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Home Page > Famiglia e Economia > Chiesa e politica insieme per la libertà educativa nella scuola, come dovrebbe essere
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Un recente documento del Consiglio nazionale della scuola cattolica sottolinea la perfetta e coerente corrispondenza esistente tra il principio dell’autonomia e quello della parità tra scuole pubbliche statali e scuole private, in virtù del diritto all’ effettiva libertà di scelta educativa delle famiglie. Libertà peraltro sottolineata nel disegno di legge n. 1363 presentato al Senato, che proporrebbe importanti modifiche alla legge n. 62 del 2000, in materia di finanziamento del sistema integrato scolastico.

Il disegno di legge 1363 ricorda come la libera scelta educativa sia un principio sancito nel diritto nazionale e internazionale e richiamando l’articolo 30 della Costituzione, afferma che è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, mentre ribadisce, ai sensi dell’articolo 33 della Costituzione Italiana che «La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato» e che «La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali».

La voce del buon senso In Italia, infatti, nonostante accanto alle scuole statali esistano le scuole paritarie, la libera scelta educativa non è concretamente garantita per chi vuole optare per le scuole non statali, come invece sancisce sia la Costituzione italiana (art. 30) che il diritto europeo (art. 14 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea).

Il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica infatti parla di “incompiutezza” riguardo il sistema educativo italiano e invita lo stato a mobilitarsi «affinché il sistema formativo italiano, nel suo complesso, possa perseguire meglio la missione educativa che la società gli affida e che la legge a pieno titolo gli riconosce».

In sostanza è necessario che sia lo Stato a farsi carico di uno dei più importanti diritti della persona ma senza costi aggiuntivi. Sia i senatori che hanno presentato il suddetto disegno di legge, sia il Consiglio nazionale suggeriscono che si compia davvero ciò che recita la legge 62 sulla parità scolastica, con la previsione di misure economiche senza costi aggiuntivi per lo Stato e che garantiscano una effettiva libertà di scelta. In particolare il Consiglio Nazionale della Scuola Cattolica suggerisce «La via maestra per assicurare un’effettiva autonomia delle istituzioni scolastiche e una reale parità scolastica passa dalla riorganizzazione del finanziamento dell’intero sistema nazionale di istruzione attraverso la definizione di una quota capitaria, ossia una determinata somma per ogni alunno frequentante la scuola. Presupposto di tale impostazione è la definizione del costo standard per allievo, cioè l’individuazione del costo ottimale per l’istruzione di ogni alunno».

Parole che fanno da eco a ciò che recita il disegno di legge 1363: «Le scuole paritarie che ne facciano richiesta stipulano con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca apposite convenzioni triennali rinnovabili, ai fini dell’erogazione dei contributi (…) L’assegnazione del contributo viene disposta direttamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (…) assegnando l’importo pari al costo standard studente, inteso come una quota capitaria che permette una scelta libera della scuola senza costi economici aggiuntivi per la famiglia».

In sostanza si andrebbe a stabilire un costo standard per ogni alunno, che, in concreto, verrebbe dotato di un cachet da spendere nell’istituto che vuole, in questo modo si realizzerebbe davvero il pluralismo educativo, dando alle famiglie la possibilità di decidere, senza condizionamenti economici, fra scuola statale e scuola paritaria e lo Stato risparmierebbe, si calcola, fino a 17 miliardi di euro sull’attuale spesa scolastica e si creerebbe una sana concorrenza tra le scuole, che porterebbe al miglioramento dell’offerta formativa. Inoltre con l’approvazione della suddetta proposta di legge, anche i più poveri avrebbero la possibilità di optare per una scuola privata e sarebbe anche ora, dato che attualmente si verifica una grave ingiustizia per le famiglie a basso reddito, costrette a pagare una retta spesso alta, dopo aver per di più contribuito economicamente, attraverso le tasse, alla spesa scolastica dello Stato.

Insomma, beffardamente queste famiglie si ritrovano, oggi, a pagare ben due volte per esercitare il loro diritto alla libera scelta educativa, peraltro sancito dalla Costituzione italiana.

Manuela Antonacci

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Un Commento, RSS

  • SONIA SANTALUCIA

    dice su:
    03/08/2019 alle 16:19

    Sarei contentissima se questa modifica va a buon fine per due motivi: il primo perchè ho insegnato 11 anni nelle scuole non statali e si lavora tantissimo perchè i genitori pagavano quindi il servizio doveva essere alla pari o meglio dello statale per evitare che i bambini venissero portati via da un’altra scuola non a pagamento. Questi anni che ho lavorato nelle scuole non statali non mi sono stati considerati per la Costruzione di Carriera che la segreteria dell’istituto comprensivo mi ha preparato 10 anni fa. Quindi nella graduatoria d’istituto mi trovo avanti colleghe che hanno lavorato meno anni di me.
    Un secondo motivo è mio figlio vive a Milano con la sua famiglia ha fatto l’iscrizione all’asilo nido per la bambina e le verrebbe a costare €750,00 è privato ma le è comodo le sta vicino casa ne ha visto un altro che non è privato costava €50 di meno più lontano mi chiedo quanto dovrebbe guadagnare una famiglia per riuscire a cavarsela dignitosamente?

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