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Il fenomeno degli aborti selettivi riguarda anche l’Italia, seppur in maniera meno grave rispetto ad altri Paesi. Alcuni studi hanno infatti evidenziato come anche nel nostro Paese manchino all’appello alcune centinaia di bambine, soprattutto di origine cinese e indiana.

Negli anni ‘90, con l’arrivo delle prime consistenti ondate di immigrati provenienti dai Paesi asiatici, i medici italiani hanno potuto toccare con mano le richieste di aborto selettivo per ragioni di sesso. Alcune mamme, soprattutto indiane e cinesi, ma anche nord-africane e albanesi, chiedevano in maniera esplicita, non conoscendo la legislazione italiana, di scoprire il sesso del nascituro per decidere se portare a termine la gravidanza.

Con gli anni l’atteggiamento è cambiato e ora alcune coppie si rivolgono principalmente a studi privati per eseguire analisi come la villocentesi e scoprire il sesso del feto. Solo a questo punto si presentano in ospedale per richiedere l’interruzione volontaria di gravidanza nei termini permessi dalla legge, oppure provano a praticare un aborto “casalingo” indotto da farmaci.

Nelle comunità indiane in Italia si stima nascano 116 maschietti ogni 100 bambine (contro una media nazionale di 106 nati maschi ogni 100 femmine) e, se si guarda la proporzione dei terzogeniti, si arriva a 137 bambini ogni 100 bambine.

Anche tra i cinesi residenti in Italia si mettono al mondo più maschi, con 109 bambini ogni 100 bambine per i primogeniti e 119 ogni 100 dal terzogenito in poi. È probabile che in queste comunità molte coppie lascino al caso il sesso del primogenito e a volte anche del secondo, ma che pretendano di avere un figlio maschio alla terza nascita.

Purtroppo, gli studi che indagano il fenomeno in Italia sono ancora pochi e si rifanno a dati raccolti inizialmente per altri motivi. Tra i pionieri in questa direzione, oltre ad Anna Meldolesi, autrice di “Mai nate”, troviamo la regione Toscana che ha realizzato uno studio analizzando il Certificato di Assistenza al Parto dal 2001 al 2005 di coppie di genitori italiani e cinesi, e ha trovato che, in media, c’è un rapporto di 106 neonati maschi ogni 100 neonate femmine per le coppie italiane e di 110 ogni 100 per i figli di coppie di origine cinese, se si considera il primo figlio.

Dal secondo figlio in poi la Sex Ratio at Birth rimane di 106/100 per i figli di coppie italiane e sale a 118/100 per i bambini con i genitori di origine cinese. Dallo stesso studio emerge inoltre che gli aborti richiesti dalle donne cinesi si concentrano, nel 30% dei casi, nelle ultime due settimane disponibili per legge per effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza, contro l’11% degli aborti richiesti da donne italiane nello stesso periodo. Da qui l’idea che alcune donne cinesi pratichino la villocentesi privatamente e si spostino poi presso strutture pubbliche per interrompere la gravidanza.

 di Nadia Muscialini

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