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Home Page > Famiglia e Economia > Chiara Corbella: al quarto anniversario, cosa dice alle donne
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Il nome di Chiara Corbella Petrillo non è nuovo ai nostri Lettori: è infatti l’amicizia antica e profonda che lega il nostro Presidente, Toni Brandi, con Chiara e la sua famiglia che ha portato alla nascita di ProVita.

La storia di Chiara è una testimonianza limpida e coinvolgente del valore della vita – di ogni vita, anche quella malata – e della famiglia, e costituisce un grande insegnamento per il nostro tempo, così confuso e spesso senza punti di riferimento.

Chiara Corbella è morta a soli ventott’anni, il 13 giugno del 2012, e oggi ricorre dunque il quarto anniversario della sua salita al Padre. Ha lasciato suo marito Enrico e suo figlio Francesco (che all’epoca aveva circa un anno) per andare a riunirsi agli altri sue due figli, morti a pochi minuti dalla nascita.

Ragazza solare e generosa, Chiara conosce Enrico nel 2002 a Medjugorje. Dopo un fidanzamento piuttosto tormentato, i due ragazzi decidono di sposarsi il 21 settembre del 2008. In questo arco di tempo avevano avuto modo di maturare un insegnamento che darà forma alla loro quotidianità da sposi: «Il contrario dell’amore non è l’odio ma il possesso» o anche, come Chiara ha lasciato scritto nei suoi appunti: «Amare una persona significa: accettare di non capire tutto di lei, essere disposti a essere cambiati e cioè a soffrire, rinunciare a qualcosa per lei».

Dopo pochi mesi dal matrimonio, la prima gravidanza. Purtroppo, però, emerge che la bambina è anencefala e che quindi è “incompatibile con la vita” («Con la vita come la intendiamo noi qui sulla terra», ci tiene a sottolineare Enrico). Nonostante questo, Chiara ed Enrico non hanno esitazioni e scelgono per la vita. La loro primogenita vivrà circa quaranta minuti: giusto il tempo necessario per essere battezzata con il nome di Maria Grazia Letizia.

Chiara ed Enrico vivono questa esperienza non come un dramma, bensì come una possibilità e riescono a collocare tutto dentro la prospettiva della fede.

Passati pochi mesi, ecco una nuova gravidanza. Purtroppo anche per il piccolo Davide Giovanni la sentenza dei medici è di “incompatibilità con la vita”, anche se per motivi differenti rispetto alla sorellina. Di nuovo il bambino vive appena il tempo per ricevere il sacramento del Battesimo.

Sprezzanti dei giudizi delle persone, la giovane coppia continua a rimanere aperta alla vita: viene concepito Francesco, che nascerà sanissimo. Sembrerebbe tutto volgere per il meglio, ma al quinto mese di gravidanza viene diagnosticato a Chiara un carcinoma alla lingua, proprio a lei che è giovane e non ha mai fumato!

Anche in questo caso, la coppia non ha esitazioni e sceglie per la vita, rimandando le cure per far nascere il bambino. Un gesto, questo, controcorrente e coraggioso, che ha portato il cardinal Vallini a definire Chiara, durante il funerale, una «seconda Beretta Molla». Una mamma-coraggio, che ha dato tutto per i suoi figli.

Questa dunque la storia, che abbiamo voluto richiamare oggi perché costituisce un esempio grande, soprattutto per noi donne.

Leggendo della vita di Chiara si rimane innanzitutto colpiti dal suo rapporto con Enrico, a cominciare da quel fidanzamento che è costato a entrambi “lacrime e sangue”, spese alla ricerca di un’armonia di coppia in grado di valorizzare le differenze e di trovare un pieno equilibrio. L’amore non è, infatti, – come oramai va di moda affermare – un puro e semplice sentimento, bensì è anche uno sforzo della volontà; allo stesso modo, l’unione di coppia è una cosa che va ricercata ogni giorno, con impegno.

E proprio su questa sottolineatura s’innesta un altro grande insegnamento che noi donne possiamo trarre dalla vita di Chiara: l’essere mogli, capaci di incarnare e di dare un senso alla nostra femminilità, aprendoci con slancio a quelle predisposizioni all’accoglienza e alla cura che ci contraddistinguono e ci rendono uniche.

Infine, dall’unità di coppia – sintesi perfetta della ricchezza insita nella binarietà uomo/donna – e dalla vocazione a moglie, discende la figura di Chiara quale madre fisica di tre bambini. Tre bambini che sono stati considerati e amati come persone uniche e irripetibili fin dal primo istante, e al di là delle “prestazioni” che avrebbero potuto mettere in campo. E tre bambini che con le loro vite hanno fatto tanto del bene, non solo ai loro genitori.

Ecco quindi che, in questa giornata, la figura di Chiara torna a richiamare tutte noi donne a essere noi stesse, a beneficio degli uomini, dei nostri figli e anche di noi stesse. La missione affidata al gentil sesso è nel contempo altissima e assolutamente necessaria: delle donne non si può fare a meno (… come degli uomini, ovviamente!).

Per chi volesse approfondire la storia di Chiara Corbella consigliamo la lettura di Siamo nati e non moriremo mai più e Piccoli passi possibili.

Teresa Moro


 

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