20/09/2018

Accoglienza per la vita di tutti: con idee chiare e coerenza

La mission di Pro Vita è quella di dar voce a chi non ha voce, al più povero, innocente e indifeso: al bambino nel grembo materno. È un problema di accoglienza, ma non c’è, in Italia e in tanti altri Paesi che si definiscono civili e evoluti, la cultura dell’accoglienza nei confronti dei bambini che devono nascere.

Alcuni ci imputano come un’omissione il fatto che non ci interessiamo della questione dei migranti. Siamo, allora, già intervenuti sull’argomento e ci torniamo oggi, a ribadire che la vita va accolta sempre, di tutti, perché ogni vita umana vale davvero, in modo incommensurabile.

Sono i nostri detrattori che non hanno ben chiare le idee: accoglienza dei migranti sì, dei bambini no?

Noi siamo, ad ogni modo, tra i tanti che si chiedono: è giusta una politica che accolga tutti gli stranieri a ogni costo? Le decine di migliaia di persone che muoiono in mare si possono evitare? E quelli che arrivano e scappano dai centri di accoglienza per finire nella rete dello sfruttamento, della tratta, della prostituzione?

La portavoce della Commissione Ue per l’immigrazione, Tove Ernst, ha avuto a che dire contro l’Italia: gli immigrati fuggiti da Rocca di Papa «potevano essere trattenuti in centri di detenzione per evitarne la fuga. Siamo stati chiari», ha aggiunto, «nel sottolineare che, quando serve, la detenzione può essere utilizzata per facilitare l’identificazione dei migranti e per impedire che spariscano. Abbiamo chiesto a tutti gli Stati membri, inclusa l’Italia, di fornire centri di accoglienza adeguati, che comprendano la detenzione» (Libero, 9 settembre 2018). Incredibile: dovevamo rinchiuderli, gli immigrati. Eppure, Salvini è stato accusato di sequestro di persona per non aver permesso di scendere a coloro che erano (nutriti e accuditi) sulla nave Diciotti!

E intanto anche gli italiani diventano sempre più poveri, e non servono i dati Istat a dimostrarlo.

Anche i Papi da Pio X in poi, come ricorda Interris, pur sottolineando la necessità di avere un “cuore aperto” all’accoglienza del prossimo e dei poveri, non hanno mai perso di vista il sano e razionale principio della realtà: «Un popolo che può accogliere ma non ha possibilità di integrare, meglio che non accolga», ha detto Papa Francesco tornando da Dublino.

Come l’aborto, così l’immigrazione illegale si dovrebbero combattere anzitutto con la prevenzione.

Per prevenire l’aborto, ci sentiamo di offrire l’esempio splendido, addirittura commovente, dei volontari che offrono vera accoglienza alle mamme in difficoltà. Molto spesso non è neanche un problema economico che le spinge all’aborto, ma è proprio un problema di non-accoglienza da parte del partner, o dei parenti, o del datore di lavoro, del contesto sociale, insomma. E lo Stato, dal punto di vista sociale, può fare molto per l’accoglienza delle donne incinte e dei bambini che portano in grembo, come ha dichiarato in più occasioni il ministro Fontana.

Per quanto riguarda l’accoglienza degli stranieri, anche la persona più inesperta e sprovveduta si rende conto che la prevenzione dovrebbe avvenire nei paesi da cui partono quei disperati (illusi, ingannati e costretti a pagare cifre esorbitanti), e con la collaborazione della comunità degli Stati. Ma è altrettanto evidente che non esiste una sinergia di intenti e di azioni né nell’ambito della comunità internazionale, né nell’Unione Europea specialmente.

Forse non c’è da stupirsi dell’ipocrisia dei vari Paesi europei che respingono gli immigrati (anche sparandogli contro pallottole di gomma, come ha fatto il governo spagnolo) e si permettono di criticare le scelte dell’Italia: la povertà e il degrado da cui fuggono i disperati non è forse il risultato della politica neo-colonialista di paesi come Francia, Germania (e Cina) che quando hanno potuto ne hanno sempre sfruttato le risorse, causando fame, miseria, guerre, e alimentando così i flussi migratori?

Del resto, Benoit Hamon, socialista francese, radicale, abortista, ha definito la politica di accoglienza del presidente Macron «la stessa del ministro dell’interno fascista italiano». E nella stessa occasione (la dichiarazione è del 4 settembre ) ha detto di voler venire in Italia per unirsi alla protesta contro Salvini. Insomma, è la moda: i governi europei sono “poco accoglienti”, ma la colpa è solo dell’Italia.

In Italia, invece, le autorità stanno evadendo le domande degli stranieri approdati sulle nostre coste con solerzia e velocità. La Verità del 5 settembre scriveva che in meno di un mese sono state lavorate più di 11mila pratiche: più di mille persone hanno ottenuto lo status di rifugiato e quasi duemila hanno ottenuto la protezione umanitaria. Questo significa che l’Italia è un Paese accogliente nei confronti degli stranieri.

E accoglie molto di più i migranti, che i bambini che devono nascere: a noi risulta che, invece, il 100% delle donne che ne fanno richiesta – comprese le minorenni – ottengono il certificato per l’aborto. Se poi alcune di queste madri rinunciano all’insano proposito, il merito non è certo delle istituzioni: interviene la Provvidenza (o la fortuna, per chi non ci crede) e il volontariato prolife.

Anche Pro Vita, come abbiamo spiegato in altra sede, si trova sovente ad aiutare donne incinte in difficoltà. Anche immigrate. Se c’è accoglienza per la vita, c’è accoglienza per la vita di tutti. Oppure si può scegliere chi merita accoglienza e chi no? Il migrante in Italia sì, il migrante in altri Paesi no, il bambino nel grembo no…?

C’è tanta confusione e una buona dose di malafede su questo tema. C’è addirittura chi ha desiderato che morisse qualcuno di questi poveracci, magari un bambino (!) per fare un “dispetto” al governo. Lasciamo questi pensieri a uno scrittore progressista e sedicente cattolico come Edoardo Albinati. La gente come lui ha la testa troppo piena di “autodeterminazione”: e se l’autodeterminazione è un dogma, l’accoglienza – quella vera – viene del tutto annichilita, perché dipende solo da me, se mi va.

Francesca Romana Poleggi

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