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La Regione Lazio vuole imporre anche ai medici obiettori di effettuare gli aborti. Questo, in rapida sintesi, il contenuto del decreto n. U00152/2014 del 12 maggio 2014 firmato dal Presidente Zingaretti, Commissario ad acta competente, in cui si impone a tutto il personale medico in servizio presso i consultori di porre in essere attività finalizzate all’interruzione di gravidanza, dimostrando nessun rispetto nei confronti dell’ obiezione di coscienza, questione su cui è già stata presentata un’interrogazione consiliare.

ProVita e Giuristi per la Vita hanno così deciso di effettuare ricorso al TAR affinché

in considerazione del valore assoluto della vita, il personale sanitario del Consultorio, abbia diritto di esercitare l’obiezione di coscienza senza arbitrarie limitazioni e senza subire discriminazioni.

 =>> LEGGI IL TESTO DEL RICORSO AL TAR QUI <<=

Nello specifico infatti, il decreto sottoscritto da Zingaretti, prevede l’obbligo di:

–          Redigere la documentazione necessaria per l’esecuzione dell’aborto

–          Prescrivere contraccettivi post-coitali (pillola del giorno dopo e dei cinque giorni dopo)

–          Applicare contraccettivi meccanici (ad esempio la spirale)

 

È di tutta evidenza che, in questo modo, si contribuisce direttamente alla soppressione dell’embrione o del feto, cosa da cui un medico che ha espresso in forma scritta la sua obiezione di coscienza, dovrebbe esser risparmiato.

Nessuno, prima di Zingaretti, in Italia aveva osato tanto.

In punta di diritto questo decreto si pone in palese contrasto con:

–          Il diritto all’obiezione di coscienza come diritto fondamentale;

–          L’art. 18 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo;

–          L’art. 9 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo;

–          L’art. 10 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea;

–          Gli artt. 2, 19 e 21 della Costituzione;

–          Il principio di eccesso di potere per difetto di motivazione

 

  =>> LEGGI IL TESTO DEL RICORSO AL TAR QUI <<=

In sunto, l’ obiezione di coscienza si pone come un rifiuto individuale, ma pubblicamente espresso di tenere un comportamento, imposto da un obbligo di legge, che la coscienza ritiene ingiusto in forza di una norma etica, religiosa o filosofica.

Principio, questo che costituzionalmente viene garantito in quanto si riconosce che la coscienza è e deve rimanere privata, sciolta da obblighi statuali o, come definito dal Comitato Nazionale di Bioetica (nel suo parere del 12 luglio 2012), la modalità di mantenere “vivo il senso dell’identità professionale impedendo l’eterodeterminazione.”

A questo deve esser aggiunto il principio di natura giuridica espresso nella legge n. 40/2005 in forza del quale “costituisce un embrione umano qualunque ovulo umano fin dalla fecondazione”, riconoscendo il concepito quale soggetto giuridico.

Per tutti questi motivi Giuristi per la Vita e ProVita onlus hanno presentato ricorso al TAR del Lazio per richiedere l’annullamento previa sospensione del decreto oggetto del contendere.

 

Redazione

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