Attendere prego

Home Page > Famiglia e Economia > Donne e lavoro? A ognuno il suo ruolo
donna_faccia_lavoro_stress_sesso_economia_donne

Le donne e il lavoro. E’ un tema caldo, che provoca nelle persone reazioni contrastanti e che raramente viene discusso con serenità.

Il lavoro sembra oggi essere diventato un imperativo assoluto, quasi fosse la panacea di tutti i mali. Certo, il lavoro serve per vivere… ma il lavoro non è tutto.

Solitamente quando si affronta il tema “donne e lavoro” vengono subito invocati diversi principi di cui il mondo contemporaneo ama riempirsi  la bocca, senza tuttavia comprenderne il reale significato: la parità tra i sessi – o gender equality, direbbero i servi della neolingua – l’emancipazione femminile, la dignità delle donne (… e il femminicidio anche, dai!), il progresso della società, la lotta contro gli stereotipi del mondo passato, e la lista potrebbe proseguire a lungo.

Personalmente – e parlo ora da donna quasi trentenne e lavoratrice – mi pare che tutto questo sia un grande inganno. Le donne di oggi lavorano in casa e fuori casa, sono sempre costrette a rispettare dei canoni, quelli sì stereotipati,  (di efficienza, di bellezza, di prestanza…) e vivono in un continuo stato di stress, che non giova né a loro, né a chi sta loro attorno.

A conferma di questa affermazione, è stata recentemente pubblicata una ricerca condotta dall’Ohio State University, che riassume i risultati di ben 32 anni di analisi e che ha coinvolto 7.500 persone. I ricercatori hanno potuto appurare che le donne che lavorano – in maniera continuativa negli anni – dalle quaranta ore a settimana in su hanno maggiori probabilità di incorrere in malattie quali il diabete, il cancro, problemi cardiaci e l’artrite. Negli uomini questo non succede, anzi avviene il contrario: chi lavora di più, rimane sano più a lungo.

«Le donne, soprattutto coloro che devono destreggiarsi tra più ruoli,  accusano di più gli effetti di un lavoro intensivo, che apre la strada a diverse malattie e disabilità», ha affermato il dottor Allard Dembe, Professore di gestione e di politica dei servizi sanitari.

Che il sesso cui apparteniamo influenzi dunque anche il nostro modo di affrontare il lavoro? I fautori dell’ideologia gender staranno già inorridendo, nel leggere questa nostra domanda retorica…

Insomma, pare proprio che noi donne, nell’inseguire “la parità” (che in realtà è stato un omologarsi al modello maschile…), siamo cadute nella solita trappola: «Prendi due, paghi uno». Lavora fuori casa e lavoro in casa (anche perché a casa l’uomo non collabora troppo).

Invece il punto fondamentale attorno al quale sviluppare delle riflessioni sarebbe quello di capire cosa aiuta le donne a realizzarsi e “a portare frutto” nel mondo. Cerco di spiegarmi meglio, andando per punti.

Una donna deve poter assecondare la propria indole senza costrizioni innanzitutto di carattere economico, cosa che attualmente non avviene: ogni famiglia ben sa che, se a lavorare è solamente uno dei membri della coppia, arrivare alla fine del mese è difficile, così come può diventare complicato pensare di mettere al mondo tanti bambini. Purtroppo però è il gatto che si morde la coda: prima non si fanno figli perché uno stipendio non basta; poi, quando si decide di lavorare entrambi, non si fanno figli perché sorgono problemi rispetto alla conciliazione del lavoro con la maternità: tutto gioca contro la famiglia e la natalità.

Ribadiamo la necessità (come scrivevamo qui) di inserire nell’agenda dei governi e delle istituzioni internazionali  politiche concrete che consentano la conciliazione tra lavoro e  maternità.

Le donne, inoltre, dovrebbero essere libere da vincoli di carattere sociale. Oggi chi decide di fare la mamma e la moglie, scegliendo liberamente di stare a casa, viene guardata come se non facesse nulla di utile per la società (ne scrivevamo qui). E così, in risposta, molte donne decidono di investire nella carriera. Ma qui c’è un errore di fondo: le donne si realizzano nella maternità, non nel successo lavorativo. Ed ecco perché si vedono sempre più donne stressate, tristi, che puntano tutto sull’apparire: hanno perso loro stesse, la loro più intima identità!

Riscoprire la sana differenza tra uomini e donne è l’emergenza del nostro tempo.

Solamente così la società ritroverà un ordine, la famiglia tornerà ad essere il nucleo fondante del vivere sociale, la natalità tornerà a crescere e torneranno ad esserci padri e madri… E solamente così tante malattie del nostro tempo scompariranno e uomini e donne si potranno riscoprire più felici, perché certi di essere al proprio posto, di aver trovato il modo per dare un’adeguata risposta alla propria  vocazione maschile e femminile.

Teresa Moro

Fonte: The Telegraph


DONA IL TUO IL 5×1000 A PROVITA! Compila il modulo 730, il CUD oppure il Modello Unico e nel riquadro “Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale e delle associazioni di promozione sociale” indica il codice fiscale di ProVita94040860226. GRAZIE!

Sostieni Pro Vita

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (2 votes, average: 3,00 out of 5)
Loading...

2 Commenti, RSS

  • imma di somma

    dice su:
    20/06/2016 alle 13:54

    Come sono contenta di leggere in un articolo quelle che sono le mie riflessioni di 14 anni di lavoro come docente(quindi orario più vantaggioso rispetto ad altri lavori), durante i quali mio marito ed io abbiamo avuto anche 4 figli splendidi. Nelle mie condizioni vivo una doppia frustrazione: amo i miei figli, il mio stare in casa e creare un luogo caldo d accoglienza x tutti e amo molto anche il mio lavoro, l insegnare e i miei alunni… Se questa società mi avesse realmente rispettata come donna dandomi la possibilità di scegliere, avrei optato x il ruolo di casalinga e mamma a tempo pieno fino al 10 anno compiuto del mio ultimo figlio.. e dopo l inserimento lavorativo a scuola. Così non faccio né la mamma e né la docente come il mio cuore desidera!!!!!

  • Stefano Detoni

    dice su:
    30/07/2017 alle 02:10

    Negli anni ’70 si iniziò a dire che la donna deve lavorare per essere autonoma e indipendente dal marito, cioè non per necessità ma per motivi ideologici. E molte donne iniziarono a farlo solo per questo. Più tardi le condizioni economiche cambiarono, e adesso molte mogli lavorano perché devono, perché non bastano i soldi. La famiglia però non è diventata ricca il doppio, ma ha gli stessi soldi di prima o anche meno, con tanto lavoro e fatica in più. Diciamocelo: sia figli che lavoro è troppo, troppo. Si direbbe che è stata una truffa. Tuttavia oggi il mito della donna lavoratrice, magari in carriera, è più vivo che mai. Oggi sarebbe uno scandalo, ma io proporrei l’istituzione dello stipendio di casalinga per le donne sposate con figli, finché i bambini siano cresciuti. Al posto di spendere i soldi – che evidentemente ci sono – per aumentare la popolazione chiamando immigrati, si potrebbero darli alle donne italiane, che farebbero anche più figli.

La tua email non sarà pubblicata. I campi richiesti sono contrassegnati da *

 Caratteri disponibili

Articoli Correlati