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Home Page > Famiglia e Economia > “Baby boom”: per alcuni la Chicco è omofoba e fascista
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La Chicco, nota marca di prodotti per bambini, martedì 10 luglio ha diffuso uno spot che va sotto il titolo “Baby boom” e che ha subito suscitato molte polemiche.

Prendendo a pretesto il fatto che l’Italia, per la prima volta in sessant’anni, nel 2018 non ha giocato il mondiale di calcio, la Chicco ha ricollegato alle quattro vittorie dell’Italia (1934, 1938, 1982, 2006) un aumento degli indici di natalità: un baby boom, appunto.

Prosegue la voce fuori campo: «Oggi però la realtà è diversa e la soluzione, ovvia: facciamo un altro baby boom! Abbiamo bisogno di bambini: migliaia, milioni, trilioni di bambini! Bambini che ci aiuteranno a crescere, portando l’Italia dove è giusto che stia. […] Facciamolo per l’Italia, perché in questo mondiale i gol per l’Italia li segniamo noi!».

E il video si conclude con il marchio della Chicco e la consueta frase ad essa associato volta al futuro: «Dove ci sarà un bambino».

Insomma, si tratta di uno spot simpatico, benché non in toto condivisibile per la scelta di alcune immagini troppo esplicite o per i velati riferimenti alla promiscuità sessuale piuttosto che alla responsabilità procreativa. E si tratta di uno spot efficace: una trovata di marketing che ha colpito nel segno, perché collegata all’animo calcistico degli italiani e cronologicamente posta in prossimità del World Population Day che ricorreva il giorno seguente e che si è portato dietro il solito strascico di frasi fatte di matrice malthusiana secondo le quali sul pianeta terra “siamo in troppi”.

Come mai dunque tante polemiche contro la Chicco? Non certo per questioni di morale sessuale, viste le consuetudini oggi in voga, quanto piuttosto per altri due motivi, che hanno portato la Chicco a essere tacciata di essere un’azienda incline all'”omofobia” e al “fascismo”.

La Chicco sarebbe “omofoba” perché nel suo spot ha ricollegato la nascita di bambini a immagini composte unicamente da coppie eterosessuali. Al che, di primo acchito, viene da pensare che si tratti di un titolo onorifico di “buon senso”, dal momento che non si è fatto altro che mostrare un dato incontrovertibile. Eppure, in questo triste 2018 senza mondiali, si ha il tempo di sindacare anche su questo…

La Chicco sarebbe poi “fascista” per la frase «facciamolo per l’Italia». Non sia mai che qualcuno nomini la patria e ne vada talmente orgoglioso da volerla tutelare garantendole un florido futuro demografico: si può essere orgogliosi di essere italiani solamente – appunto – quando si alza la coppa dei mondiali? Ad ogni modo, al di là di questo, è evidente che si tratta di uno slogan che attira, ma che non va preso alla lettera, seppur riveli un dato reale: i figli vanno fatti con responsabilità, per amore (e non per egoismo) e all’interno di una relazione stabile quale è quella matrimoniale, ma nel contempo è chiaro che mettendo al mondo nuovi bambini si fa un servizio a tutta la nazione. Ed è per questo che non sarebbe affatto peregrina l’idea di dare uno stipendio fisso alle donne che fanno le madri a tempo pieno: chi, più di loro, svolge un lavoro che durerà nel tempo e darà forma al nostro domani?

Insomma, altro che omofoba e fascista: la Chicco questa volta ha fatto boom!

Teresa Moro

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