15/12/2023 di Luca Marcolivio

Educazione affettiva. Gandolfini: «Stato non si intrometta, la famiglia ha il primato»

La commissione per l’educazione affettiva proposta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara si presenta problematica non soltanto per l’iniziale nomina – poi revocata – di un’attivista Lgbt+ come Paola Concia ma anche per l’assenza di uomini. A dichiararlo a Pro Vita & Famiglia è il presidente dell’Associazione Family Day Massimo Gandolfini, che, per l’occasione, ha ricordato la natura costituzionale del primato educativo della famiglia. Per Pro Vita & Famiglia – lo ricordiamo – il progetto rimane comunque fallace se non addirittura inopportuno e andrebbe bloccato in toto. Lo Stato, infatti, non dovrebbe in alcun modo interferire nell’educazione affettiva e sessuale di bambini e ragazzi, che è e deve rimanere un compito esclusivo delle famiglie.

LA LIBERTA’ EDUCATIVA DELLE FAMIGLIE NON SI TOCCA – FIRMA QUI LA PETIZIONE!

Professor Gandolfini, lei si è schierato da subito contro la nomina di Paola Concia a capo del progetto “Educare alle relazioni”, voluto dal ministro Valditara. Con quali argomentazioni?

«Fin da subito ho dichiarato che la scelta di un personaggio come Paola Concia era quantomeno inopportuna, soprattutto alla luce della sua storia culturale e politica, spesa a sostegno della lobby Lgbt+. Concia non poteva quindi essere idonea come coordinatrice su un tema che, già di per sé stesso, è terribilmente delicato e spinoso, come, per l’appunto, quello dell’educazione alle relazioni e all’affettività. Per cui mi sono subito attivato tramite i canali migliori per far capire la condizione di disagio nella quale si trovava il nostro mondo pro-life e pro family, perorando la richiesta di ritiro di Paola Concia dal progetto. Ribadisco che non è un contrasto a Concia in quanto tale, ma a ciò che lei rappresenta dal punto di vista simbolico, culturale e politico. In secondo luogo, ho trovato anche poco opportuno affiancare a Paola Concia [suor Anna Monia Alfieri e Paola Zerman ndr] altre due figure femminili, a partire da una religiosa, che, in questo modo, esponeva enormemente il mondo cristiano-cattolico: in una condizione così delicata e difficile l’ho ritenuto un ulteriore passo sbagliato. Per quanto riguarda la terza componente dell’organo, Paola German, non ho niente da ridire sulla persona, però, sinceramente ho fatto notare che nominare tre coordinatrici, tutte e tre donne, tutte e tre non sposate, né madri significava ancora una volta ribadire la lontananza della famiglia su temi di questo genere, in maniera magari anche non voluta o indiretta. Pensare che non ci sia un uomo che sia in grado di lavorare in maniera intelligente, prudente e sapiente sul grande tema della non violenza nei confronti delle donne, è stato quindi sostanzialmente un rinverdire, seppure in maniera indiretta, l’idea che l’uomo e la donna siano tra loro nemici e che lottino per sopraffarsi a vicenda. La nostra posizione, al contrario, è da sempre quella che uomo e donna sono complementari l’uno all’altra e hanno bisogno l’uno l’altro, quindi devono collaborare in un’unità di intenti e di spirito su un tema, come quello della violenza sulle donne e del femminicidio, che è certamente drammatico ma anche terribilmente delicato».

È opportuno, a suo avviso, che lo Stato e la scuola pubblica si inseriscano in un tema così delicato come l’educazione affettiva?

«Ribadisco il principio in cui credo profondamente e per cui da anni mi batto: il vero responsabile dell’educazione all’affettività, alla relazione e, a maggior ragione, sul tema specifico della sessualità, sono i genitori e la famiglia è l’organo educativo. Lo è da un punto di vista sociale ma anche dal punto di vista giuridico. Non dimentichiamoci mai che l’articolo 30 della Costituzione italiana e l’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo affermano che l’educazione dei figli è diritto e dovere della famiglia. Una tematica così delicata può essere affrontata da retroterra culturali diversi. Trovo che la scuola può fare da partner e sostegno, ma il compito educativo su un tema di questo genere spetta alla famiglia. Teniamo anche presente che una società come la nostra è, per definizione, una società multiculturale, multietnica e multireligiosa, quindi pensare di istituire un organo gestito direttamente dallo Stato su un tema di questo genere lo trovo veramente inappropriato e lesivo della responsabilità educativa primaria che deve essere data ai genitori, alla famiglia. Si comprende molto bene che l’educazione alla sessualità e all’affettività è strettamente legata all’educazione, a valori e a principi che la famiglia detiene e vuole trasmettere ai propri figli. Questi valori e principi possono essere molto diversi, a seconda del terreno culturale e religioso di appartenenza, per cui è improprio che il tema dell’educazione all’affettività, alla sessualità spetti allo Stato. Direi che è diritto e dovere esclusivo dei genitori, mentre la scuola, eventualmente deve fondare il proprio intervento su principi di diritto costituzionale, come ho fatto presente anche al ministero dell’Istruzione».

Qual è, dunque, a suo avviso, la via maestra per restituire alla famiglia il suo primato educativo?

«Basterebbe insegnare bene i primi dodici articoli della Costituzione che parlano in maniera molto chiara del rispetto e della dignità nei confronti di ogni singolo cittadino e di ogni singola persona, come recita l’articolo 2, indipendentemente dalle proprie condizioni di sesso, di religione, di appartenenza culturale, sociale e di classe, per cui è la famiglia il soggetto titolare dell’educazione dei figli all’affettività, la sessualità, ma direi in generale alla socialità. Trovo inopportuna un’intromissione dello Stato – qualunque sia tale Stato – in un tema di questo genere, oltretutto – ripeto – in violazione anche al dettato costituzionale».

 

 

LA LIBERTA’ EDUCATIVA DELLE FAMIGLIE NON SI TOCCA – FIRMA QUI LA PETIZIONE!

Questo articolo e tutte le attività di Pro Vita & Famiglia Onlus sono possibili solo grazie all'aiuto di chi ha a cuore la Vita, la Famiglia e la sana Educazione dei giovani. Per favore sostieni la nostra missione: fai ora una donazione a Pro Vita & Famiglia Onlus tramite Carta o Paypal oppure con bonifico bancario o bollettino postale. Aiutaci anche con il tuo 5 per mille: nella dichiarazione dei redditi firma e scrivi il codice fiscale 94040860226.