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Home Page > Famiglia e Economia > Il Movimento 5 stelle epura il candidato sindaco a Cagliari: la ghigliottina laicista colpisce ancora
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Il cardiochirurgo Alessandro Murenu, in corsa con il Movimento 5 Stelle, per il ruolo di sindaco a Cagliari, è finito nella bufera, sui social e non solo, per alcuni post del passato in cui esprimeva vicinanza alle posizioni del congresso di Verona, dichiarandosi contro le unioni civili e l’aborto.

È bastato questo al “civilissimo” movimento fondato da Grillo e Casaleggio, per silurare Murenu, con un comunicato stampa sibillino: «Chi condivide le idee medievali del congresso di Verona non avrà il simbolo del Movimento. Ci sono valori che fanno parte del Dna del Movimento, come l’idea di una donna che ha diritti e doveri identici a quelli dell’uomo. Nel lavoro, in famiglia, in amore. Ribadiamo che siamo lontani anni luce dalle posizioni espresse al Congresso di Verona e oggi torniamo sull’argomento per prendere le distanze da quanto affermato dal candidato a sindaco di Cagliari, Alessandro Murenu».

La voce del buon senso Ed è per questo che il “democraticissimo” partito in questione, ha addirittura revocato la certificazione e inibito l’uso del simbolo, annunciando che non ci saranno altri candidati a Cagliari. Alla base di questo atteggiamento, che per l’ennesima volta dimostra l’approccio a dir poco dittatoriale del Movimento, c’è un senso di appartenenza quasi massonico, in cui esiste sempre un “noi contro voi”: un noi formato da gente che si presenta irreprensibile, a fronte di una massa indistinta di corrotti mossa sola da sordidi interessi personali da ostracizzare e zittire all’occorrenza, e mai una visione che punti davvero al “bene comune” ma solo ed esclusivamente l’imposizione di un’ideologia politica che rispecchia un’idea dello Stato laico, radicale fino a sconfinare in quella di Stato etico.

E ciò lo dimostrano le posizioni laiciste, miranti a eliminare qualunque forma di dissenso, prese dal Movimento in varie occasioni: in Regione Lombardia il gruppo dei 5 Stelle ha osteggiato i finanziamenti regionali in favore della libertà di scelta in materia d’istruzione, così come a Torino, il sindaco Chiara Appendino ha notevolmente ridotto il fondo destinato alle scuole paritarie. Per non parlare poi della continua epurazione operata dal Movimento, come nel caso di Murenu, di teste pericolosamente pensanti e non completamente assoggettate alla logica del partito.

Non parliamo poi delle posizioni sui temi etici, che non lasciano spazio a dubbi, in merito alla distanza anni luce dalle posizioni pro family e pro life: matrimonio gay, adozione da parte delle coppie gay, eutanasia, unioni di fatto, testamento biologico, fecondazione eterologa, legalizzazione delle droghe leggere, fino alla sperimentazione della Ru486, la pillola abortiva. Non c’è tema eticamente sensibile che collimi minimamente con una visione che promuova vita e famiglia. Ricordiamo inoltre, quanto sia stato fondamentale l’asse M5s-Pd per l’approvazione delle Dat. Occasione in cui i 5 stelle hanno parlato di “giorno della responsabilità, in cui il Parlamento, hanno sottolineato sulla piattaforma Rousseau, si è ripreso «il merito e l’orgoglio di aver consegnato una pagina di civiltà al suo Paese. Il disegno di legge sul Biotestamento è il frutto dell’unificazione di più proposte, la prima delle quali […] è del Movimento 5 Stelle».

Consideriamo ancora le misure portate avanti dal sindaco di Torino, Chiara Appendino, tutte pro Lgbt: a cominciare dal nome dell’Assessorato alla Famiglia trasformato in “Assessorato alle Famiglie”. Perché il suo scopo, come ha dichiarato ella stessa, è fare di Torino un “Comune plurale”, che manifesti, anche nel linguaggio burocratico, il favore per qualunque tipo di unione, tra cui quelle tra persone dello stesso sesso. Facendo poi un salto nella Capitale, pensiamo alla vivace protesta messa in atto, a Roma, dall’amministrazione comunale capitolina, per i manifesti affissi da Pro Vita contro l’utero in affitto e di cui il sindaco Virginia Raggi richiese la pronta rimozione.

Forse è il nostro dare per scontato un certo grado di libertà di espressione, che ci permette di vedere come il Movimento 5 stelle sia tutt’altro che un partito “democratico”, ma, piuttosto, perfettamente coerente con la sua vocazione filo-giacobina che si manifesta in alcuni dei “miti” portati avanti dalla Rivoluzione francese: le istante rivoluzionarie e antisistema (disattese poi tutte le volte che un candidato occupa una poltrona, perché costretto a sottostare alle direttive che giungono “dall’alto”); l’onestà e la trasparenza di cui sembrano essere gli unici fulgidi esempi; e la democrazia diretta (decide il popolo ma solo quello del web…); e, riflettendo sul caso di Murenu, l’ennesima ghigliottina laicista dimostra che questo accostamento con lo pseudo-liberalismo rivoluzionario non è così azzardato.

Manuela Antonacci

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