti di Liberi e Uguali) la sua proposta di legge sul seppellimento dei bambini abortiti: una  legge pro vita, perché i piccolini – morti prima di vedere la luce – sono vivi nel cuore, nel ricordo, nella dignità delle famiglie e soprattutto delle mamme che rimpiangono di averli fatti uccidere.

E il rimpianto, il dolore e lo strazio sono stati protagonisti della testimonianza di Diana: ha abortito il suo terzo figlio nel 1995, ma ancora oggi – nonostante abbia intrapreso un valido cammino di guarigione da qualche anno – soffre per la tremenda sindrome post abortiva che inizialmente la sua psiche ha tentato di evitare rimuovendo del tutto il ricordo dell’aborto.

E infine è stat la volta di Gianna Jessen, miracolosamente sopravvissuta all’aborto salino effettuato al settimo mese dalla giovane madre. E’ tornata per la quinta volta in Italia con ProVita per un ciclo di conferenze in cui la sua proprompente personalità testimonia la bellezza della vita – anche con la sofferenza dovuta alla paralisi cerebrale – e la rivendicazione chiara e forte del diritto alla vita per tutti i bambini nel grembo materno.

Alla riuscita del Festival per la Vita hanno contribuito – oltre agli organizzatori – numerose realtà associative, che ringraziamo di cuore. Hanno collaborato  Comunità Papa Giovanni XXIII, Gruppo Madonna della Corona, Istituto Don Bosco, Regina Pacis, Donum Vitae, Unione Cattolica Farmacisti Italiani, Circolo Culturale Enrico Medi, Associazione Medici Cattolici Italiani, Scuole Alle Stimmate, Associazione Culturale La Pieve, Associazione Culturale La Torre, Coordinamento Famiglie Trentine, Unione Medici Missionari Italiani, Movimento e Centro Aiuto per la Vita di Cologna Veneta; hanno patrocinato Comune di Verona, Provincia di Verona, Regione del Veneto, Congresso Mondiale delle Famiglie (WFC), e hanno offerto il loro gentile supporto anche Fondazione Cattolica Assicurazioni, Pedrollo SpA, Movimento per un’Europa delle Nazioni e delle Libertà, Centro Polifunzionale Don Calabria, Ossida Srl, Banco Popolare di Verona, Caseificio Giulia.

Francesca Romana Poleggi

Per il resoconto della seconda giornata, cliccare qui


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