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Home Page > Famiglia e Economia > Adozione gay, eterofobia e discriminazione​
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Riceviamo e pubblichiamo​ da una lettrice una lettera veramente importante. Essa mette in luce la triste e faticosa realtà che è la procedura di adozione, per le coppie che veramente, solo per amore, cercano un bambino allo scopo di dare a lui una famiglia; evidenzia la grave discriminazione che subiscono le coppie eterosessuali (vera eterofobia), con il precedente creato dalla sentenza del Tribunale dei minori di Roma; ci pone un problema molto arduo: cosa fare? I giudici sono autonomi e indipendenti. Sono soggetti solo alla legge, dice la nostra Costituzione (art.101). Quindi NON c’è un’autorità superiore che possa sanzionare il giudice che interpreta la legge snaturandola: ci vuole un ricorso in Cassazione. Ma chi lo presenta? Esiste un Pubblico Ministero che veramente abbia a cuore la legalità e l’interesse superiore del minore? 

Noi, dal nostro canto, però, possiamo e dobbiamo protestare, far sentire la voce del dissenso rispetto a certe pratiche modaiole e disumane, far riflettere la gente, destare le coscienze.

A Notizie Pro Vita e ai Giuristi Per la Vita.
Mi chiamo Caterina e con mio marito faccio parte di un nutrito gruppo di persone che, nel mio Comune,  ha preso l’impegno di informarsi ed informare correttamente su tutte le tematiche che ci stanno a cuore come genitori e cittadini dotati di buon senso: ideologia gender dilagante nelle scuole, strategie lgbt, il cosiddetto allarme omofobia, aborto, ecc.
Vi scrivo in reazione ad una notizia che personalmente mi ha sconvolto: la stepchild adoption della coppia lesbica che da ieri ogni telegiornale esalta come un passo avanti dell’umanità verso un mondo migliore in cui i diritti delle minoranze saranno tutelati senza più discriminazioni. Sono letteralmente infuriata e vi chiedo un aiuto:  cosa fare perché le persone vengano correttamente informate sulla realtà dell’adozione? Mi appello a  voi, fate qualcosa! Da due anni sono immersa fino al collo insieme a mio marito nel mondo dell’adozione nazionale e internazionale e una certa cultura in materia me la sono fatta. L’iter è faticoso, sia fisicamente che psicologicamente:due corsi obbligatori per conoscere in modo approfondito la realtà del bambino adottato; mesi di colloqui settimanali, individuali e di coppia, con psicologa e assistente sociale, durante i quali la coppia viene messa a dura prova con domande che vanno a scavare nel passato di entrambi e viene prospettato un futuro di fatiche e frustrazioni alle prese con bambini segnati e problematici; visite domiciliari; tonnellate di documenti; viaggi al tribunale dei minori per presentare la domanda e sostenere colloqui col giudice; mesi di ricerca e raccolta di informazioni per scegliere un ente autorizzato che segua la coppia nel presentare la domanda di adozione nel paese scelto; soldi da sborsare ad ogni passo,cifre elevate che quasi danno l’impressione di comprarselo questo bambino tanto desiderato. Può immaginare come può farci sentire venire a sapere che una donna abbia avuto la possibilità di adottare un bambino con cui non ha alcun legame di parentela, soltanto perché un giudice ha deciso che questo è il superiore interesse del minore! Sbaglio o questa è becera discriminazione eterofoba? Questa sentenza a che scenari aprirà le porte? Sono stufa di sopportare l’ignoranza di chi crede e diffonde l’idea che il mondo sia pieno di teneri neonati abbandonati pronti a ricevere l’amore di chicchessia (basta che sia “amore”): la verità è che i bambini in stato di abbandono effettivamente adottabili sono pochi, quasi mai neonati e tutti segnati dalla sofferenza e bisognosi di stabilità. In poche parole bisognosi di quella madre e di quel padre che già il destino ha loro tolto dalla nascita.

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Noi abbiamo intrapreso una strada ancor più in salita, perché essendo mio marito straniero, abbiamo il desiderio di provare ad adottare nel suo paese di origine. Non le dico la fatica per valicare la montagna di ostacoli prettamente burocratici che questa scelta ci ha posto innanzi…e ancora non vediamo la fine. In Italia si ottiene qualcosa solo se si è gay e si forza il sistema? Noi meschini eterosessuali uniti in matrimonio e disposti a seguire le regole e le leggi (molte volte stupide, specialmente in materia di adozione) dello stato italiano siamo destinati a vederci sorpassare da furbetti lgbt spinti in avanti da giudici gay friendly, o nella migliore delle ipotesi a sentire in aeternum il ritornello dei miliardi di bambini che aspettano amore da chiunque voglia veder riconosciuto il fantomatico diritto ad avere un figlio?
Perdonate lo sfogo. Spero con tutto il cuore che facciate qualcosa e mi rendo disponibile insieme al mio gruppo di informazione a fare qualunque cosa vogliate consigliarci.
Vi ringrazio per l’attenzione e per tutto quello che avete fatto fin’ora.

Caterina

 Redazione

 

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Un Commento, RSS

  • Isabella

    dice su:
    01/09/2014 alle 14:33

    Noi ci abbiamo messo cinque anni per adottare il nostro angioletto. Abbiamo fatto domanda per la seconda adozione e, sia la psicologa che l’assistente sociale, ci hanno detto che non siamo idonei per adottare un altro bambino. Abbiamo fatto ugualmente il colloquio con il giudice in tribunale spiegandogli che le due signore sono state maleducate e cafone e che non capiamo il motivo che le spinge a negarci il decreto e lui ci ha detto che abbiamo ragione ma non può dire che i “servizi sociali” lavorano male. Ma a queste coppie gay viene fatto l’esame per avere, dopo un anno di burocrazia, il decreto di idoneità da parte del tribunale dei minori?
    Pubblicate pure questo messaggio.

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