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Home Page > Famiglia e Economia > #BibbianoNonMolliamo: insieme agli italiani chiediamo GIUSTIZIA per i bambini
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Continua a tenere banco il caso di Bibbiano, lo scandalo che ha coinvolto associazioni, professionisti e politici sul sistema di affidi di bambini che, secondo quanto è emerso dalle indagini della Procura di Reggio Emilia, sono stati ingiustamente sottratti alle famiglie.

Ancor di più della vicenda in sé, sta tenendo banco in questi giorni la scarsa informazione che molta stampa sta riservando al caso e, proprio per questo, gli appelli a non insabbiare né tacere su questa drammatica vicenda da parte degli italiani. Non solo politici e stampa pro life continuano a tenere accesi i riflettori sul caso, ma anche personaggi noti dello spettacolo, come Nek e Laura Pausini; sono molti quelli che stanno lanciando appelli affinché non si molli la presa su una corretta informazione e, soprattutto, nel chiedere giustizia.

Attualmente la magistratura sta indagando e sono molti i nodi da sciogliere tra quelle che sono le accuse e la difesa di chi risulta coinvolto nella vicenda (pare più di 70 casi siano al vaglio degli inquirenti). Tra le carte dell’inchiesta, infatti, ci sono molti documenti, registrazioni e disegni che secondo i Pm potrebbero essere fasulli, come frasi mai pronunciate dai bambini nei colloqui o disegni che sarebbero stati falsificati ad arte con il fine di screditare le famiglie di origine e favorire gli affidi ad altre coppie.

Tra i personaggi implicati anche il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, appartenente al Partito Democratico e che si è per il momento autosospeso. Il primo cittadino è accusato di falso e abuso d’ufficio e di aver favorito l’attività di alcune associazioni, tra le quali il Centro studi Hansel e Gretel. Insieme a lui indagati per abuso d’ufficio anche l’ex sindaco di Montecchio Paolo Colli e l’ex sindaco di Cavriago ed ex presidente dell’Unione Val d’Enza Paolo Buran, ench’essi del Pd. Per quanto riguarda le posizione della difesa, come riporta un articolo pubblicato sul sito del Corriere della Sera, l’avvocato del sindaco Carletti, Giovanni Tarquini, ha parlato di «estraneità ad ogni accusa» del suo assistito e ha ribadito che «Carletti, come gli altri due ex sindaci, non c’entra assolutamente nulla con le accuse», anche quelle di violenze e maltrattamenti sui bambini.

La voce del buon senso L’altro nome importante implicato nella vicenda è stato fin da subito quello della Onlus “Hansel e Gretel”, centro privato e specializzato di Moncalieri, in provincia di Torino, che operava a Bibbiano ricevendo dal Comune circa 135 euro per ogni seduta di psicoterapia. Una cifra di molto superiore alla media per la onlus gestita da Claudio Foti e dalla moglie, per la quale l’accusa parla di un danno erariale di circa 200 mila euro. Proprio Foti era stato in un primo momento arrestato, lo scorso 27 giugno, con l’accusa di aver manipolato una minorenne affinché confessasse abusi in realtà mai subiti. Foti è stato scarcerato dopo la visione degli incontri che lui stesso aveva registrato, anche se rimane ancora indagato per concorso in abuso d’ufficio. E la difesa, in generale, ha sempre parlato di «esagerazioni» riferendosi alle varie accuse portate avanti da quando è scoppiato il caso.

Un clima, dunque, sempre più rovente tra accusa e difesa, dove – almeno si spera – l’obiettivo finale sarà quello di accertare la verità nell’interesse non solo, ovviamente, di chi risulta indagato, ma soprattutto dei bambini e delle varie famiglie e coppie coinvolte. E proprio per chiedere una giustizia trasparente e veritiera in tutto e per tutto, come si è detto, si sono mobilitate moltissime persone. Come lo scorso sabato, quando in mattinata un flash mob ha portato centinaia di persone a ritrovarsi davanti al comune di Bibbiano e al posizionamento di decine di scarpette bianche sugli scalini del Municipio. Sempre a Bibbiano e sempre lo scorso sabato si è tenuta una fiaccolata con la partecipazione di oltre mille persone, che hanno chiesto verità e trasparenza sul caso. «Giù le mani dai bambini di Bibbiano» e «I bambini non si toccano, non sono un business» le frasi di alcuni striscioni che sono stati esposti durante la manifestazione.

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L’inchiesta “Angeli e Demoni” ha inoltre portato la politica nazionale a mobilitarsi per fare chiarezza. L’ultimo a muoversi è stato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ha annunciato la volontà di istituire all’interno del Ministero una «squadra speciale di giustizia per la protezione dei bambini», ribadendo che «quanto emerso nell’inchiesta non deve accadere mai più».

Che non accada mai più, dunque, che degli innocenti bambini vengano strappati dalle proprie famiglie per fini di lucro e per accontentare le pretese di altre coppie e altre famiglie. Che non accada mai più affinché si sgombri il campo dal rischio che si ripetano tragedie. Tragedie legate al sistema affidi come quella del 1996 a Sagliano. Di cosa si parla? Si parla di quello che Selvaggia Lucarelli, in un articolo pubblicato sul Fatto Quotidiano lo scorso 6 luglio, definisce «un caso zero, che lega il centro Hansel e Gretel» con il caso di Bibbiano. È quanto accadde nel 1996, quando «un’intera famiglia si suicidò per atroci accuse di abusi su due bambini». Le quattro persone, Alba Rigolone (66 anni), suo marito Attilio Ferraro (68 anni), i loro due figli Maria Cristina Ferraro (insegnante di 39 anni) e Guido Ferraro (commesso di 36 anni), «dopo aver lasciato delle lettere d’addio, scesero nel garage di casa, entrarono in una Fiat Uno verde, mandarono giù qualche pasticca di sonnifero e respirarono il gas di scarico fino a morire». Erano tutti «accusati di aver sottoposto alle più raccapricciati pratiche sessuali due bambini, i figli di Guido e Maria Cristina» e quel giorno erano attesi in tribunale per l’udienza del processo appena iniziato.

Come riporta la Lucarelli, tutto l’impianto accusatorio della vicenda si sarebbe fondato sulle perizie di due consulenti: «Cristina Roccia» e «colui che all’epoca era suo marito, ovvero quel Claudio Foti del Centro Studi di Moncalieri Hansel e Gretel» che dopo essere stato posto agli arresti domiciliari per il caso Bibbiano è stato da poco scarcerato. Il processo fu archiviato con il decesso degli imputati. Non si seppe mai se il suicidio fu per la vergogna di accuse false e infamanti, ma il biglietto lasciato dai congiunti era chiaro: «Siamo innocenti». Sta di fatto che fu il drammatico epilogo di una vicenda ancora più drammatica e infernale. Che non si dovrebbe mai più ripetere. Non si dovrebbero ma più ripete gli abusi sui minori, non dovrebbe mai esserci business sui bambini. Bibbiano potrebbe aprire una strada di verità, quella che vogliono i cittadini. Nulla più.

Salvatore Tropea

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