23/10/2023

Nel 2021 l’aborto farmacologico si conferma più rischioso per la salute delle Donne

Riceviamo e pubblichiamo l’articolo redatto dall’Aigoc - Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici - in merito alla Relazione annuale del Ministro della Salute al Parlamento sulla applicazione della L. 194/78 pubblicata lo scorso 6 ottobre.




La novità più importante riscontrata nella Relazione annuale del Ministro della Salute al Parlamento sulla applicazione della L. 194/78 pubblicata il 6.10.2023 è la tabella 27, che – dopo le nostre critiche ripetute ogni anno e la dimostrazione fatta nel nostro comunicato stampa n. 3 del 4 luglio 2022 – riporta un numero di complicazioni (1.333) nettamente superiore a quelle dell’anno 2020 (490) ed ancora 1.347 dati non rilevati.        

Le complicanze associate alle Interruzioni Volontarie della Gravidanza (IVG) effettuate entro i primi 90 giorni, pur non potendo considerare ben 737 casi non riportati, risultano essere 3,7 volte più frequenti per le IVG farmacologiche rispetto a quelle chirurgiche.

L’alto uso di contraccettivi non porta ad una significativa riduzione del rapporto di abortività nelle popolazioni in cui ciò è già in atto. Ne sono prova gli alti tassi di abortività nelle regioni italiane nelle quali si registra un più alto consumo di contraccettivi: la Liguria, o vengono offerti gratuitamente da anni ad alcune categorie di donne: il Piemonte, l’Emilia Romagna, la Puglia, la Toscana e il Lazio.

Nel paragrafo 3 a pag. 11 – Divulgazione delle informazioni – ci preme segnalare una carenza importante in questo progetto, cioè la completa assenza di attenzione alle Associazioni, che sono da molti decenni impegnate nell’aiuto alle Donne in difficoltà per il sopraggiungere di una gravidanza inaspettata, che possono offrire aiuti concreti in situazioni di difficoltà alle Donne e favorire l’accoglienza del figlio/a inaspettato/a ed evitare loro il dramma ed il trauma dell’aborto.

Nelle conclusioni il Ministro della Salute sottolinea l’aumento – dopo 10 anni di discesa – del tasso di abortività registrato nel 2021 nelle minorenni italiane, passato in un anno dall’1,94‰ al 2,06‰ con un incremento di 105 IVG su 3.364 ragazze di 15-17 anni in più rispetto all’anno precedente.

Se affianchiamo a questo dato quello del consumo delle pillole del giorno dopo e dei 5 giorni dopo in Italia nel 2021 (616.358 confezioni, cioè 60.474 in più del 2020!) di cui le minorenni costituiscono la maggioranza assoluta delle acquirenti senza ricetta medica, si evidenzia un “costume sessuale” molto allarmante per le minorenni, meritevoli di più adeguati programmi educativi degni di questo nome.


 La relazione del Ministro della Salute al Parlamento sull’applicazione della legge 194/1978 – Interruzioni Volontarie della Gravidanza (IVG) nell’anno 2021 pubblicata il 6 ottobre u.s. con sei mesi di ritardo rispetto all’anno precedente, presenta – come sempre – molte lacune e dati differenti nelle diverse pagine, che richiedono un’attenzione particolare per ricostruire la reale entità del fenomeno.

La novità più importante riscontrata in questa relazione è la tabella 27, che – dopo le nostre critiche ripetute ogni anno e la dimostrazione fatta nel nostro comunicato stampa n. 3 del 4 luglio 2022 – riporta un numero di complicazioni (1.333) nettamente superiore a quelle dell’anno 2020 ed ancora 1.347 dati non rilevati. Molto probabilmente tra questi ultimi sono comprese altre complicazioni non rilevate, come possiamo affermare con certezza per l’Umbria (155 dati non rilevati), che hanno fatto registrare 85 ricoveri ordinari, (vedi documento della Regione Umbria – Ricoveri Ordinari – Attività (Strutture Umbre) – Diagnosi 635), e non 13 come riportato nella tabella 26 della relazione ministeriale.

Il grafico riassuntivo a pagina 59 così come riportato non aiuta a comprendere la reale entità delle complicazioni legate alle ivg farmacologiche; aggiungendo infatti i numeri grezzi alle rispettive percentuali – anche non tenendo conto delle 737 voci non rilevate! – le complicazioni per le IVG farmacologiche risultano essere 3,7 volte maggiori di quelle chirurgiche.

È anche illusorio pensare e diffondere l’idea che aumentando il consumo di contraccettivi si possa ridurre il numero degli aborti volontari!

L’alto uso di contraccettivi infatti, non porta ad una significativa riduzione del rapporto di abortività nelle popolazioni in cui ciò è già in atto. Ne sono prova gli alti tassi di abortività delle seguenti regioni italiane nelle quali si registra il più alto consumo di contraccettivi: la Liguria al 1° posto tra le Regioni per tasso di abortività (7,4/1.000 donne 15-49 anni) e al 3° posto per consumo di contraccettivi, con 208 DDD (dosi giornaliere)/1.000 donne di 12-50 anni (vedi Rapporto Osmed 2021 pag. 197); il Piemonte al 2° posto con tasso di abortività 6,6‰, seguito dall’Emilia Romagna con 6,5‰, dalla Puglia (6,2‰), dalla Toscana (6,1‰) e dal Lazio (6,0‰ donne 15-49 anni), Regioni in cui da anni è stata distribuita gratuitamente la pillola contraccettiva ad alcune categorie di donne.

Nel paragrafo 3 a pag. 11- Divulgazione delle informazioni – ci preme segnalare una carenza importante in questo progetto, cioè la completa assenza di attenzione alle Associazioni, che sono da molti decenni impegnate nell’aiuto alle Donne in difficoltà per il sopraggiungere di una gravidanza inaspettata, che possono offrire aiuti concreti in queste situazioni alle Donne, favorire l’accoglienza del figlio/a inaspettato/a ed evitare loro il dramma ed il trauma dell’aborto.

Nelle conclusioni il Ministro della Salute sottolinea l’aumento – dopo 10 anni di discesa – del tasso di abortività registrato nel 2021 nelle minorenni italiane, passato in un anno dall’1,94‰ al 2,06‰ con un incremento di 105 su 3.364 ragazze di 15-17 anni in più rispetto all’anno precedente.

Se quanto affermato da Alessandra Graziottin – Direttore del Centro di Ginecologia dello Ospedale S. Raffaele di Milano nell’Incontro di presentazione del «PATENTINO DEL SESSO SICURO» promosso dalla SIGO (Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia) –  circa il fatto che “più del 50% delle confezioni  sono state acquistate  da ragazze con meno di 20 anni  (+ 4% rispetto al 2010) di cui  34.000 nel solo mese di agosto 2011”, si possa essere verificato anche per il 2021, la situazione sarebbe molto grave per le minorenni. Infatti, le pillole del giorno dopo e dei 5 giorni dopo consumate in Italia nel 2021 sono state complessivamente 616.358 confezioni, cioè 60.474 in più del 2020! Un serio campanello o sirena di allarme per le tutte agenzie educative che non possono più sottovalutare questo “costume sessuale” nelle nuove generazioni che pertanto meritano di più adeguati programmi educativi degni di questo nome.

 

Fonte: Aigoc

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