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Home Page > Famiglia e Economia > “Famiglia” omoparentale, bambini, scienza e “c’è differenza”
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Mark Regnerus è professore associato di sociologia presso l’Università del Texas  e decano presso l’ Istituto di Austin per lo Studio della Famiglia e della Cultura. Ha scritto su The Public Discourse un articolo sulla pseudo famiglia omoparentale, sulle conseguenze per i bambini dell’essere affidati a coppie omosessuali e sull’atteggiamento della pseudo scienza che ha elaborato la teoria della “nessuna differenza”.

Ne offriamo ai nostri lettori una sintesi in italiano («Dirottare la scienza: come funzione il consenso sulla teoria della “Nessuna Differenza” circa le “famiglie” omosessuali e i bambini»).

“Hijacking Science:
How the ‘No Differences’ Consensus about Same-Sex Households and Children Works”

Quelli che sostengono che non ci sono differenze per un bambino nel vivere in una “famiglia” omosessuale o in una famiglia naturale si basano su ricerche condotte con un metodo tale per cui i dati sono analizzati e presentati strumentalmente alla conclusione politicamente conveniente,  e non sono valutati in modo oggettivo: non si tiene conto di ciò che detti dati rivelano (o non rivelano).

Alcuni paragonano il dibattito sullo studio della “famiglia” omosessuale a quello sul cambiamento climatico. Essi sostengono che  in tutti e due i casi gli studi pubblicati sono così numerosi e concordanti che non ha senso opporsi alle conclusioni politicamente corrette che vengono tratte.

Il vulnus principale e insuperabile delle ricerche che sostengono la “non differenza” – però –  è che valutano gli effetti a breve e lungo termine sui figli di una piccola minoranza, campioni risibili,  raccolti solo negli ultimi dieci anni, i cui dati non possono essere  generalizzabili. I dati sono insufficienti per una valida analisi comparativa. Qualsiasi scienziato serio non li prenderebbe in seria considerazione.

Quello che possiamo riscontrare con certezza, invece, è il consenso politico e ideologico, che si fa forte di dati ricavati da piccoli studi di piccoli campioni, non rappresentativi.

E’ – volendo fare un confronto con i cambiamenti climatici – come dire che dal momento che le temperature di Taiwan, del Togo, e del Texas si sono lentamente innalzate di un grado o due, allora tutto il globo terrestre si sta surriscaldando.

Una delle asserzioni più comuni è che ci sono più di 19.000 studi sulle  “famiglie” omosessuali e in nessuno di essi risultano problemi per i bambini.

In realtà Regnerus spiega come si sia arrivati a calcolare quel 19.000 e come in realtà gli studi da prendere in considerazione sono ben al di sotto di 100.

Di questi, 26 studi peer-reviewed sono tratti da una sola fonte di dati: il National Longitudinal Lesbian Family Study .  Con questo si esaminano più volte solo 78  bambini, bianchi, istruiti, e benestanti. Al pubblico in generale è stato lasciato credere che essi rappresentino l’intera popolazione dei bambini che vivono con due lesbiche in America .

Inoltre, il National Longitudinal Study of Adolescent ha analizzato 44 casi di ragazzini che vivono in “famiglia” omoparentale e questi 44 , sempre loro, sono stati ripetuti e ridescritti in decine di pubblicazioni peer-reviewed.

Sono una trentina gli  esperti in scienze sociali, che sono d’accordo sugli effetti benefici delle “famiglie” omoparentali sui bambini, che  utilizzano e riciclano vecchi dati, sempre gli stessi.

Non solo: essi non tengono conto del fatto che le coppie omosessuali sono molto più promiscue e meno stabili di quelle eterosessuali. Non tengono conto, quindi del disagio che subiscono i ragazzini dalla separazione  dei “genitori”, perché per quanto riguarda la separazione l’orientamento sessuale degli stessi rileva indirettamente (ma rileva!). Si dimenticano troppo spesso, ormai, che due uomini o due donne non sono atti a generare. Perciò i figli o provengono da una precedente relazione eterosessuale che si è troncata (e già qui c’è stato un trauma) o provengono da utero in affitto e fecondazione artificiale, quindi come minimo presentano tutti i disagi di cui soffrono i ragazzini che non conoscono il padre o la madre o entrambi i genitori.

I bambini hanno bisogno sia di una madre che di un padre: due madri, per quanto amorevoli non saranno mai un padre. Due ottimi padri non saranno mai una madre.

I bambini non vogliono”l’amore liquido”. Vogliono la presenza solida e stabile di una madre e di un padre, e possibilmente la loro madre e il loro padre. Non è sempre possibile? Purtroppo è vero. Ma non possiamo far finta che non importa.

Mark Regnerus

(traduzione e sintesi a cura della Redazione)


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Un Commento, RSS

  • lorena meneguzzi

    dice su:
    21/04/2017 alle 15:41

    Tutto giusto. Sono senza parole, di fronte a questa “ottundità” mondiale!

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