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Home Page > Famiglia e Economia > Bibbiano e utero in affitto. Il filo rosso della mercificazione dei bambini
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Cosa hanno in comune lo scandalo di Bibbiano esploso in questi giorni e l’utero in affitto? Apparentemente nulla. L’inchiesta sul presunto traffico di minori in provincia di Reggio Emilia – che giorno dopo giorno vede crescere il numero degli indagati, dentro e fuori l’ambito istituzionale – e la pratica che alcuni seguitano eufemisticamente a chiamare “gestazione per altri” sembrano infatti appartenere ad ambiti lontani, a prima vista perfino inconciliabili. Eppure un filo rosso c’è, eccome se c’è, tra il caso degli affidi dei minori strappati alle famiglie e il mercato della cosiddetta maternità surrogata: è un filo rosso culturale, che si chiama mercificazione dei bambini.

Impossibile, infatti, non vedere come sia lo scandalo di Bibbiano – per quanto i contorni e le effettive responsabilità, repetita iuvant, rimangano da definire – sia il mercato miliardario a livello globale dell’utero in affitto siano espressioni, per quanto diversificate (essendo una locale italiana, l’altra appunto planetaria), della difficoltà odierna di cogliere la dignità inalienabile della persona umana come valore assoluto, non quindi mercificabile né, tanto meno, quantificabile. Il punto, in effetti, è proprio quest’ultimo: l’arretrare da un lato della cultura cristiana, grazie alla quale la valorizzazione della persona umana ha toccato i suoi vertici sia filosofici sia sociali, e l’avanzare, dall’altro, di una mentalità purtroppo appiattita sul materialismo, ha piegato il concetto di dignità dell’individuo su meri canoni utilitaristici.

La voce del buon senso Si è cioè purtroppo fatto avanti, ormai da tempo, un riduzionismo consumistico che tende a equiparare il valore delle persone alle loro abilità o capacità. C’è, in sostanza, un’antropologia nichilista, priva di orizzonti metafisici e incapace di cogliere la grande verità che il cristianesimo, con Agostino – ma anche con tantissimi altri -, ha affermato a chiare lettere: «Ogni uomo è una persona» (De Trinitate, XV, 7, 11). Significa che ciascuno di noi – a prescindere dai tratti intellettuali, fisici o anagrafici che lo caratterizzano – rappresenta un patrimonio unico, di valore inestimabile. E merita, in quanto essere umano, di essere accolto, ascoltato, amato. Senza se e senza ma.

Viceversa, nella prospettiva riduzionista di cui si diceva poc’anzi, e oggi maggioritaria, l’essere umano vale in base alla sua efficienza. Di conseguenza i bambini non perfettamente sani possono essere eliminati – le tragedie di Alfie, Charlie e Isaiah ne sono la prova – mentre gli altri comunque ricadono sotto l’ombrello di una mercificazione che fa sì che il minore non sia visto in quanto tale, bensì come diritto degli adulti, come oggetto di godimento o, peggio ancora, di business.

Da questo punto di vista, insomma, lo scandalo di Bibbiano e quello dell’utero in affitto sono davvero due facce della stessa utilitaristica medaglia. Una medaglia che spesso i mass media contribuiscono a lucidare fino a farla apparire preziosa e scintillante, ma che nei fatti risulta inevitabilmente segnata da abusi, storie di violenza, talvolta veri e propri orrori che emergono dalle cronache come un invito. L’invito a ritrovare il buon senso e, con esso, il valore delle cose e quello delle persone, che non essendo appunto cose, ne hanno uno non quantificabile. A partire, evidentemente, dai bambini.

Giuliano Guzzo

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