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Home Page > Famiglia e Economia > Famiglia, natura e cultura. Facciamo chiarezza
Famiglia_età_uomo

Torniamo a soffermarci sul tanto discusso Congresso Mondiale della Famiglie. In questa occasione vogliamo confutare i numerosi e maldestri tentativi di ricondurre la tanto vituperata “famiglia naturale” a una dimensione puramente culturale. Varie testate si sono prese la briga di interpellare fior di professori per ottenere conferma di questa tesi.

Il sito Galileonet:

«Parlare di famiglia naturale non ha alcun senso”, spiega Vincenzo Matera, antropologo dell’Università di Bologna. “Come tutti i fatti sociali è soggetta a un ambito vastissimo di variazione tra le popolazioni del mondo”. Esistono infatti culture che hanno forme diverse di unione parentale. Un buon esempio, racconta l’esperto, sono i Nuer del Sudan, una cultura che contempla persino il matrimonio tra donne: una donna infertile infatti può sposare un’altra donna, e sceglierle un amante con cui generare un bambino che sarà legittimamente figlio di entrambe».

E ancora: «“Quando i relatori del Congresso parlano di famiglia naturale in realtà stanno parlando di quella famiglia nucleare eterosessuale che si è formata alla fine del ‘700, in Europa, come già spiegava il filosofo francese Foucault”, racconta Angela Balzano, ricercatrice in diritto e nuove tecnologie dell’Università di Bologna».

Il Manifesto:

«Un ricchissimo patrimonio di ricerche ha tuttavia mostrato chiaramente che non esiste un unico modello di famiglia e che il concetto di famiglia “naturale” (esso stesso “artificiale”, frutto di una lunga evoluzione socio-culturale) è privo di qualsiasi base scientifica».

Il Bo Live – Università di Padova:

Telmo Pievani, docente di filosofia delle scienze biologiche a Padova, sostiene «quanto sia pericoloso identificare il naturale con il giusto. […] Prendiamo come esempio il fatto che in società primitive fossero diffusi il cannibalismo o l’infanticidio. Solo perché sono pratiche antiche, vuol dire che siano giuste?».

E con quest’ultimo intervento introduciamo la risposta alle obiezioni. Le considerazioni di cui sopra partono tutte da una duplice confusione:

  • Quella che gioca sull’ambiguità di significato dell’attributo “naturale”;
  • Quella che mischia natura e cultura.

1) Naturale, nell’uso comune, è ciò che si trova in natura (a natura). In questo senso “naturale” si oppone ad “artificiale”. In questa accezione rientra qualunque comportamento: quello istintivo dell’animale e quello razionale dell’uomo, gli atti buoni e quelli cattivi.
Nell’uso filosofico che ci interessa, naturale è ciò che è conforme a natura (secundum natura), ma – attenzione – non alla natura animale, “rousseauiana” o selvaggia, bensì alla natura umana. In questo senso “naturale” si oppone a “innaturale”. Questa è l’accezione propriamente morale del termine e vi rientrano solo i comportamenti umani che siano liberi e conformi alla ragione. Cosa vuol dire conforme a ragione? Vuol dire conforme alla struttura finalizzata dell’essere umano. E perché mai? Semplice: nel fine risiede anche il bene.

La sessualità maschio-femmina è l’unica naturale perché strutturata secondo una complementarietà armonica (fisica, chimica, ormonale, psicologica) finalizzata alla trasmissione della vita e – si badi bene – alla sua cura per una crescita corretta e completa. In questo senso la famiglia naturale è solo quella originata dall’uomo e dalla donna in quanto padre e madre. È questo l’unico binomio che rende possibile la generazione della vita e l’equilibrato sviluppo della prole che ha bisogno di un padre e una madre, le cui differenze psico-fisiche non sono opzionali (e il vero scandalo è che nel XXI secolo si debba perdere tempo a mostrare questa verità lapalissiana). Da questo punto di vista, alla famiglia naturale si oppongono le unioni omosessuali.

2) La confusione tra “naturale” e “culturale” è quella di chi si sforza di provare che, nelle varie epoche storiche, classi sociali e aree geografiche, i modelli familiari sono stati e sono tuttora molteplici. Questa confusione è possibile solo assumendo come dato il concetto di “naturale” nel primo senso (ovvero di ciò che si trova in natura). Accusando i “tradizionalisti” di ricondurre la famiglia alla natura (tout court), i nostri detrattori hanno gioco facile nel mostrare che in realtà “in natura” esistono tanti tipi diversi di famiglie. Ma abbiamo spiegato che non è questa l’accezione corretta nella considerazione della bontà morale – e politico-sociale – dell’istituzione familiare.

La confusione è presto risolta proprio perché l’uomo, non essendo una bestia, diversifica il proprio comportamento in base alla cultura di appartenenza come ad altre mille variabili; ma l’esistenza di molteplici strutture familiari, dettate da esigenze di vario genere (talvolta anche solo passionale – si pensi alla poligamia – o esistenziale – si pensi alla “gestazione per conto altrui” dei Nuer del Sudan), mostra solo uno stato di cose che si limita a dire come l’umanità si comporta di fatto, lungi dall’indicare come dovrebbe comportarsi. Da questo punto di vista, alla famiglia naturale (un padre e una madre) si oppongono le altre forme di “famiglia allargata” fondate – quelle sì – sullo sfruttamento e/o reificazione della donna (poligamia et similia) o dell’uomo (poliandria).

La risposta sul “dover essere”, che lega cioè natura e giustizia, è sempre lì: in quell’unica unione dalla quale è garantita la nascita e la crescita equilibrata degli individui, nonché la sopravvivenza della specie.

Vincenzo Gubitosi

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2 Commenti, RSS

  • Giuseppe Valentino Magrin

    dice su:
    16/04/2019 alle 14:58

    15 fratelli (7 femmine e 8 maschi), stesso padre e stessa madre, amati e cresciuti cristianamente, di cui 8 consacrati e 7 regolarmente sposati (con Sacramento del matrimonio), mi dicono la “naturalità” della nostra famiglia… e il suo amore tutto speciale per la vita e per la “fratellanza”… Non capisco proprio le guerre “culturali” per spiegare diversamente la naturalità …

  • giuseppe iannella

    dice su:
    18/04/2019 alle 10:46

    Mi dispiace ammetterlo ma nel corso degli anni mi sono pentito di aver votato a favore dell’aborto e del divorzio. Se il principio di tutelare anche chi non la pensa come me è giusto, tuttavia non si può negare che, per quanto riguarda il divorzio, il concetto stesso di famiglia solida è allegramente a farsi benedire con lo sfacelo che nel mondo occidentale è sotto i nostri occhi! Perdonatemi ma al riguardo non faccio sconti alle donne che con la sicumera della eguaglianza hanno scombussolato ancor di più quanto già era precario!!! Ora chiamatemi pure oscurantista, fascista o come altro volete…! Con sicerità
    Giuseppe

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