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Home Page > Famiglia e Economia > Festa della Sacra Famiglia: cosa insegna a noi, oggi?
Angelo_Recchia_Sacra_Famiglia

La domenica successiva al Natale la Chiesa celebra la “Festa della Sacra Famiglia”.

Una festa che ha come scopo quello di rimettere al centro la famiglia, nucleo fondamentale della società, celebrando la “famiglia” per eccellenza, il modello cui tendere. Non a caso nel Martirologio Romano si legge: «Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, esempio santissimo per le famiglie cristiane che ne invocano il necessario aiuto».

Una Festa anacronistica, nel mondo odierno? In fondo stiamo attraversando un’epoca in cui tutto rema contro la famiglia cosiddetta “naturale”, smantellata nella sua stessa natura di unione feconda tra un uomo e una donna; in cui divorzi e convivenze sembrano avere la meglio sul matrimonio “per sempre”; in cui le giovani coppie non sono assolutamente aiutate, né sotto il profilo sociale, né economico… un mondo in cui la famiglia è, insomma, in crisi.

Eppure è forse proprio per questo motivo che la Festa che si celebra oggi è ancora più importante: ci aiuta a mettere ordine alle priorità e ci fornisce anche degli insegnamenti “pratici” per camminare come famiglia e come singoli, se siamo disposti a metterci in gioco.

Naturalmente non si pretende certo di riassumere in questo breve articolo l’esempio che scaturisce dalla Sacra Famiglia, ma proviamo a vedere almeno tre caratteristiche che potrebbero essere prese a modello anche dalle famiglie di oggi.

La Sacra Famiglia: esempio di amore sponsale puro e senza pretese

Maria e Giuseppe sono un esempio per tutti gli sposi. Oltre a quanto riportato nella Bibbia, ci sono moltissimi scritti sulla vita della Madonna o di Giuseppe che narrano la cura e l’attenzione che avevano l’uno per l’altro: un “volere il bene dell’altro” prima del proprio.

Un amore casto, puro, che non pretende nulla in cambio ma che dona tutto e che “soffre con” e “soffre per”. E, in tal senso, Maria e Giuseppe sono un esempio per tutti i “coniugi”: portano assieme il “giogo” della quotidianità che, nella gioia di avere con sé il Figlio di Dio, non ha risparmiato loro sofferenze e fatiche, anzi.

Maria e Giuseppe, infine, si santificano assieme. L’uno con l’altro e per l’altro. Compiendo con fiducia e fedeltà il proprio dovere, diverso ma complementare, per dare sviluppo al disegno di Dio.

La Sacra Famiglia: esempio di apertura alla vita

Maria e Giuseppe non “pianificano” l’arrivo di Gesù… semplicemente Lo accolgono, Gli fanno spazio e Lo amano di un amore gratuito. E, in fondo, i bambini non chiedono altro che questo: essere accolti e amati dai loro genitori. Un bambino felice non è quello che ha i vestiti di marca, la cameretta tutta per sé e tantissimi giochi che non utilizzerà mai: un bambino felice è un bambino amato per quello che è.

E, attenzione, l’amore è il contrario del possesso: oggi invece vediamo come tanti bambini, magari figli unici e nati quando i genitori hanno ritenuto di “essere pronti”, siano considerati un “possesso”, e questo una duplice ottica: da un lato abbiamo gli adulti che riempiono i bambini di aspettative, per cui il livello minimo cui il bambino deve tendere è semplicemente la perfezione; dall’altra abbiamo dei bambini che, iper-desiderati e pieni di attenzione, si trasformano in dei piccoli tiranni dei loro genitori. Due aspetti che, inutile dirlo, non fanno bene e che non si verificano in quelle famiglie aperte alla vita, con tanti bambini e che hanno chiaro che i figli non sono un “possesso”, bensì un dono che si riceve (chi può dirsi degno di essere genitore?) e che, nel contempo, si fa alla società. Maria lo sapeva bene che suo figlio era chiamato a «occuparsi delle cose del Padre Suo» e lo lascia libero di farlo, perché sa che il suo compito era quello di donare il Figlio di Dio all’umanità, non di tenerlo per sé.

La Sacra Famiglia: esempio di fiducia nella Provvidenza

Un ultimo aspetto: Maria e Giuseppe si fidano della Provvidenza. Nel fare questo, soprattutto Giuseppe che è umano come noi, talvolta fatica a capire e per questo soffre interiormente e per i giudizi esterni. Eppure i Santi sposi si fidano del disegno che c’è su di loro. Non scelgono la comodità o quello che forse sarebbe stato più confacente al loro animo umile e riservato: si donano senza riserve, non tengono per sé neanche un attimo della propria vita. Oggi quanti sposi sanno affidarsi così? Pochi, pochissimi. Forse perché per farlo occorre una grande Fede, che nasce da una vita intensa di preghiera… e non è facile. Ma, se il fine di ognuno è quello di farsi santi e se si è scelto il matrimonio come «nuova via della propria santificazione», non solo significa che è possibile ma significa anche che la famiglia è lo strumento per farlo… no?

Buona Festa della Santa Famiglia a tutti!

Giulia Tanel


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