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Home Page > Famiglia e Economia > Denatalità: non basta la crisi a spiegarla
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La denatalità , l’ “inverno demografico”, non si deve solo alla crisi economica: ne abbiamo già parlato, ora ce lo spiega nel suo blog, con chiarezza e competenza, il sociologo Giuliano Guzzo.

Il Censis dice che in Italia ogni anno nascono 62.000 bambini in meno: questo è  anche conseguenza della crisi economica, ma essa da sola non basta a spiegare il fenomeno. “Lo mostra in modo chiaro l’esempio della Germania – dice Guzzo – che, pur essendo interessata dalla crisi in misura decisamente più leggera rispetto all’Italia, come Paese sconta una denatalità ancora più grave: 8,4 bebè ogni mille abitanti per il 2012, perfino peggio degli 8,5 registrati da noi”. Roberto Volpi, su Il Foglio del 28/10/2010, ricorda Guzzo, evidenziava come in Emilia Romagna, già dalla fine degli anni Sessanta all’avanguardia fra tutte le regioni italiane, con un indice di posti-nido ogni cento bambini migliore di quello europeo, il cento per cento di posti nelle scuole materne e un’occupazione femminile di livello europeo, le nascite di anno in anno sono scese fino all’inconsistenza di 0,9 figli per donna.

La crisi delle nascite si deve alla crisi del matrimonio, che è una crisi di valori: “il problema delle “culle vuote” – certamente cronicizzato dal divorzio e dalla contraccezione – non potrebbe essere dunque anzitutto di origine antropologica e spirituale? Ci rendiamo conto che oggi la dimensione religiosa appaia poco interessante “senza contare che l’aborto ammazza un bambino ogni 11 secondi, in Europa. “Ma, conclude Guzzo, questo, come la crisi religiosa, è un altro tema proibito”.

Redazione

 

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