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Home Page > Famiglia e Economia > Bambini, soldi… sono forse vicine le elezioni?
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Sostegno a chi decide di fare bambini, allargando la famiglia e dando speranza al Paese.

E’ questa la proposta del ministro della Salute (ministro del Governo che ha fortemente voluto la legge Cirinnà) Beatrice Lorenzin rilanciata su La Repubblica: raddoppiare il bonus bebè rispetto a quello emesso oggi dall’INPS.

Il bonus bebè, oggi e fino al 2017, è riconosciuto – si legge su La Repubblica – ai nuclei familiari che hanno un Isee inferiore a 25mila euro all’anno e a quelli che lo hanno più basso di 7mila. I primi ricevono 80 euro al mese (960 all’anno) per ogni figlio, i secondi 160 euro (1.920 all’anno). […] Lorenzin ha fatto due progetti, uno meno costoso per lo Stato e uno più impegnativo, quasi da Paese nord europeo. Nel primo caso viene raddoppiata la quota mensile per il primo figlio, portandola cioè a 160 e a 320 a seconda della soglia di Isee. Dal secondo in poi l’aiuto non resta lo stesso, come avviene adesso: alle famiglie andranno rispettivamente a 240 e 400 euro. Inoltre nel progetto del ministero c’è l’intenzione di allungare la validità della misura“.

Sul futuro che attende l’Italia se l’andamento demografico non subirà un’inversione di rotta, il ministro sembra infatti avere le idee abbastanza chiare, ed è per questo che vorrebbe ricorrere ai ripari: “Se andiamo avanti con questo trend – ha infatti affermato – nel 2026 nasceranno nel nostro Paese meno di 350mila bambini all’anno, il 40% in meno del 2010“.

A prima vista, dunque, l’iniziativa della Lorenzin potrebbe anche sembrare buona. Tuttavia, se non ci si ferma ai titoloni dei giornali, è facile vedere come si tratti del solito specchietto per le allodole tipico del periodo pre-elettorale. Anche perché, oltre ad interessare solo le famiglie con un reddito molto basso, la manovra annunciata dalla Lorenzin è stata subito stoppata da Renzi con un laconico: “Solo una delle proposte in campo.

Come dire: intanto illudiamo un pochino i pro-family, poi in sede di discussione si vedrà se stanziare i fondi per le unioni civili o per i bambini (e, dunque, per la famiglia naturale…). Infatti, Tito Boeri, presidente dell’INPS ha sostenuto che le unioni civili costerebbero “solo qualche centinaio di milioni”, ma la legge Cirinnà non prevede la copertura di una tale cifra (si veda qui). Quindi se il Governo non trova detta copertura, la tanto sospirata legge ‘famiglicida’ non potrà entrare in vigore… Ti pare che dopo tanta fatica (canguri, maxiemendamenti e questione di fiducia) il Governo ‘sprecherà’ soldi per i bambini e rischierà di farli mancare alle unioni civili?

famiglia_gender_vita_neonato_aborto_bambiniOltre a questo, l’annuncio della Lorenzin contiene un altro punto problematico o, meglio, errato: non è infatti vero che gli italiani non fanno più bambini perché c’è la crisi economica, bensì viviamo l’attuale difficoltà economica proprio perché non ci sono più bambini. La situazione è dunque esattamente opposta a quella illustrata dal ministro. Scrive giustamente Cascioli su La Nuova Bussola Quotidiana: “Basta guardare le cifre: il crollo più clamoroso delle nascite si è avuto nel decennio tra il 1970 e il 1980: da 906mila bambini nati in un anno (2,38 figli per donna) a 644mila. Da allora c’è stato un lento, inarrestabile declino fino al 2015 quando per la prima volta le nascite sono scese sotto le 500mila (1,4 figli per donna). Tutto si potrà dire meno che negli anni ’70 le condizioni di vita degli italiani fossero peggiorate […]“.

Cos’è successo, dunque? Facile: sono stati introdotti in Italia, per legge, il divorzio (1970) e l’aborto (1978). La famiglia – ossia il pilastro della società – e la vita – che è il primo dei diritti – sono stati messi in discussione in maniera diretta, e i primi a risentirne sono stati i bambini, le persone più deboli.

Di fronte a tutto questo è doveroso muoversi. Ognuno può farlo nella propria quotidianità e, in vista delle elezioni, anche sul piano politico. Per aiutare i cittadini nella (spesso difficile) scelta di un candidato ‘votabile’ ProVita Onlus ha lanciato il “Patto per la Famiglia” (qui i dettagli): un gesto concreto, dal grande valore politico e simbolico e che presuppone una chiara e condivisa responsabilità delle parti.

Per la Famiglia, per la Vita, per i bambini… senza se e senza ma!

Teresa Moro


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2 Commenti, RSS

  • Federica Sforza

    dice su:
    17/05/2016 alle 12:57

    Immaginiamo per un istante che domani una legge cancelli il divorzio dall’ordinamento italiano.
    Credete che questo porterebbe ad un aumento della considerazione verso il matrimonio..?
    É molto più probabile che (al contrario) esso venga definitivamente affossato.
    Quante persone credete che oggigiorno convolerebbero a nozze sapendo di non poterne MAI PIÙ uscire per tutta la loro vita (fatti salvi casi del tutto estremi)..?
    Forse questo sarà un segno dei ‘tempi decadenti’, ma per paradossale che sia, oggi il divorzio resta funzionale al matrimonio.

    • FRP

      dice su:
      18/05/2016 alle 07:56

      I dati di fatto smentiscono la sua ipotesi.
      In ogni luogo e in ogni tempo, quando le persone sanno che se si sposano è per sempre, i matrimoni durano di più. Da sempre, anche quando non c’era il divorzio, chi si voleva separare si separava. Oppure la gente conviveva. Ma chi si sposava lo faceva (liberamente) con l’intenzione del “per sempre”. Quindi tutti erano più determinati ad affrontare e a superare le crisi di coppia. Oggi, invece, al primo problema che si presenta si divorzia.

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