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Home Page > Famiglia e Economia > Divorzio: quali conseguenze ha sui bambini?
divorzio

In questi giorni si è tornato a parlare di divorzio, e nella fattispecie del divorzio gay tra Claudio Rossi Marcelli e Manlio Sanna.

La coppia simbolo delle unioni gay si è infatti lasciata, dopo solo sei anni di “unione civile”. Peccato che il loro divorzio lasci sul terreno diverse vittime, in primis i tre bambini comprati da una donna californiana.

Come scriveva giustamente Tommaso Scandroglio su La Nuova Bussola Quotidiana, un divorzio gay può essere salutato felicemente perché rompe una unione contraria alla morale naturale, rimane il dato di fatto che tre bambini pagheranno per tutta la vita le scelte compiute dai loro “genitori”.

I bambini e il divorzio

Il divorzio genera sempre sofferenza: nei due poli della coppia, che vedono finire una storia sulla quale (si spera) avevano investito in termini importanti, ma anche nei bambini che vengono coinvolti nella fine di questa unione. Per comprenderne la gravità, basti sapere che gli psicologi hanno attestato come la separazione e il divorzio incidano su un bimbo maggiormente rispetto alla stessa morte di un genitore.

Quali pensieri, emozioni e comportamenti genera il divorzio nei bambini? Vediamo solo le principali:

  • Assenza di certezze e timore per il futuro: se le due persone che dicono di amarlo più di qualsiasi altra cosa e che dicono di amarsi tra loro non mantengono fede alle proprie parole, di chi fidarsi? E, da adulti, perché unirsi per sempre a un’altra persona se neanche i propri genitori sono riusciti a vivere assieme?
  • Senso di colpa: il bambino teme di essere lui la causa della separazione dei genitori
  • Senso di abbandono: «Con chi starò? Che ne sarà di me?», si domanda il bimbo; inoltre, non è raro che in un contesto di divorzio conflittuale i genitori siano più concentrati su di sé che sui bambini
  • Maggiori problemi di salute
  • A livello comportamentale: agitazione, aggressività, difficoltà a concentrarsi (con conseguenti difficoltà a scuola), difficoltà nel gestire le emozioni, difficoltà a dare vita a rapporti solidi, vulnerabilità dinanzi alle influenze esterne…

Meglio il divorzio o un matrimonio conflittuale?

La frase comune, quando si viene a sapere di un divorzio è: «Piuttosto che vivere tra continui litigi, meglio per il bambino che i genitori si siano separati».

Questa frase non corrisponde a realtà: oltre al fatto che – come si è già detto – il divorzio può produrre una ferita più ampia della morte dei genitori, un certo grado di conflitto in famiglia non solo è normale, ma può addirittura risultare salutare. 

Scrive il docente di psicologia John Gottman in Intelligenza emotiva per un figlio: «Il conflitto e la collera sono componenti normali della vita matrimoniale nella sua quotidianità. Le coppie che sanno esprimere apertamente le proprie inevitabili differenze e sanno convivere rispettandole hanno, a lungo andare, rapporti più felici. E, come abbiamo compreso, i genitori che riconoscono le emozioni negative sono nella migliore posizione per aiutare i figli ad affrontare i loro sentimenti di collera, di tristezza, di paura. Inoltre, gli studi dimostrano che i figli possono trarre giovamento dall’assistere a un certo genere di conflitti familiari, particolarmente quando i genitori esprimono il loro disaccordo in maniera rispettosa e quando risulta chiaro che stanno sforzandosi di trovare una soluzione. Se i figli non vedono mai gli adulti arrabbiarsi l’uno con l’alta, dissentire e poi comporre i propri dissidi, vengono loro a mancare lezioni importanti che possono contribuire all’intelligenza emotiva».

Litigare davanti ai figli, dunque? Se lo si fa in modo adulto e rispettoso, sì. Sempre tenendo presente che il conflitto può essere generativo di soluzioni altre e inesplorate, oltre che di crescita della relazione. 

Il divorzio e… gli adulti

Il divorzio, sostanzialmente, ci rimanda un fatto: non ci sono più gli adulti. Persone che sappiano mantenere fede alle proprie responsabilità. 

Nessuno dice che il matrimonio sia una strada facile: nel momento in cui si fanno le promesse matrimoniali si risponde alla domanda: «Vuoi tu…?», e non: «Te la senti tu…?».

Vuoi: l’amore è una scelta, non è un sentimento che ci si ritrova addosso, ma è la fedeltà alla propria parola che va rinnovata tutti i giorni. Non tutti i giorni si sentono le farfalle nello stomaco, non sempre si vive a tre metri da terra e non sempre di va d’amore e d’accordo. La quotidianità matrimoniale è fatta di sacrifici e di regali, di passi indietro e passi in avanti, di incomprensioni e di riconciliazioni, di aspettative deluse e di sorprese… Amare è una scelta. E, soprattutto se ci sono dei figli, è importante che la coppia di sposi metta sempre al primo posto il benessere dei bambini e, quindi, la propria responsabilità genitoriale.

Teresa Moro


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