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Ricorso al TAR del Lazio delle associazioni Giuristi per la Vita e ProVita Onlus per l’annullamento del decreto del Presidente della Regione Lazio che esclude l’ obiezione di coscienza degli operatori sanitari in relazione alla prescrizione dei cosiddetti “contraccettivi d’emergenza” potenzialmente abortivi.

Il decreto suddetto disponeva: «In merito all’esercizio dell’ obiezione di coscienza fra i medici ginecologi (…) si ribadisce come questa riguardi l’attività degli operatori impegnati esclusivamente nel trattamento dell’interruzione volontaria di gravidanza, di seguito denominata IVG. Al riguardo, si sottolinea che il personale operante nel Consultorio Familiare non è coinvolto direttamente nella effettuazione di tale pratica, bensì solo in attività di attestazione dello stato di gravidanza e certificazione attestante la richiesta inoltrata dalla donna di effettuare IVG. Per analogo motivo, il personale operante nel Consultorio è tenuto alla prescrizione di contraccettivi ormonali, sia routinaria che in fase post-coitale, nonché all’applicazione di sistemi contraccettivi meccanici, vedi I.U.D. (lntra Uterine Devices)».

Le associazioni ricorrenti hanno quindi ravvisato una violazione del diritto all’ obiezione di coscienza come diritto fondamentale, positivamente sancito all’art. 18 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo; all’art. 9 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo; all’art. 10 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea; agli artt. 2, 19 e 21 della Costituzione. Si ravvisava inoltre, tra le altre cose, l’eccesso di potere per difetto di motivazione, per violazione del principio di precauzione e del principio di proporzionalità dell’azione amministrativa.

Lingua: ITALIANO

 




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