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Home Page > Dicono di noi > ProVita pro Sindaci obiettori – Intervista a TelePace
ProVita_Fiore_Agnelli_obiezione di coscienza_unioni civili

A margine della conferenza stampa organizzata da ProVita Onlus e dall’On. Di Stefano alla Camera dei Deputati il 31 marzo scorso, il dott. Alessandro Fiore, nostro portavoce ufficiale, ha rilasciato l’intervista che segue a TelePace.

In essa spiega sinteticamente e chiaramente la posizione di ProVita pro Sindaci che sollevano obiezione di coscienza alla celebrazione delle unioni civili (alias matrimonio gay).

La raccolta delle adesioni dei Primi Cittadini alla richiesta di approvare l’emendamento in questione del ddl Cirinnà prosegue da tutta Italia: molti, pur essendo favorevoli alle unioni civili, ritengono che la clausola di coscienza sia necessaria per una questione di rispetto della democrazia e dei diritti inviolabili dell’uomo.

Ricordiamo a certi ignoranti che dicono che non si può sollevare obiezione di coscienza per garantirsi il diritto di “discriminare”, che ci sono discriminazioni giuste e ingiuste: un funzionario della motorizzazione che si rifiutasse di dare la patente a un cieco, opererebbe una giusta discriminazione e – se fosse costretto da una norma – solleverebbe giustamente obiezione di coscienza.

Allo stesso modo chi si rifiuta di celebrare nozze gay discrimina giustamente le coppie che pur – potendo amarsi quanto vogliono e come vogliono – non possono chiedere un riconoscimento giuridico della loro unione perché inadatta, incapace radicalmente, di giovare alla società. Il matrimonio non è un istituto che serve a “dare dignità” all’amore. Il matrimonio serve allo Stato che trae garanzia, dalla promessa degli sposi, della creazione di una formazione sociale stabile (divorzio permettendo, ahinoi) tesa a perpetuare la specie attraverso la procreazione dei figli e a fungere da ammortizzatore sociale con la cura dei figli stessi e – un domani – degli anziani.

Non secondario, il rifiuto a celebrare unioni contro natura è coerente con la convinzione che le giovani generazioni vadano educate – appunto – secondo natura. Quindi non è sano offrir loro esempi “legali” di unioni innaturali e perciò più facilmente causa di insoddisfazione e infelicità per i contraenti (per non parlare dei bambini che dovessero essere comprati/adottati dagli stessi).

Redazione

 

 

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