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Home Page > Aborto > Antidoto alla RU486, Planned Parenthood e… razzismo
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Abbiamo già parlato in diverse occasioni dell’intervento di Abortion Pill Reversal (APR), un trattamento farmacologico, messo a punto da George Delgado e il suo team, che consente di invertire il procedimento abortivo innescato dalla pillola RU486. Ad oggi l’APR ha salvato centinaia di bambini dall’aborto, dando ad altrettante madri la possibilità di tornare indietro e annullare gli effetti della decisione iniziale di abortire. Le associazioni abortiste, a partire da Planned Parenthood, cercano di rappresentare la procedura farmacologica dell’APR come “scienza spazzatura”: la circostanza che in dieci anni di utilizzo essa non abbia provocato nessun danno, ma anzi abbia permesso a centinaia di donne di partorire i loro bambini in salute, non è neanche considerata.

Non solo. Il sito Truthout ha pubblicato un intervento di Shireen Rose Shakouri (attivista dell’organizzazione Civil Liberties and Public Policy), che paragona il protocollo APR a un esperimento medico, definito “razzista”, che ebbe luogo in America qualche decennio fa. L’accostamento è molto interessante.

Vediamo perché, servendoci delle parole della stessa Shakouri: «Le prime versioni della pillola anticoncezionale – dice – venivano testate in modo non etico su donne portoricane prima che la pillola fosse migliorata e commercializzata sulla terraferma […]. Le dosi erano più di 10 volte superiori a quelle utilizzate nelle pillole contraccettive di oggi e almeno tre donne sono morte durante le prove».

La voce del buon senso Due note: innanzitutto non si può definire razzista qualsiasi comportamento che si risolve in danno di persone di colore. Bisogna che ci sia un movente di odio razziale, e quindi che il male sia compiuto con un’intenzione specifica in questo senso. Nel caso dell’esperimento portoricano non sembra che ricorrano questi presupposti. Evidentemente era destinato a quella comunità per motivi legati a gap culturale, indigenza, costumi sessuali; circostanze che facilitavano la sperimentazione della pillola su larga scala. Perché allora parlare di razzismo? Perché fa comodo al fine ultimo dell’articolo, che è quello di gettare fango sulla pratica di Delgado & co., i quali porterebbero avanti un esperimento «in modo sproporzionato sulle donne di colore».

In secondo luogo, e la Shakouri si è ben guardata dal ricordarlo, la pratica in questione è stata ampiamente utilizzata dalla “grande benefattrice” delle donne Planned Parenthood, che era all’origine di un esperimento che testava le variazioni della pillola anticoncezionale sulle donne latino-americane, e che ha provocato la sterilizzazione di circa un terzo delle donne portoricane nel 1968 (in collaborazione con il governo di Porto Rico e con finanziamenti del governo statunitense).

Ad oggi, riporta Katie Franklin di LifeNews, l’APR ha salvato più di 500 bambini dall’aborto; bambini di ogni razza e colore della pelle: «[L’APR] ha salvato un numero sproporzionato di bambini neri e meticci? Forse. Ma se è così, è solo perché c’è un numero sproporzionato di bambini neri e meticci da salvare. […] L’istituto abortista Guttmacher riporta che nel 2014 il 28% degli aborti ha avuto luogo su donne di colore – una cifra spaventosamente alta considerando il fatto che gli afroamericani costituiscono solo il 13% della popolazione degli Stati Uniti. Questi dati, uniti alla lunga e oscura storia di eugenetica e controllo della popolazione di Planned Parenthood, aiutano a spiegare perché i centri di aiuto alla gravidanza possono vedere un numero sproporzionato di donne di colore».

Vincenzo Gubitosi

Fonti:
LifeNews
Libertà e Persona

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